
987 parole organizzate in 22 punti. Questi sono i numeri del testo pubblicato da Palantir in un lungo post affidato a X, che è diventato virale e che ha suscitato non poche polemiche. Ribattezzato dai media come il “manifesto di Palantir”, questo post ha totalizzato decine di milioni di visualizzazioni ed è una sintesi delle idee del CEO di Palantir, Alex Karp, espresse in un libro – The Technological Republic – pubblicato nel 2025 e scritto insieme a Nicholas Zamiska.
In queste tesi troviamo una visione precisa del ruolo della tecnologia nella geopolitica contemporanea: secondo Karp, il futuro delle democrazie occidentali dipenderebbe dalla loro capacità di integrare innovazione tecnologica e potenza militare, cioè quello che in ambito strategico viene chiamato “hard power”, il potere coercitivo basato sulla forza bruta, sia dal punto di vista economico che militare. Il documento sostiene anche che non tutte le culture producono gli stessi risultati storici e che alcune sarebbero più “funzionali” di altre, un’affermazione che ha alimentato molte critiche.
Accanto a questo, propone il ritorno a forme di servizio militare obbligatorio e immagina una nuova fase della deterrenza globale non più fondata sulle armi nucleari, ma sull’intelligenza artificiale. Queste posizioni fanno discutere perché arrivano da un'azienda che non è marginale: Palantir è profondamente integrata in apparati statali, sanitari e militari di diversi Paesi occidentali. Per questo, analizzando il manifesto, si ha l’impressione di osservare un’ideologia che potrebbe, almeno potenzialmente, influenzare concretamente politiche pubbliche, sicurezza e gestione dei dati.
Cos’è e cosa fa Palantir
Per capire la portata del dibattito dobbiamo chiarire cosa fa Palantir. Per farla breve, l’azienda sviluppa piattaforme software capaci di integrare grandi quantità di dati eterogenei, cioè provenienti da fonti diverse e spesso incompatibili tra loro. Gli stessi dipendenti descrivono questo lavoro come una sorta di “impianto idraulico” dei dati: sistemi che collegano archivi separati per permettere analisi rapide e decisioni operative. Questo tipo di tecnologia è particolarmente utile in contesti complessi come sanità, sicurezza e difesa nazionale.
Proprio qui emergono le prime tensioni. Nel Regno Unito, ad esempio, Palantir ha ottenuto contratti significativi con il sistema sanitario pubblico, il Ministero della Difesa e diverse forze di polizia. Uno dei progetti più rilevanti è la creazione di una piattaforma dati per il servizio sanitario nazionale, l’NHS (National Health Service), con l’obiettivo di migliorare diagnosi, gestione delle risorse e pianificazione degli interventi. Secondo alcuni esperti, l’azienda è particolarmente adatta a risolvere problemi accumulati in decenni di frammentazione dei dati sanitari. Tuttavia, organizzazioni mediche e gruppi di attivisti temono che l’accesso a informazioni sensibili possa avere implicazioni etiche e politiche non indifferenti.
Il nodo si complica ulteriormente quando consideriamo il settore militare. Palantir è un fornitore chiave per governi e alleanze come la NATO e gli Stati Uniti, e le sue tecnologie sono utilizzate anche in scenari di conflitto e nella sequenza di operazioni che porta dall’identificazione di un bersaglio alla sua neutralizzazione. Integrare dati in questa catena significa rendere più rapide e precise le decisioni operative. Il manifesto di Karp si inserisce proprio in questa logica, sostenendo che le democrazie devono accelerare lo sviluppo di tecnologie militari avanzate per non perdere vantaggio strategico.
I punti più controversi: l’attacco al pluralismo
Passiamo, ora, ad alcuni dei punti più controversi del manifesto di Palantir. Uno dei più discussi è il punto 12 e riguarda l’idea che la deterrenza nucleare – cioè l’equilibrio basato sulla minaccia reciproca di distruzione atomica – stia lasciando spazio a una deterrenza fondata sull’intelligenza artificiale. In pratica, chi sviluppa sistemi autonomi più avanzati avrebbe un vantaggio decisivo. Karp afferma che il problema non è se queste armi verranno create, ma chi le controllerà. Questa posizione riflette un approccio realistico nelle relazioni internazionali, dove la competizione tra Stati è vista come inevitabile.
Parallelamente, il manifesto introduce elementi ideologici più espliciti. Karp critica quello che definisce un “pluralismo vuoto”, cioè l’idea che tutte le culture siano equivalenti senza analizzarne i risultati concreti. E poi sostiene che l’Occidente avrebbe evitato di definire la propria identità culturale per eccesso di inclusività. Queste affermazioni, presenti nel punto 22, sono state interpretate da molti come una giustificazione di gerarchie culturali, suscitando reazioni forti nel mondo accademico e politico.
Non meno rilevante è la proposta (presente nel punto 6) di un servizio nazionale universale. In questo contesto, significa che ogni cittadino dovrebbe contribuire direttamente alla difesa o al funzionamento dello Stato. Negli Stati Uniti, dove Palantir ha contratti militari miliardari, questa idea è stata criticata perché potrebbe rafforzare il legame tra settore tecnologico e apparato militare.
Se desiderate leggere integralmente questi e tutti gli altri punti del manifesto, vi lasciamo il post X che li contiene tutti e 22.