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3 Febbraio 2026
6:00

L’incidente della funivia del Cermis, la ricostruzione dell’incidente che sconvolse l’Italia 28 anni fa

Il disastro del Cermis fu causato da un aereo militare USA, che 28 anni fa tranciò un cavo della funivia dell'Alpe Cermis, causando la morte delle 20 persone a bordo della cabina. I piloti americani non furono mai condannati per aver provocato l'incidente, nonostante l'aerea volasse ben al di sotto l'altezza minima e a una velocità di 833 km/h.

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L’incidente della funivia del Cermis, la ricostruzione dell’incidente che sconvolse l’Italia 28 anni fa
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La cabina della funivia del Cermis, colpita da un aereo militare USA il 3 febbraio 1998. Via Wikimediacommons

L'incidente della funivia del Cermis, un disastro avvenuto 28 anni fa in Val di Fiemme (Trentino-Alto Adige) ma ancora vivo nella memoria della società italiana, fu causato da un aereo militare statunitense che si scontrò con un impianto di risalita dell'Alpe Cermis: alle ore 15:13 del 3 febbraio 1998, il velivolo USA EA-6B Prowler, decollato dalla base di Aviano (in Friuli-Venezia Giulia), tranciò un cavo della funivia del Cermis colpendolo a una velocità stimata di circa 833 km/h, facendo precipitare la cabina a 108 metri d'altezza e causando la morte di tutte e 20 le persone a bordo.

Quella stessa funivia era già stata protagonista di un primo incidente nel 1976, che provocò 42 vittime: in quell'occasione, però, una delle cabine si staccò dal cavo che la sorreggeva, finendo per schiantarsi a terra.

Dopo 28 anni, ripercorriamo la storia di questa tragedia, sulla quale ancora oggi si ritiene che non sia stata fatta giustizia: i piloti responsabili, infatti, vennero condannati esclusivamente per intralcio alla giustizia dopo avere distrutto il video del volo.

La dinamica dell'incidente della funivia del Cermis

Secondo quanto accertato dalla Commissione Parlamentare d'Inchiesta, la missione militare USA – denominata “Easy 01” – era stata pianificata come un volo di addestramento a bassa quota. L'equipaggio era composto da quattro ufficiali dei Marines: il pilota Richard Ashby, il navigatore Joseph Schweitzer e gli addetti ai sistemi di guerra elettronica, Chandler e Seagraves.

Il velivolo, un Grumman EA-6B Prowler, era decollato alle 14:36 dalla base NATO di Aviano, in Friuli-Venezia Giulia: l'obiettivo era quello di simulare delle procedure di navigazione tattica.

Tuttavia, secondo la ricostruzione della dinamica dell'incidente, la condotta di volo adottata era «radicalmente difforme dalle normative vigenti». La Commissione d'inchiesta rilevò infatti che per l'area in questione le disposizioni nazionali e gli accordi NATO imponevano un'altezza minima di volo di 2.000 piedi (circa 600 metri). Nonostante ciò, le perizie tecniche acquisite dimostrarono che l'aereo, al momento dell'impatto, si trovava a una quota drasticamente inferiore, stimata intorno ai 360 piedi (110 metri dal suolo).

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Credit: Archivio La Stampa, foto di Alessandro Molinari, via X.

Tra l'altro l'aereo, che proveniva dalla Val di Fassa e si stava dirigendo verso sud-ovest lungo la Val di Fiemme, viaggiava a una velocità ben superiore ai limiti consentiti per quel tipo di manovra, procedendo a circa 450 nodi (833 km/h).

Alle 15:12, il velivolo si schiantò contro un cavo che sorreggeva la funivia del Cermis: secondo gli atti ufficiali il pilota, nel tentativo di passare sotto i cavi o non avendoli visti affatto a causa dell'elevata velocità e della quota proibitiva, impattò con l'ala destra e la deriva di coda contro le funi portanti e traenti della funivia.

Il tranciamento netto del cavo causò la caduta immediata della cabina, che precipitò per circa 108 metri schiantandosi poi al suolo. Dagli accertamenti della Commissione emerge che non vi fu alcun problema tecnico al velivolo prima dell'impatto: la tragedia fu il risultato diretto di una manovra volontaria e condotta in violazione delle regole di sicurezza basilari previste per le esercitazioni.

Le indagini sulla strage e lo scontro diplomatico con gli Stati Uniti

Le indagini successive al disastro furono fin da subito motivo di tensione, nonostante la collaborazione formale tra le autorità italiane e quelle statunitensi. Tra i vari problemi ci fu quello della distruzione delle prove visive: l'aereo, infatti, era dotato di una videocamera interna destinata a registrare l'addestramento e puntata verso l'esterno attraverso il cupolino. Proprio questa registrazione avrebbe costituito una sorta di “scatola nera visiva” dell'incidente, offrendo una prova inconfutabile della quota, della velocità e del comportamento dei piloti nei momenti precedenti l'impatto. Quella videocassetta, però, non fu mai visionata dagli inquirenti perché venne distrutta.

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Credit: Riccardo Valoti, via X.

Nella sua confessione, il capitano Joseph Schweitzer ammise di aver sottratto la cassetta originale dal velivolo subito dopo l'atterraggio di emergenza ad Aviano, sostituendo il nastro contenente le riprese del volo per poi distruggere l'originale.

Questa azione di soppressione delle prove fu motivata negli anni successivi dal timore che le immagini (che avrebbero confermato le manovre spericolate e mostrato il sorriso divertito dei piloti) potessero infiammare l'opinione pubblica italiana. La Commissione d'Inchiesta ha sottolineato come questo atto abbia privato l'accusa di un elemento probatorio fondamentale, trasformando un'indagine tecnica in una battaglia di perizie e testimonianze indirette.

Il processo e l'assoluzione dei piloti

In base alla Convenzione di Londra sullo statuto delle forze NATO, la giurisdizione sul caso fu affidata agli Stati Uniti. Il processo, che si tenne presso la base dei Marines di Camp Lejeune, nella Carolina del Nord, si concluse con una sentenza che, ancora oggi, è considerata ingiusta.

Il pilota Richard Ashby e il navigatore Joseph Schweitzer furono accusati di omicidio colposo plurimo e omicidio preterintenzionale. La loro linea difensiva si basò su due argomentazioni principali: la presunta inadeguatezza delle mappe aeronautiche fornite all'equipaggio, che secondo la difesa non segnalavano chiaramente la presenza della funivia, e un ipotetico malfunzionamento dell'altimetro radar che avrebbe indotto i piloti in errore sulla quota reale.

Nonostante la Commissione d'Inchiesta italiana avesse fornito prove schiaccianti sulla violazione delle quote minime (evidenziando come, a prescindere dalla presenza di una funivia, volare a quella quota fosse illegale) e sulla perfetta visibilità degli ostacoli in una giornata di cielo sereno, la giuria militare americana emise un verdetto di assoluzione per tutti i capi d'imputazione relativi alla strage. Ashby e Schweitzer furono ritenuti colpevoli di ostruzione alla giustizia e condotta indecorosa per un ufficiale dopo la distruzione del materiale video.

La pena, tuttavia, fu limitata alla radiazione dal corpo dei Marines: Ashby fu condannato a una detenzione di appena 6 mesi (scontandone solo 4), senza alcuna condanna diretta per la morte delle venti vittime del Cermis.

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