
L'artista giapponese Yayoi Kusama, è stata spesso ridotta all'immagine dell"artista dei pois", o anche delle "stanze dell'infinito". È vero che molte delle sue opere presentano ossessivamente i caratteristici pallini, e che alcune delle sue installazioni più recenti e apprezzate sono proprio le Infinity Rooms, che tramite specchi e luci creano degli ambienti immersivi molto suggestivi. Questo, però, non significa che Kusama, morta lo scorso 14 agosto a Tokyo all'età di 97 anni, non abbia avuto un importante ruolo nell'arte del Novecento, con molti plagiatori anche famosi, come vedremo, e una prestigiosa carriera internazionale, resa più difficile da una lunga esperienza psichiatrica. Oggi è una delle artiste più amate e vendute al mondo. Vediamo la sua storia.
Gli inizi dell'artista Yayoi Kusama
Yayoi Kusama nacque nel 1929 nella regione montuosa di Matsumoto, nel Giappone centrale. La sua famiglia, che si guadagnava da vivere coltivando semi, le diede un'educazione molto tradizionale: per questo, quando lei iniziò a mostrare interesse per l'arte intorno ai dieci anni, cercarono di farla desistere. In questo periodo sua madre (che arrivava persino a strapparle i disegni!) costringeva Yayoi a spiare il padre infedele con le sue amanti: l'esperienza fu così traumatica da causarle un'ossessione e un odio per il sesso che continuarono per tutta la vita e che influenzarono molto la sua arte.
Con lo scoppio della Seconda guerra mondiale, anche la giovane Yayoi subì il destino dei bambini in età scolare e andò a lavorare (fino a 12 ore al giorno) in una fabbrica di paracadute. Continuò sempre a disegnare, e durante tutta l'adolescenza espose pubblicamente le sue opere.
Nel 1948, dopo la fine della guerra, convinse i genitori a lasciarla andare a Kyoto per studiare pittura (nello stile modernista giapponese nihonga). Continuò gli studi a Kamakura, e iniziò a organizzare prestigiose mostre personali all'inizio degli anni '50. Ma l'approccio convenzionale dei suoi insegnanti non le bastava più, e decise di trasferirsi negli Stati Uniti anche su consiglio della famosa pittrice americana Georgia O'Keefe, con cui si scambiava delle lettere.

La rivoluzione: Yayoi Kusama negli Stati Uniti
Trasferitasi a New York nel 1957, continuò a creare incessantemente: l'ambiente artistico locale, però, ci mise diversi anni a concederle la fama che meritava, e nel frattempo celebri artisti della Pop Art come Claes Oldenburg e Andy Warhol si appropriarono delle sue idee. Quando l'artista d'avanguardia Lucas Samaras rubò la sua idea della stanza a specchi, la prima mai creata al mondo, Kusama si buttò dalla finestra del suo appartamento.
Ancora una volta, però, non si diede per vinta e tornò a crear. Nel 1966 andò alla Biennale di Venezia senza invito per presentare il suo celebre "Giardino dei Narcisi", una potente critica alla commercializzazione del mondo dell'arte. L'opera in sé era composta da 1500 sfere a specchio, che lei vendette a pochi dollari l'una finché non fu fermata dalla polizia.
Risalgono a questo periodo anche la serie di dipinti Infinity Net, delle grandi tele con pennellate ripetute all'infinito che anticipavano le tecniche seriali del Minimalismo e dell'Arte Concettuale, e le "Accumulazioni", sculture che raffigurano oggetti di uso quotidiano ricoperti da un'ossessiva serie di forme ripetute: queste opere, anche dette "Mobili della Compulsione", erano realizzate raccogliendo oggetti dalle strade di New York (come un divano, delle scarpe o un asse da stiro), che poi venivano ricoperti con forme di tessuto bianco imbottite di cotone: lei li identificava proprio come "peni". La massa di forme falliche, così come le sue numerose performance con persone nude, riflettevano gli sforzi di Kusama nell'affrontare le sue ansie sessuali.

Yayoi Kusama dall'ospedale psichiatrico alla fama
Queste performance causarono grande scandalo negli USA e in Giappone; Kusama tornò nel Paese natale, ma trovò ostilità: dopo un altro tentativo di suicidio cercò un aiuto psichiatrico facendosi ricoverare. Ancora una volta, non smise mai di creare. Venne dimenticata per molti anni, fino a quando lo storico dell'arte giapponese Akira Tatehata riuscì a convincere il governo a farle rappresentare il Giappone alla Biennale di Venezia del 1993. La mostra fu un successo mondiale e le portò finalmente la fama: da allora questo successo, che l'ha portata ad avere un suo museo a Tokyo, non si è mai fermato.
Oggi Yayoi Kusama è l'artista donna più venduta al mondo. Scomparsa a 97 anni, è stata incredibilmente prolifica e attiva. L'avrete vista sui giornali e sui social con le sue parrucche coloratissime e uno stile eclettico e sgargiante: Kusama è sempre stata appassionata di moda, e alla fine degli anni '60 ha persino fondato anche la sua azienda di abiti, con capi audaci che presentavano aperture ambigue (che lasciavano intravedere il seno, i glutei o i genitali di chi li indossava): per la sua performance "Homosexual Wedding" del 1968, disegnò anche un abito da sposa "da orgia" per due persone.