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17 Febbraio 2026
10:28

Lo stress non fa venire i brufoli, ma può peggiorare l’acne: cosa dicono gli studi scientifici

Lo stress non causa direttamente l’acne, ma può peggiorarla attivando meccanismi ormonali e infiammatori. Attraverso il dialogo tra cervello e pelle, mediatori come CRH e sostanza P aumentano la produzione di sebo e l’infiammazione, favorendo le lesioni. Una relazione bidirezionale in cui anche l’acne può diventare fonte di stress.

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Lo stress non fa venire i brufoli, ma può peggiorare l’acne: cosa dicono gli studi scientifici
stress e brufoli

Appuntamento galante, interrogazione o riunione col capo e spunta un bel brufolone sul viso? Sarà lo stress! Non proprio. Chiariamo subito una cosa: lo stress non fa venire i brufoli dal nulla. I brufoli sono una manifestazione dell’acne, una patologia complessa e multifattoriale, influenzata da genetica, sebo, ormoni e batteri. Se questi elementi non ci sono, lo stress da solo non basta a far spuntare un brufolo come per magia, ma può agire da “aiutante”, peggiorando i segni e i sintomi dell’acne e soprattutto rallentando la scomparsa del brufolo. Si tratta però di una relazione a doppio senso: l'acne può favorire ansia e difficoltà sociali, diventando essa stessa fonte di stress e alimentando un circolo vizioso in cui stress e malattia si rafforzano reciprocamente, come ricorda anche l'Istituto Superiore di Sanità (ISS).

Lo stress peggiora l’acne

La letteratura scientifica mostra che il legame tra stress psicologico e acne poggia su basi biologiche complesse, alcune delle quali sono ancora difficili da capire. L'insorgenza dell'acne è legata principalmente a quattro fattori chiave: eccessiva produzione di sebo, ostruzione del follicolo pilifero dovuta alle cellule morte, proliferazione del batterio Cutibacterium acnes e infiammazione. Quando questi quattro si mettono d’accordo, “tappano” il follicolo pilifero portando alla formazione di punti neri, bianchi e infine, brufoli infiammati.

Lo stress può agire a livello ormonale, infiammatorio e sull’integrità della barriera cutanea, peggiorando quindi una situazione già critica. In breve: lo stress attiva il cervello, il cervello invia segnali ormonali, la pelle risponde producendo mediatori dell’infiammazione, le ghiandole sebacee aumentano la loro attività e l’infiammazione cresce. Il risultato è una barriera cutanea più debole e una maggiore probabilità che compaiano o peggiorino le lesioni acneiche.

Dal cervello alla pelle e ritorno: la ricerca pubblicata su Lancet

Per anni il legame dello stress ai brufoli è stato per lo più di tipo aneddotico (ce la raccontavamo, insomma), ma sempre più studi a partire dagli anni 2000 hanno evidenziato il collegamento tra pelle e cervello. E anche intestino a dir la verità, il cosiddetto asse cervello-pelle-intestino, una sorta di linea telefonica privata tra questi tre organi.

Anzi, già a partire dal 1995 uno studio pubblicato sulla celebre rivista Lancet aveva evidenziato come lo stress psicologico potesse rallentare la guarigione delle ferite, confermando la comunicazione diretta tra cervello e pelle. Ma non dobbiamo immaginare la pelle come un ricettore passivo dei messaggi del cervello: a sua volta risponde e produce ormoni e molecole di regolazione.

brufoli e stress

Le molecole coinvolte nella relazione tra stress, cervello e pelle

Lo stress, anche quello psicologico, attiva l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene e il sistema nervoso simpatico, inducendo la sintesi e il rilascio di neurotrasmettitori, ormoni e citochine, molecole infiammatorie. Tutte queste molecole hanno recettori anche a livello cutaneo, quindi influenzano direttamente la salute della pelle, per esempio aumentando la produzione di sebo. Tra le molecole più importanti rilasciate in risposta a stimoli stressori troviamo l’ormone per il rilascio della corticotropina (corticotropin-releasing hormone, CRH) e la sostanza P.

Il CRH

Il CRH viene prodotto dall’ipotalamo e inizia la cascata di segnalazione che porterà poi alla produzione di cortisolo, il famigerato ormone dello stress. Ma la sua azione non si ferma qui: quando l’organismo è sotto stress, viene prodotto anche a livello cutaneo dove regola la proliferazione e la maturazione dei cheratinociti (le cellule che rivestono il follicolo) inibisce l’apoptosi di diverse cellule cutanee e promuove il rilascio di citochine infiammatorie. Come se non bastasse, aumenta l’attività delle ghiandole sebacee, facendogli produrre più sebo.

Ha una parte anche il caro amico Cutibacterium acnes, l’artista precedentemente conosciuto come Propionibacterium acnes. Solitamente inquilino silenzioso e tranquillo della nostra pelle, quando c’è un eccesso di sebo inizia a farne scorpacciate. Lo scompone, però, in sostanze irritanti che scatenano l'infiammazione e inducono le cellule cutanee a produrre, guarda caso, più CRH, in un loop continuo difficile da interrompere.

brufoli e stress

La Sostanza P

In condizioni di stress, le terminazioni nervose presenti nella pelle rilasciano invece, un neuropeptide, la sostanza P, proprio lì dove c'è già un’infiammazione in atto. Come prevedibile, non fa che peggiorare la situazione, aumentando il rilascio di altri messaggeri chimici dell’infiammazione: IL-1, IL-6 e TNF-α. Lo studio Sebaceous glands in acne patients express high levels of neutral endopeptidase pubblicato su Experimental Dermatology ha infatti riscontrato che nella pelle dei pazienti acneici sono presenti più fibre nervose contenenti sostanza P, rispetto a pazienti più "rilassati".

Acne, stress e ansia: una relazione a doppio senso secondo l’ISS

Il legame tra stress e acne non segue una sola direzione. Se lo stress può peggiorare le lesioni, anche l’acne può avere un impatto psicologico significativo. Come riportato anche dall‘Istituto Superiore di Sanità, l'acne può essere fonte di imbarazzo, abbassamento dell'autostima fino a degenerare in veri e propri episodi ansiosi e depressivi. Tutto ciò si riversa sul cervello, causando ulteriore stress: il disagio emotivo aumenta i segnali fisiologici dello stress, che a loro volta peggiorano l'infiammazione cutanea e l'acne. Per questo, quando necessario, si cerca un approccio terapeutico integrato che tenga conto anche di questi fattori e tuteli il benessere psicologico di chi soffre di acne.

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