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16 Gennaio 2026
6:00

Il limite dei 30 km/h nei centri urbani funziona davvero? Cosa dicono gli studi sulle città europee “zona 30”

Roma segue l'esempio di altre città come Bologna e Milano e adotta il limite dei 30 km/h nel centro città: vediamo se l'entrata in vigore di questo limite di velocità ha portato effettivamente maggiore sicurezza stradale, riducendo l'inquinamento atmosferico.

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Il limite dei 30 km/h nei centri urbani funziona davvero? Cosa dicono gli studi sulle città europee “zona 30”
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A Roma è scattato il limite di velocità di 30 km/h nel centro storico della città: la Capitale segue così l'esempio di altre città italiane, come Bologna e Milano, che negli ultimi anni hanno adottato questa iniziativa per migliorare la sicurezza stradale, cercare di ridurre gli incidenti stradali e l'inquinamento atmosferico. Ma l'introduzione di questo limite di velocità funziona davvero? Secondo il report del Consiglio UE sulla sicurezza dei trasporti (ETSC), i 30 km/h rappresentano la soglia massima entro cui la convivenza tra auto e utenti vulnerabili (pedoni e ciclisti) è considerata accettabile: calano infatti gli incidenti, l'inquinamento acustico e l'emissione di particolato, pur non azzerando i rischi, ma la misura è davvero efficace quando è supportata da strategie urbane su scala più larga. Vediamo quindi cosa dicono i numeri ufficiali.

I dati sulla sicurezza stradale con il limite di velocità di 30 km/h

Il report dell'ETSC evidenzia come la velocità alla guida sia un fattore determinante per la gravità delle lesioni in caso di incidente: più aumenta la velocità, infatti, più aumentano le probabilità di trauma grave. Proprio per questo, il Consiglio sulla sicurezza dei trasporti ha raccomandato ai Paesi UE l'introduzione del limite dei 30 km/h nelle aree residenziali e vicino a scuole e parchi giochi.

Ma, quindi, ci sono effettivamente risultati in termini di sicurezza stradale? Secondo un'indagine condotta da Ramboll, nelle 40 città europee che hanno implementato le zone 30 si è osservata in media una riduzione degli incidenti del 23% e delle lesioni gravi del 38% . Questo perché la velocità ridotta delle vetture aumenta il tempo di reazione dei conducenti e riduce lo spazio di frenata necessario, riducendo il rischio di collisioni di grande impatto. la probabilità di evitare collisioni.

Bisogna però specificare che questo limite non azzera i rischi, soprattutto per i più anziani. Come riportano i dati dell'ETSC, in caso di collisione con un veicolo che viaggia a una velocità massima di 30 km/h, un pedone di età superiore ai 65 anni ha il 15,4% di probabilità di riportare lesioni gravi: sotto i 65 anni, la probabilità è al 9,4%.

I dati su traffico e inquinamento

Dal punto di vista del traffico, le zone 30 km/h contribuiscono a una significativa riduzione del rumore del traffico, fino a 3-5 decibel nelle aree urbane, secondo i dati medi registrati nelle 40 città europee prese in considerazione nell'indagine. Città come Bruxelles e Parigi, infatti, hanno ottenuto una riduzione del rumore fino al 50% in alcune strade secondarie.

Al tempo stesso, il limite dei 30 km/h comporta meno accelerazioni e frenate brusche, riducendo l'usura di pneumatici e freni che, secondo lo studio di Ramboll, può essere responsabile di oltre il 75% delle emissioni di particolato nei contesti urbani.

Insomma, andando più lenti si riducono le frenate violente e le manovre improvvise e, di conseguenza, possono calare anche le concentrazioni di PM10, sulle quali influisce anche l'usura di freni e gomme.

L'effetto sulle emissioni, però, dipende fortemente dallo stile di guida: poiché non è sicuro che il limite dei 30 km/h venga rispettato da tutti i conducenti, non è certo che l'impatto sulle emissioni sia effettivo e tangibile.

Il limite dei 30 km/h da solo non basta

Dal report dell'ETSC emerge però un altro dato interessante: il limite dei 30 km/h, da solo, non basta. L'iniziativa, infatti, funziona davvero se supportata da una strategia di “traffic calming”, con l'obiettivo di rendere più semplice il rispetto di questo limite e scoraggiare velocità più elevate. Tutto questo si traduce nell'introduzione di barriere come rotatorie, dossi o restringimenti di carreggiata, che di fatto rallentano fisicamente il traffico.

A questo vanno poi aggiunti dei controlli efficaci – soprattutto nel primo periodo dopo l'introduzione del limite dei 30 km/h –, che a loro volta possono incentivare la riduzione di velocità nel caso in cui le misure precedenti non siano sufficienti.

Insomma, secondo l'analisi dell'agenzia europea, il limite dei 30 km/h nei centri urbani può portare risultati concreti solo grazie a una combinazione tra le misure di moderazione del traffico (rotatorie, dossi ecc.) e i controlli sulle strade.

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