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14 Marzo 2024
18:30

La ricostruzione 3D dell’SR-71 Blackbird: com’è fatto l’aereo più veloce del mondo

L'SR-71 Blackbird ha stabilito record come uno degli aeromobili più veloci del mondo. Si tratta di un mezzo chiave della Guerra Fredda anche grazie alle sue avanzate tecnologie stealth, al suo design rivoluzionario e alla capacità di eseguire missioni ad alta quota senza essere intercettato.

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La ricostruzione 3D dell’SR-71 Blackbird: com’è fatto l’aereo più veloce del mondo
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L'SR-71 Blackbird, capolavoro ingegneristico della Lockheed Martin, si distingue ancora oggi come uno degli aeromobili più veloci mai realizzati, raggiungendo velocità superiori a Mach 3 e volando a un'altitudine di oltre 85.000 piedi. Introdotto nel 1966 e ritirato nel 1998, questo aereo dei record ha rivoluzionato la ricognizione aerea con tecnologie avanzate, rendendolo quasi invisibile ai radar nemici. In servizio dal 1966 al 1998, questo aereo da ricognizione ha giocato un ruolo cruciale durante la Guerra Fredda.

Il design rivoluzionario dell’SR-71 Blackbird

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Animagraff, Jacob O’Neal – Vista laterale dell’SR–71 Blackbird

Cominciamo dalla fusoliera: presentava un design aerodinamico rivoluzionario, capace di tagliare l'aria con estrema efficienza. La sua struttura ad ala delta e il profilo slanciato minimizzavano la resistenza, ottimizzando la portanza a velocità elevate. Le sue ali sottili e i motori angolati rispetto alla fusoliera erano studiati per esaltare le prestazioni in alta quota, specialmente a velocità supersoniche.
Se ci spostiamo sul naso dell’aereo notiamo la sua forma molto particolare con protuberanze chiamate chine che servono a generare dei vortici che diminuiscono la pressione sull'ala, incrementando la portanza del 20%. Insomma, tutto di questo aereo è pensato per farlo andare veloce.

Un elemento chiave del SR-71 era la sua capacità di gestire le elevate temperature generate dal volo ad alta velocità. In alcuni punti della fusoliera si potevano raggiungere circa 371 C°. Questo era possibile perché l'aereo era interamente fatto di titanio.

La cabina di pilotaggio poteva contenere 2 membri, il pilota che sedeva nella postazione anteriore e dal RIO (Radar Intercept Officer) che sedeva nella postazione posteriore. Per far fronte alle elevate altitudini, i piloti erano dotati di particolari tute di volo pressurizzate per i voli supersonici in stratosfera. Ma non finisce qui! L’SR-71 era un aereo stealth, ovvero riusciva a nascondersi ai radar nemici. Ma come faceva? Per minimizzare la visibilità ai radar, l’aereo è stato progettato alla sua particolare forma e ricoperto da materiali speciali che erano in grado di deviare e assorbire le onde radar. Questi elementi, uniti alla sua incredibile velocità e altitudine, rendevano il Blackbird uno degli aerei da ricognizione più avanzati e efficaci del suo tempo.

I potenti motori del SR-71 i J58

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Animagraff, Jacob O’Neal – Motori J–58

L’SR blackbird si distingue per il suo rivoluzionario sistema di propulsione, al cuore del quale troviamo gli spike di ingresso e i motori a getto Pratt e Whitney J58, essenziali per le sue prestazioni supersoniche.
I motori J58 che sono motori a reazione giganteschi funzionano come qualunque altro motore a getto, la differenza è nelle sue dimensioni. La coppia dei motori spingevano il Blackbird a una velocità massima di Mach 3.2 (oltre 3.2 volte la velocità del suono, equivalente a circa 3540.6 km/h) a un'altitudine di 85.000 piedi (circa 25.908 metri) e garantiva una quasi totale invulnerabilità da minacce nemiche, grazie alla sua straordinaria velocità e altitudine di volo. Per far fronte a queste elevatissime velocità, visto che le forze aerodinamiche presentano una serie di problematiche difficilissime da gestire, fu introdotto un cono, chiamato Spike davanti alle prese d'aria del motore.

Questo sistema serviva a rallentare l'aria in entrata nel motore da supersonica a subsonica, una condizione cruciale per una combustione corretta del carburante.

Il carburante speciale JP-7

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Animagraff, Jacob O’Neal – Serbatoi del carburante

Per gestire i potenti motori del SR-71, l'aereo incorporava vasti serbatoi capaci di stoccare oltre 40.000 litri di un carburante speciale, il JP-7, sviluppato appositamente per resistere alle estreme condizioni operative. La struttura dell'SR-71 era sottoposta a temperature fino a 370 °C durante il volo ad alta velocità, e infatti i pannelli della fusoliera erano progettati per espandersi al calore. Questa caratteristica, sebbene necessaria, portava a perdite di carburante quando l'aereo era a terra e relativamente freddo, soprattutto durante la fase di decollo.

Per ovviare al rischio di autoaccensione del carburante causato dalle elevate temperature della fusoliera, si ricorreva all'uso del trietilborano (TEB), un additivo che si accende spontaneamente all'esposizione all'aria. Il TEB funzionava da innesco per la combustione del JP-7. L'iniezione di TEB avviava la combustione, generando l'iconica fiammata verde al decollo.

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Animagraff, Jacob O’Neal – Inniezione TEB

Superfici di controllo e carrello di atterraggio

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Animagraff, Jacob O’Neal – Superfici di controllo

Le superfici di controllo del Lockheed SR-71 Blackbird, quali elevon e timoni, giocavano un ruolo essenziale nella sua agilità a velocità supersoniche. Gli elevon, situati sul bordo di uscita delle sue ali delta, erano responsabili sia del rollio che del beccheggio, muovendosi insieme per inclinare l'aereo o in maniera opposta per farlo rotolare. Un dispositivo meccanico chiamato miscelatore, posizionato nella sezione di coda, riceveva i comandi dal pilota, permettendo una fusione fluida tra rollio e beccheggio per manovre complesse.

Il SR-71 Blackbird era equipaggiato con un carrello di atterraggio unico, con una ruota anteriore sterzabile e due carrelli posteriori dotati di pneumatici speciali al nitruro di alluminio, pressurizzati con azoto per resistere alle alte temperature. Durante l'atterraggio, un ampio paracadute frenante riduceva la velocità, alleggerendo il carico sul sistema di atterraggio e garantendo sicurezza ed efficienza nelle missioni del Blackbird.

Attrezzatura per la ricognizione

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Animagraff, Jacob O’Neal – Sistema di videocamee per la ricognizione aerea

L’SR 71 era dotato di tecnologia di ricognizione all'avanguardia; infatti era unico per il suo naso intercambiabile che poteva accogliere vari strumenti, inclusi radar e una telecamera a barra ottica capace di trasportare fino a 3200 metri di pellicola. Questa attrezzatura permetteva di acquisire immagini ad alta risoluzione da 80.000 piedi, offrendo una copertura estesa e dettagliata. Inoltre, il suo Sistema di Navigazione Astro Inerziale (ANS) offriva una localizzazione precisa sfruttando il posizionamento stellare, una novità prima dell'era GPS.

Sono un geologo appassionato di scrittura e, in particolare, mi piace raccontare il funzionamento delle cose e tutte quelle storie assurde (ma vere) che accadono nel mondo ogni giorno. Credo che uno degli elementi chiave per creare un buon contenuto sia mescolare scienza e cultura “pop”: proprio per questo motivo amo guardare film, andare ai concerti e collezionare dischi in vinile.
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