La storia dell’Eternit, da cemento-amianto al disastro ambientale a Casale Monferrato

A Casale Monferrato lo stabilimento Eternit ha prodotto a lungo cemento-amianto: questo materiale, impiegato per decenni in edilizia, ha causato uno dei più gravi disastri ambientali nella storia italiana.

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25 Settembre 2023
18:30
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La storia dell’Eternit, da cemento-amianto al disastro ambientale a Casale Monferrato
eternit amianto

Almeno fino agli anni Sessanta, il nome di “eternit” veniva considerato sinonimo di progresso. Indicava sia il cemento-amianto, materiale diventato indispensabile nell’edilizia per le sue straordinarie proprietà, sia lo stabilimento omonimo, la cui sede principale si trovava a Casale Monferrato. Ci sono voluti decenni perché venissero alla luce in tutta la loro gravità i rischi legati all’esposizione alle fibre di amianto utilizzate in questo materiale. Vediamo com’è nato l’eternit e in che modo ha minato la salute degli abitanti di Casale.

L’invenzione del cemento-amianto

Nel 1901, l’austriaco Ludwig Hatschek, produttore di tessuti e carta in amianto (termine che comprende un gruppo di minerali fibrosi) ha l’idea di mescolare le fibre di questo materiale con il cemento. Brevetta così il cemento-amianto, a cui dà il nome di eternit, facendo riferimento al concetto di eternità: leggero, resistente, ignifugo e isolante, sembra ideale per essere impiegato nell’edilizia.

Un anno più tardi il commerciante Alois Steinmann acquista la licenza per produrre l’eternit e nel 1903 fonda in Svizzera l’azienda omonima. La licenza italiana viene affidata all’ingegnere Adolfo Mazza, che nel 1907 fonda lo stabilimento Eternit di Casale Monferrato, in provincia di Alessandria, dove ci sono già molti cementifici: esteso 94.000 m2, diventerà il sito produttivo di manufatti in cemento-amianto più grande d’Europa.

eternit foto

Il successo di Eternit a Casale Monferrato

Nello stabilimento di Casale Monferrato inizialmente si realizzano tegole e lastre di copertura di varie dimensioni, che in pochi anni fanno acquisire a Eternit una grande popolarità. Nel 1928 comincia anche la produzione di tubi, che saranno utilizzati per costruire la rete idrica del Paese. Pochi anni dopo vengono prodotte le prime lastre ondulate, che diventano indispensabili per realizzare i tetti dei capannoni. Con la ricostruzione nel dopoguerra, l’uso dell’eternit ha un vero e proprio boom grazie al suo basso costo, al punto che l’Italia ne diventerà il secondo Paese produttore a livello mondiale. Negli anni Quaranta e Cinquanta, questo materiale trova impiego addirittura in oggetti di uso quotidiano e di design. Nel corso dei decenni, Eternit si espande aprendo stabilimenti in tutta Italia.

Nel 1956, la Eternit diventa di proprietà belga, per poi essere presa in gestione dal gruppo svizzero della famiglia Shmidaney. All’inizio degli anni Sessanta emergono le pessime condizioni di lavoro a cui ogni giorno gli operai devono far fronte, tra salari bassi e scarsi diritti. Poi, negli anni Settanta, le lotte sindacali si focalizzano su un gravissimo fenomeno: quello dei molti casi di malattie polmonari contratte da chi lavora alla Eternit.

Le condizioni di lavoro e i rischi per la salute

Le fibre di amianto impiegate nello stabilimento di Casale provengono dalla miniera di Balangero, la più grande d’Europa, in provincia di Torino: qui le rocce contenenti amianto vengono estratte e frantumate per separare le fibre. Sacchi pieni di fibre vengono poi scaricati a mano dai convogli che arrivano alla stazione di Casale e trasferiti su mezzi di trasporto scoperti destinati ai vari reparti. L’amianto grezzo viene accumulato in alti silos, per poi essere lavorato. Le fibre devono essere sminuzzate e solo in seguito è possibile mescolarle con il cemento tramite impastatrici. Ciò significa che gli operai lavorano in ambienti estremamente polverosi, immersi in una vera e propria nube che offusca i reparti.

Respirano ogni giorno le fibre dei minerali di amianto, soprattutto crisotilo, e in misura minore crocidolite e amosite. È così che finiscono per ammalarsi: queste fibre, una volta inalate o ingerite, provocano gravi infiammazioni che possono evolvere in tumori (tra cui il mesotelioma pleurico). I lavoratori portano le fibre anche a casa, attaccate alle loro tute: in questo modo il rischio si estende anche ai familiari. È ormai il 1977 quando, di fronte alle evidenze scientifiche, in fabbrica vengono installati i primi sistemi di aspirazione delle polveri.

Una minaccia anche per i cittadini

I sistemi di aspirazione non risolvono il problema delle polveri, che è molto più esteso di quanto si possa immaginare. A Casale Monferrato le fibre ormai sono ovunque. Per decenni sono state disperse nell’aria durante il trasporto allo stabilimento, attraverso i portoni dei reparti comunicanti con l’esterno e durante la macinazione a cielo aperto degli scarti da recuperare. Gli scarti delle tubature in eternit vengono perfino distribuiti gratuitamente ai cittadini: è il cosiddetto “polverino”, una polvere finissima costituita da polvere di cemento e fibre di amianto. Gli abitanti di Casale lo usano sfuso come isolante nei sottotetti o mescolato a ghiaia e sabbia nelle pavimentazioni, in aree sia private sia pubbliche.

Dal fallimento di Eternit alla condanna

Nel 1981 inizia un’importante causa civile contro Eternit e Inail, in cui si accerta la presenza di condizioni di rischio nello stabilimento. Negli anni seguenti emerge in tutta la sua gravità il pericolo a cui sono sottoposti i lavoratori, finché nel 1986 tutti gli stabilimenti Eternit presenti sul territorio italiano chiudono definitivamente.

Da questo momento si apre una lunga serie di processi. L’ultimo, a giugno 2023 ha portato alla condanna del proprietario Stephan Schmidheiny a 12 anni di reclusione per aver causato la morte di 392 persone e a risarcire il Comune di Casale, lo Stato e i familiari delle vittime. Questa sentenza non è comunque risolutiva, sia perché dovrà passare al vaglio degli altri gradi di giudizio sia perché l’amianto è ancora una minaccia per la popolazione. Il suo utilizzo in Italia è vietato dal 1992, ma le bonifiche sono lunghe e costose. L’eternit ha fatto vittime non solo a Casale, ma in tutta Italia, per un totale ben superiore al numero su cui si è basata la condanna. Inoltre, il mesotelioma ha un’evoluzione molto lenta (anche oltre 30 anni), per cui si continua a morire di questa patologia.

Per approfondire, ecco un video ad hoc sull'amianto e i suoi rischi per la salute:

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