
Quando si viaggia in aereo, capita di sentire le orecchie "ovattate" come se avessimo due tappi di gomma, e poi sbadigliando, deglutendo, masticando una gomma… si sente un "pop" che restituisce l'udito. Lo stesso identico fastidio lo conosce bene chi guida in montagna, chi prende un ascensore in un grattacielo o chi si immerge in acqua. Il colpevole è la differenza di pressione tra l'interno e l'esterno dell'orecchio. A risolvere il problema, come spiega la Cleveland Clinic, ci pensa un tubicino di pochi centimetri, la tromba di Eustachio o tuba uditiva, un piccolo canale che collega l'orecchio medio alla parte superiore del palato (rinofaringe) e che ha in questo contesto il compito di tenere in equilibrio le pressioni ai due lati del timpano.
Disclaimer: questo articolo ha scopo unicamente divulgativo. Per qualsiasi informazione medica è fondamentale rivolgersi al proprio medico curante.
Il ruolo del timpano
Per capire cosa succede, dobbiamo fare un piccolo viaggio dentro all'orecchio. L'orecchio si divide in tre zone: esterno (quello che si vede, più il condotto uditivo), medio (una piccola cavità piena d'aria che contiene gli ossicini martello, incudine e staffa) e interno (dove avviene la trasformazione del suono in segnale nervoso).
Tra l'orecchio esterno e quello medio c'è una membrana sottilissima e tesa, il timpano, la cui struttura ricorda la pelle di un tamburo. Da una parte (quella esterna) c'è l'aria dell'ambiente in cui ti trovi, dall'altra (quella interna, l'orecchio medio), c'è una bolla d'aria "intrappolata". Finché le due pressioni sono uguali, il timpano è disteso e vibra liberamente quando arrivano le onde sonore. Il problema nasce quando le due pressioni diventano diverse.

Cosa succede all’orecchio quando si sale in aereo o montagna
Come riporta la Mayo Clinic, quando un aereo decolla o quando si guida su un passo alpino, si sale di quota e la pressione atmosferica esterna diminuisce. Ma cosa succede dentro all'orecchio medio? Lì la pressione è ancora quella di prima, quella di quando si stava "a terra". Il risultato è che la pressione interna è più alta di quella esterna, e quindi spinge il timpano verso l'esterno, facendolo "bombare". Una membrana tesa e bombata non vibra più come dovrebbe ed ecco che sentiamo la classica sensazione di orecchio tappato, ovattato, sordo.
In discesa (atterraggio, oppure quando si torna a valle in montagna) succede l'esatto contrario. La pressione esterna aumenta rapidamente e schiaccia il timpano verso l'interno. Questa è in genere la fase più fastidiosa, e in molti casi anche più dolorosa, perché la pressione esterna che "preme" tende a chiudere il meccanismo di compensazione di cui parleremo tra un attimo.
Lo stesso fenomeno, è quello che vivono i sub in immersione dove ogni 10 metri di profondità la pressione aumenta di circa 1 atmosfera, ed è per questo che i subacquei imparano a "compensare" attivamente fin dalle prime lezioni.
A questo punto entra in scena la tromba di Eustachio. Secondo la descrizione di MedlinePlus (il portale della National Library of Medicine, NIH), è un piccolo canale, lungo circa 3-4 cm, che collega l'orecchio medio alla rinofaringe, l'area dietro le cavità nasali. Il suo compito è quello di mettere in comunicazione l'orecchio medio con l'ambiente esterno per equilibrare le pressioni. In condizioni normali è chiusa, ma si apre brevemente ogni volta che si deglutisce, si sbadiglia o si starnutisce, lasciando passare l'aria che va a riequilibrare il sistema. Quel "pop" che si sente è il timpano che, ricevendo aria di compensazione, torna nella sua posizione neutra.
Come stappare le orecchie
Il cambiamento di pressione, soprattutto in fase di decollo, atterraggio o discesa da un passo di montagna, avviene più rapidamente di quanto le tube di Eustachio riescano a reagire da sole. Per questo esistono dei piccoli "trucchi" – in realtà strategie documentate anche in letteratura medica – che servono ad aprire meccanicamente la tromba di Eustachio per far passare l'aria di compensazione. I più efficaci sono quelli già citati nel testo; deglutire (anche bevendo a piccoli sorsi), sbadigliare (anche forzatamente), masticare una gomma, e la cosiddetta manovra di Valsalva, cioè soffiarsi il naso tenendolo tappato, senza far uscire l'aria e costringendola così a spingere verso l'orecchio medio. Quest'ultima, come spiega una review pubblicata su AIMS Public Health, va eseguita con cautela dato che soffiare troppo forte può danneggiare l'orecchio interno invece di aiutarlo.
Se nessuna di queste strategie funziona e la tromba di Eustachio resta "chiusa", si potrebbe andare incontro al cosiddetto barotrauma dell'orecchio, noto anche come "otite da aereo" (in inglese airplane ear o ear barotrauma), una condizione ben documentata in letteratura medica e descritta in dettaglio da enti come Mayo Clinic e Cleveland Clinic. In questi casi il timpano, sottoposto a una pressione sbilanciata che non riesce a scaricare, può restare ovattato e dolorante anche per ore dopo il volo, accumulare liquido nell'orecchio medio o, nei casi più severi, lacerarsi. Come specifica anche Humanitas, il barotrauma è più probabile quando si vola con raffreddore, sinusite, allergie o otite e l'infiammazione gonfia le mucose del rinofaringe – proprio dove sbocca la tuba uditiva – e ne ostacola l'apertura. Se il fastidio persiste a lungo dopo il volo, o se compaiono dolore acuto, calo dell'udito o vertigini, è il caso di farsi vedere da un otorino.