
Oggi, 6 luglio 2026, alle 19:30 (ora italiana) la Terra raggiungerà l'afelio, cioè il punto della sua orbita in cui si trova alla massima distanza dal Sole. Il nome “afelio” ha origini antiche: deriva dall'unione delle parole greche apó (che significa “lontano da”) ed hēlios (Sole).
A coniare questo termine fu lo scienziato Giovanni Keplero, tra i più grandi astronomi di tutti i tempi, noto per aver formulato tra il 1609 e il 1619 le tre leggi del moto planetario che ancora oggi portano il suo nome. Fu proprio Keplero a dimostrare che le orbite dei pianeti non sono cerchi perfetti, come si credeva un tempo, ma ellissi: ed è proprio la forma ellittica dell'orbita terrestre a far sì che la distanza tra la Terra e il Sole cambi continuamente nel corso dell'anno, generando un punto di massima vicinanza (il perielio, a gennaio) e uno di massima lontananza (l'afelio, a luglio).
Quando e a che ora la Terra è in afelio
Quest'anno la Terra raggiungerà l'afelio il 6 luglio 2026 alle 19:30 ora italiana, trovandosi a una distanza di circa 152.087.775 km dal Sole. Per avere un termine di paragone, al perielio (che nel 2026 è caduto il 3 gennaio) la distanza era di circa 147,1 milioni di km: tra i due estremi ci sono quindi circa 5 milioni di km di differenza.
La data dell'afelio non è fissa, ma può variare di un paio di giorni da un anno all'altro, oscillando tra il 3 e il 7 luglio. Questo perché l'anno “orbitale” (che dura 365 giorni e 6 ore) non combacia esattamente con quello del nostro calendario: questo fa sì che l'istante dell'afelio slitti di circa 6 ore ogni anno e “arretri” di un giorno negli anni bisestili.
A questo si aggiunge l'influenza della Luna, che fa oscillare leggermente la Terra attorno al baricentro comune, spostando di poco il momento esatto. L'attrazione degli altri pianeti agisce invece sulla forma dell'orbita in modo molto più lento e, di anno in anno, incide solo sulla distanza dell'afelio, con variazioni dell'ordine di qualche migliaio di km.
Ma perché la Terra non è sempre alla stessa distanza dal Sole? Spesso immaginiamo le orbite dei pianeti come perfettamente circolari: tuttavia, come stabilito dalla prima legge di Keplero, le orbite sono ellittiche e il Sole non si trova al centro esatto dell'ellisse, ma in uno dei due punti chiamati fuochi. È proprio il fatto che l'orbita sia leggermente "schiacciata" (con il Sole che non sta esattamente al centro) a spiegare la differenza di distanza tra perielio e afelio.
Cosa accade: la Terra viaggia a una velocità di 29,3 km/s
Quando la Terra si trova in afelio non cambia solo la distanza dal Sole, ma anche la velocità con cui il nostro pianeta percorre la sua orbita. Per capire perché, bisogna guardare alla seconda legge di Keplero, secondo la quale i pianeti si spostano tanto più rapidamente quanto più sono vicini al Sole.
Il principio è lo stesso per cui un pattinatore sul ghiaccio ruota più velocemente quando avvicina le braccia al corpo: più ci si avvicina al centro di rotazione, più la velocità aumenta. In fisica, questo fenomeno è noto come conservazione del momento angolare.
In pratica, al perielio (che avviene a gennaio) la Terra raggiunge la sua velocità massima di circa 30,3 km/s (oltre 109.000 km/h), mentre all'afelio (a luglio) rallenta fino a circa 29,3 km/s (circa 105.480 km/h). La differenza è piccola in termini percentuali, ma ha una conseguenza curiosa: dato che la Terra si muove più velocemente durante l'inverno boreale, nell'emisfero nord l'inverno è più corto dell'estate di circa 5 giorni.

Nell'emisfero australe accade il contrario, con l'estate che è di fatto più corta dell'inverno.
Perché durante l'afelio fa caldo?
Ed eccoci alla domanda che potrebbe sorgere spontanea: se il 6 luglio siamo nel punto più lontano dal Sole, com'è possibile che nell'emisfero nord sia piena estate e faccia così caldo? L'intuizione ci dice che, stando più lontani da una fonte di calore, dovremmo sentire meno caldo, non di più.
Prima di tutto, dobbiamo fare una precisazione importante: durante l'afelio, fa caldo principalmente nell'emisfero boreale, dove è estate, mentre nell'emisfero australe è inverno.
Il vero protagonista delle stagioni, infatti, non è la distanza dal Sole, ma l'inclinazione dell'asse terrestre, che è di circa 23,5° rispetto alla perpendicolare al piano dell'orbita.
L'inclinazione dell'asse terrestre fa sì che durante l'estate boreale il Polo Nord sia "proteso" verso il Sole: i raggi solari arrivano al suolo con un'angolazione molto più diretta, distribuendo molta più energia per metro quadro di superficie. Alla latitudine di 45° (quella dell'Italia settentrionale, per intenderci), l'energia in arrivo dal Sole a mezzogiorno in estate è pari a circa il 250% di quella invernale. In altre parole, in estate l'energia solare per metro quadro è fino a 2 volte e mezzo maggiore rispetto all'inverno.
Ecco perché, anche se in afelio siamo un po' più lontani dalla nostra stella, nell'emisfero nord fa decisamente caldo: è l'inclinazione dell'asse terrestre, e non la distanza, a governare le stagioni.