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8 Aprile 2026
13:32

La ricarica USB-C diventa obbligatoria in UE anche per i laptop dal 28 aprile: cosa cambia

La normativa europea sull'obbligo dell'USB-C per ricaricare i dispositivi elettronici punta anche a ridurre il problema dei rifiuti elettronici imputabili ai caricabatterie inutilizzati che, secondo alcune stime, ammonterebbero a 11.000 tonnellate all’anno.

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La ricarica USB-C diventa obbligatoria in UE anche per i laptop dal 28 aprile: cosa cambia
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Dal 28 aprile i laptop venduti nell’UE dovranno avere la ricaricare USB–C

Dal 28 aprile 2026 i laptop venduti nell'Unione Europea dovranno necessariamente supportare la ricarica USB-C, garantire il supporto allo standard USB Power Delivery (se superano i 15 watt di potenza), le confezioni di vendita dovranno indicare chiaramente le prestazioni di ricarica e specificare se l'alimentatore è incluso in confezione oppure no. I produttori di PC portatili, a proposito di quest'ultimo punto, dovranno infatti garantire ai consumatori la possibilità di acquistare anche un dispositivo che nella confezione non presenta il caricatore.

La notizia non arriva come un fulmine a ciel sereno. Lo scenario di cui vi abbiamo appena parlato è infatti noto già da tre anni e mezzo ed è l'estensione finale di un percorso normativo iniziato con la Direttiva (UE) 2022/2380, pensata per uniformare le modalità di ricarica dei dispositivi elettronici portatili e ridurre l’impatto ambientale dei caricabatterie inutilizzati. Si tratta di una direttiva approvata dal Consiglio dell'Unione europea nell'ottobre 2022. Dal 28 dicembre 2024, il regolamento è stato applicato a smartphone, tablet, fotocamere digitali, cuffie, auricolari, console per videogiochi, altoparlanti portatili, e-reader, tastiere, mouse, sistemi di navigazione portatili e auricolari venduti nell'UE. Ora è arrivato il turno dei laptop.

La normative sull'USB-C per caricare i laptop: cosa cambia dal 28 aprile

Il cuore della normativa si basa su tre requisiti tecnici fondamentali. Il primo è l'obbligo della porta USB-C per la ricarica via cavo: si tratta di un connettore reversibile, che può essere quindi inserito in entrambi i versi. Il secondo requisito riguarda il supporto allo standard USB Power Delivery per tutti i dispositivi che superano i 15 watt di potenza: questa tecnologia, come spiegato nel documento redatto dagli organismi UE «è in grado di fornire fino a 100 watt di potenza e lascia quindi un ampio margine per l’ulteriore sviluppo di soluzioni di ricarica rapida». Il terzo elemento è la trasparenza verso l'utente: le confezioni dovranno indicare chiaramente le prestazioni di ricarica e, inoltre, specificare se l’alimentatore è incluso oppure no.

Ed è proprio questo ultimo punto a spiegare perché vedremo sempre più spesso laptop venduti senza caricatore. La normativa non impone esplicitamente di eliminarlo, questo è bene chiarirlo. Tuttavia, obbliga i produttori a offrire almeno una versione senza alimentatore. Dal punto di vista industriale, mantenere due varianti dello stesso prodotto (quindi una con caricatore e una senza) potrebbe comportare un aumento dei costi di logistica. E questo potrebbe spingere la stragrande maggioranza dei produttori a “tagliare la testa al toro” andando a uniformarsi a un'unica versione priva di caricatore, lasciando all’utente la possibilità di acquistarlo separatamente.

Le implicazioni economiche e ambientali della porta unica di ricarica

La mancanza del caricatore nella confezione di vendita dei prossimi portatili apre tutta una serie di considerazioni economiche e ambientali. Per quanto riguarda il primo punto, bisogna dire che chi possiede già un caricatore USB-C potrà evitare l'acquisto di un ulteriore alimentatore; chi non ne possiede uno, però, si ritroverà a dover sostenere una spesa aggiuntiva significativa, soprattutto per i laptop che richiedono alimentatori ad alta potenza. Un caricatore USB-C con supporto Power Delivery oltre i 100 watt può superare facilmente i 40-50 euro anche nelle fasce più economiche. La normativa, tuttavia, punta a un risparmio complessivo stimato nell'ordine di centinaia di milioni di euro annui, proprio grazie alla riduzione degli acquisti superflui.

Un altro aspetto centrale è l'impatto ambientale. I caricabatterie inutilizzati rappresentano una quota rilevante dei rifiuti elettronici: si parla di circa 11.000 tonnellate all'anno. Incentivando il riutilizzo degli alimentatori esistenti, la direttiva punta a ridurre questa quantità e, di conseguenza, l'impronta ecologica legata alla produzione e allo smaltimento di componenti elettronici.

L’eccezione alla “regola”

Non tutti i laptop, comunque, rientrano pienamente nell'obbligo. La normativa si applica ai laptop che necessitano della ricarica fino a 240 watt: oltre questo limite non vi è alcun obbligo di rispettarla. I dispositivi più energivori, come i laptop da gaming o le workstation mobili con schede grafiche dedicate di fascia alta, richiedono spesso alimentatori da 250 watt o più. In questi casi, continueremo a vedere connettori proprietari affiancati (e non sostituiti) dalla porta USB-C.

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