
Ogni volta che chiediamo quanti anni ha un gatto, in realtà stiamo ponendo una domanda doppia: da una parte vogliamo conoscere l'età anagrafica, dall’altra vogliamo capire “chi” abbiamo davanti, cioè perché esistono gatti di undici anni che saltano come acrobati, e altri di nove che iniziano a rallentare. Le linee guida veterinarie spiegano che i gatti attraversano fasi di vita molto precise, in cui avvengono cambiamenti a tappe nel comportamento, nell'aspetto e nella salute di un gatto. Dati e numeri concreti arrivano da uno studio clinico che ha osservato 206 gatti tra i 7 e i 10 anni evidenziando come cambiano corpo e comportamento, perché è da lì che si capisce davvero la loro età “biologica”: osservando il peso, il pelo, il movimento, i denti, la pressione, l’atteggiamento quotidiano. Oggi la scienza sa quali sono le vere fasi della vita dei gatti, quali segni fisici accompagnano l’invecchiamento, quali percentuali reali emergono dagli studi clinici, e perché non serve trasformare gli anni felini in anni umani: basta guardare cosa dice il corpo del gatto.
Età anagrafica vs età reale: un insieme di fattori
Le linee guida AAFP–AAHA (rispettivamente American Association of Feline Practitioners e American Animal Hospital Association) del 2021 dicono chiaramente che è normale che due gatti della stessa età anagrafica si comportino in modo completamente diverso. Uno potrebbe essere ancora muscoloso, attivo, con denti sani, il mantello compatto, e la pressione e reni nella norma. L’altro potrebbe mostrare già un calo del tono muscolare, difficoltà nei salti, alterazioni del sonno, un inizio di ipertensione e la perdita di elasticità cutanea.
Hanno la stessa età in anni, ma età biologica diversa. È per questo che i veterinari non si basano solo sul numero di compleanni, ma inseriscono ogni gatto nella sua fase di vita “clinica” per identificarne l'età. Senza ricorrere a formule matematiche o a tabelle di conversione basate sull'età umana rispetto a quella dei gatti, il modo realmente affidabile e usata dalla medicina veterinaria per calcolare l'età di un gatto è questo:
- Identificare la fascia di età secondo le linee guida;
- Osservare i segni fisici dell’età: stato del mantello, tono muscolare, denti e gengive, pressione sanguigna, indicatori renali, cambiamenti del comportamento;
- Valutare insieme i due aspetti: l’età anagrafica dice quando è nato, i segni clinici dicono come sta realmente invecchiando.
Secondo i veterinari la vita dei gatti si divide in quattro grandi tappe
Sia nel 2010, che nella versione aggiornata del 2021, linee guida AAFP–AAHA concordano su un punto importante: l’invecchiamento del gatto non è un interruttore, ma un percorso a tappe. Le linee guida del 2010 dividevano i gatti in ben sei categorie: kitten, junior, adult, mature, senior, geriatric, che potremmo tradurre come cucciolo, giovane, adulto, maturo, anziano e geriatrico (molto anziano). Era un modo dettagliato per aiutare i veterinari a monitorare problemi tipici di ogni fase.
Le linee guida più recenti (2021) scelgono una divisione più intuitiva composta da 4 fasi (più la fase di “end of life”, variabile):
- Kitten: fino a 1 anno
- Young adult: 1–6 anni
- Mature adult: 7–10 anni
- Senior: oltre 10 anni
Questa semplificazione aiuta i proprietari: è più facile capire se il gatto è “giovane adulto”, “adulto maturo” o “anziano”. Queste fasi contano perché a ogni passaggio, nel gatto avvengono cambiamenti nel metabolismo, nella muscolatura, nelle capacità sensoriali e nel comportamento quotidiano; cambia inoltre il rischio di malattie renali, tiroidee e cardiache.

Mentre un gatto invecchia entrano in gioco fattori più concreti. Il grande studio clinico di Dowgray ha osservato gatti di 7–10 anni, quindi proprio quelli che si trovano nella zona di confine tra “mature” e “senior” e in cui i proprietari notano trasformazioni sorprendenti. Nello studio il 53% dei padroni vedeva cambiamenti fisici nei propri felini, il 47% comportamentali, il 41% cambiamenti nel modo di mangiare, il 40% una riduzione delle attività. Questo mostra che il corpo del gatto inizia a “parlare” molto prima della vecchiaia conclamata.
Come si capisce l'età di un gatto: denti, pelo e ossa
Ci sono diversi fattori che aiutano a capire quanti anni ha un gatto:
- Qualità del pelo: è un indicatore fortissimo dell’età. In una revisione del 2016, Bellows e colleghi hanno evidenziato che i gatti con problemi dentali avevano più spesso il pelo arruffato, il manto può diventare più secco o untuoso, compaiono aree di pelo bianco per ridotta attività dei melanociti e le unghie diventano più fragili. Bellows descrive anche un fenomeno curioso: nei gatti anziani, mentre il pelo può imbiancare, i baffi diventano più scuri, un cambiamento visibile soprattutto nei gatti chiari.
- Peso e massa muscolare: le alterazioni più frequenti riguardano proprio questo aspetto (Dowgray riporta che il 45% dei gatti era sovrappeso e il 12% obeso). Come spiegato da Bellows, infatti, durante l’età adulta il peso tende a salire, ma oltre gli 11 anni molti gatti iniziano a perdere massa muscolare, anche se mangiano normalmente. È un passaggio previsto: i tessuti si rinnovano più lentamente e il corpo assorbe meno proteine.
- Alterazioni muscolo-scheletriche: lo studio clinico di Dowgray ha rilevato che il 58% dei gatti visitati presentava queste alterazioni e che spesso questi erano gatti che non “davano a vedere” il dolore, ma evitavano salti, cambiavano postura o dormivano di più. La review del 2016 chiarisce che nelle articolazioni compaiono rigidità, riduzione dell’elasticità, piccole infiammazioni croniche e cambiamenti nella postura durante il sonno. Sono segnali di un corpo che si muove diversamente, anche se il gatto continua a comportarsi con grande dignità.
- Bocca e denti: nel gruppo di studio il 54% dei gatti analizzati aveva una malattia dentale, associata a irritabilità, sonno aumentato e mantello trascurato. La bocca risente molto dell’età: gengive che si infiammano, denti che richiedono cure più frequenti, masticazione più delicata.
Infine, va monitorata anche la pressione sanguigna e gli organi interni, in particolare reni e tiroide risentono della vecchiaia. Dallo stesso studio il 10% dei gatti presentava azotemia (possibile segno di inizio di malattia renale), il 5% aveva pressione alta (>160 mmHg) e il 3% risultava ipertiroideo. Sono numeri che confermano quanto osservato nelle linee guida: dopo i 7–8 anni, il rischio di problemi renali e tiroidei sale sensibilmente.