
La "pista di casa", l'impegnativa Stelvio di Bormio, ha regalato le prime due medaglie della spedizione olimpica azzurra nella discesa libera: uno splendido argento per Giovanni Franzoni – alla sua prima Olimpiade – e un bronzo per il veterano Dominik Paris, dietro solo allo svizzero Franjo Von Allmen. Un inizio da sogno proprio nella disciplina regina dello sci alpino.
In pochi minuti gli atleti affrontano piste ripide e tecniche superando i 130 km/h, saltando per decine di metri e assorbendo forze che mettono sotto stress muscoli e articolazioni. Ma cosa permette a uno sciatore di rimanere stabile a queste velocità? E come si prepara il corpo — e soprattutto la mente — a gestire uno sforzo così estremo? Dall’aerodinamica alla preparazione mentale, passando per record, forze G e potenza muscolare fuori scala, la discesa libera è molto più di una semplice gara di velocità.
Numeri e record della disciplina più veloce dello sci alpino
La discesa libera è la gara più adrenalinica dello sci alpino. Nelle competizioni di Coppa del Mondo gli atleti raggiungono regolarmente velocità comprese tra i 120 e i 140 km/h, con punte ancora più elevate su piste particolarmente ripide come la Streif di Kitzbühel. Il record assoluto di velocità appartiene a Johan Clarey, che nel 2023 ha toccato 161,9 km/h durante una prova sulla pista di Wengen, grazie a un tratto particolarmente favorevole e a condizioni di neve molto compatta.
Ma la velocità non è l’unico dato impressionante: in discesa libera i salti sono parte integrante del tracciato. Gli sciatori arrivano a superare in volo anche 50 metri di lunghezza, come il celebre salto del “Mausefalle” a Kitzbühel, cercando di assorbire l’impatto dell’atterraggio, tornando subito in posizione per non perdere scorrevolezza una volta ripreso il contatto con la neve.
A contribuire a questa stabilità estrema c’è anche l’attrezzatura: gli sci da discesa libera sono molto diversi da quelli delle altre discipline. Sono più lunghi — con misure minime di 218 cm per gli uomini e 210 cm per le donne — e hanno una struttura più rigida e un raggio di curva molto ampio, pensati per garantire controllo alle altissime velocità, sacrificando la maneggevolezza tipica di slalom e gigante.
La fisica della discesa: aerodinamica e forze G
Dal punto di vista fisico, la discesa libera è una continua lotta contro la resistenza dell’aria e la forza di gravità. A velocità così elevate, l’aria diventa il principale “avversario”: oltre l’80% delle perdite di velocità è dovuto alla resistenza aerodinamica. Per questo gli atleti assumono la celebre posizione a uovo, con busto basso, schiena curva, braccia raccolte e testa allineata al corpo. Ciò permette di ridurre anche di poco la superficie frontale, che può significare guadagnare decimi preziosi.
Le traiettorie non seguono semplicemente la linea più corta, ma quella più fluida. Gli sciatori cercano curve ampie, che permettono di mantenere più velocità possibile limitando le decelerazioni. Nelle compressioni il corpo subisce forze enormi: si possono raggiungere picchi di 3 G, equivalenti a tre volte il proprio peso corporeo. Significa che, per una frazione di secondo, un atleta di 90 kg percepisce un peso di oltre 270 kg. Gestire queste forze senza perdere il controllo richiede una combinazione unica di forza muscolare e sensibilità sugli sci.
Simulazione mentale: la tecnica della visualizzazione
Avete mai notato cosa fanno gli sciatori pochi istanti prima di uscire dal cancelletto di partenza? Occhi chiusi, mani che disegnano traiettorie nell’aria, piccoli movimenti del corpo come se stessero già scendendo. Prima ancora di infilare il casco e lanciarsi lungo la pista, una discesa viene “sciata” decine di volte nella testa.
La visualizzazione mentale è una componente fondamentale della preparazione. Gli atleti studiano la pista durante le ricognizioni, memorizzando ogni dosso, curva cieca o cambio di pendenza. Poi, nei minuti prima della gara, ripercorrono mentalmente l’intero tracciato, immaginando velocità, linee e sensazioni.
Dal punto di vista neuroscientifico, questa pratica attiva aree del cervello simili a quelle coinvolte nel movimento reale. In altre parole, il cervello si allena senza che il corpo si muova. In uno sport dove il tempo per reagire è minimo — a 130 km/h si percorrono 36 metri ogni secondo — anticipare mentalmente ciò che accadrà è essenziale. La visualizzazione aiuta quindi a ridurre l’incertezza, migliorare la concentrazione e reagire in modo automatico agli imprevisti.
La barriera muscolare per prevenire gli infortuni
La discesa libera è anche una delle discipline più dure dal punto di vista fisico. Le ginocchia sono tra le articolazioni più sollecitate: devono assorbire vibrazioni continue, compressioni violente e atterraggi da salti lunghi decine di metri. Non a caso, gli infortuni al ginocchio — come la rottura del legamento crociato anteriore — sono tra i più temuti.
Per reggere questi carichi, gli sciatori sviluppano una forza muscolare straordinaria. Aleksander Kilde arriva a fare sessioni di squat fino a 220 kg. Ma non è solo questione di forza massima: in discesa libera l’intensità del gesto rimane alta spesso oltre un minuto e mezzo, con il cuore che lavora vicino ai massimi battiti e i muscoli sotto sforzo continuo. Questo significa dover sostenere la contrazione muscolare anche quando l’acido lattico si accumula e la fatica cresce, richiedendo resistenza, controllo neuromuscolare e precisione per mantenere la linea e la velocità fino all’arrivo.