
Un recente evento a bordo di un volo Air China, durante il quale un powerbank ha preso fuoco costringendo a un atterraggio di emergenza, ha riportato l'attenzione sul tema della sicurezza dei dispositivi elettronici in aereo. Episodi di questo tipo si verificano periodicamente, sollevando un interrogativo comune: il trasporto di batterie portatili in quota rappresenta un rischio?
Dal punto di vista tecnico, l'ambiente pressurizzato dell'aereo non è la causa dell'innesco. I powerbank possono surriscaldarsi e generare fiamme esclusivamente se presentano difetti di fabbricazione, se sono danneggiate, sovraccariche o esposte a temperature estreme. La frequenza con cui si registrano questi eventi a bordo è legata a una questione statistica: la crescente dipendenza dai dispositivi elettronici (smartphone, tablet, computer) fa sì che su ogni volo commerciale vi sia un'altissima concentrazione di batterie al litio.
Le disposizioni ICAO per il trasporto in volo delle batterie portatili
Proprio per gestire l'elevata presenza di questi accumulatori di energia, l'Organizzazione Internazionale dell'Aviazione Civile (ICAO) ha introdotto specifiche direttive. A partire dal 27 marzo 2026, il regolamento prevede che:
- Ogni passeggero possa trasportare un massimo di 2 powerbank, con una capacità non superiore a 100 Wh ciascuna.
- I dispositivi non possano essere utilizzati (e quindi non debbano erogare o ricevere carica) durante il volo.
- Il trasporto sia consentito esclusivamente nel bagaglio a mano e sia severamente vietato nella stiva.
- I contatti delle batterie debbano essere isolati (ad esempio inserendole in sacchetti protettivi o coprendo i connettori con nastro adesivo) per prevenire cortocircuiti accidentali.
La chimica delle batterie al litio: cos'è la "fuga termica"
Per comprendere il motivo per cui una powerbank danneggiata può incendiarsi, è necessario analizzarne il funzionamento interno e il processo chimico-fisico noto come thermal runaway (fuga termica). Le batterie agli ioni di litio sono composte da due elettrodi, un anodo e un catodo, immersi in una soluzione liquida detta elettrolita, che ha il compito di condurre gli ioni. Questi elettrodi sono provvisti di strati protettivi per evitare la corrosione e sono mantenuti fisicamente separati da una membrana isolante.
Durante il normale ciclo di carica o scarica, una parte dell'energia viene fisiologicamente dissipata sotto forma di calore. Tuttavia, se la batteria è difettosa o ha subito danni strutturali, questo calore aumenta in modo anomalo. Quando la temperatura interna supera una specifica soglia critica, si innesca una reazione a catena: il calore eccessivo usura inizialmente lo strato protettivo dell'anodo che, ritrovandosi esposto, entra in reazione chimica diretta con l'elettrolita. Questo processo esotermico genera ulteriore calore, portando in breve tempo alla fusione della membrana separatrice. Venendo meno questa fondamentale barriera fisica, anodo e catodo entrano in contatto originando un cortocircuito interno. A quel punto, le temperature subiscono un'impennata tale da vaporizzare l'elettrolita, rilasciando gas infiammabili e ossigeno. Il risultato è una combustione interna autonoma che continua ad autoalimentarsi.
L'importanza del bagaglio a mano
L'unico metodo efficace per interrompere questa reazione a catena è abbassare rapidamente e notevolmente la temperatura del dispositivo.
Questa è la ragione tecnica alla base del divieto di trasporto nella stiva: tenere le powerbank nel bagaglio a mano, all'interno della cabina passeggeri, permette all'equipaggio di accorgersi immediatamente di un eventuale principio di surriscaldamento (notando fumo o calore anomalo) e di intervenire tempestivamente con le procedure di raffreddamento e contenimento previste dai protocolli aeronautici.
Utilizzare batterie certificate, in buono stato di conservazione e rispettare le normative ICAO rimane il metodo principale per garantire la sicurezza a bordo.