Superportaerei CL. Nimitz
in foto: Superportaerei CL. Nimitz

Una portaerei è una nave militare il cui compito principale è quello di trasportare nel teatro delle operazioni (o a ridosso di esso) una squadriglia di aeroplani, lanciarli in volo e recuperali. Le portaerei permettono quindi a una forza navale di trasportare la propria potenza aerea anche a grandi distanze, senza dover dipendere da basi terrestri locali per gli aerei. Le portaerei si sono evolute rapidamente diventando delle basi aeronautiche galleggianti, arrivando ad operare con fino a 5000 addetti e soppiantando (già a partire dalla Seconda Guerra Mondiale) le grandi corazzate delle flotte, diventando esse stesse le navi ammiraglie. Per questa loro fondamentale importanza operativa, intorno alle portaerei sono state costruite le squadre navali delle marine militari moderne.

Le portaerei nel mondo

Ad oggi solo poche nazioni al mondo posseggono una o più portaerei, principalmente a causa degli elevati costi di produzione e di gestione. A livello mondiale, il record di portaerei nella propria flotta spetta agli Stati Uniti che, da soli, ne posseggono tante quante quelle degli altri Paesi del mondo messe insieme. Nell’immagine che segue è rappresentata la distribuzione delle portaerei nel mondo: in azzurro le nazioni con le portaerei in servizio, in verde le nazioni con portaelicotteri in servizio, in celeste le nazioni che hanno posseduto una portaerei in passato.
Si vede bene come le nazioni "blu", quindi quelle che posseggono portaerei, sono relativamente poche: USA, Russia, Italia, Cina, India, Francia, Spagna e Regno Unito.

Portaerei nel mondo

Le portaerei italiane

L'Italia ha due portaerei di tipo leggere: la prima è la Giuseppe Garibaldi, varata nel 1985, da meno di 14000 tonnellate a pieno carico, la seconda varata nel 2009 è la Cavour, che possiede una stazza di circa 30000 tonnellate a massimo carico.

Portaerei Cavour (credit: Armando Mancini)
in foto: Portaerei Cavour (credit: Armando Mancini)

La classificazione delle portaerei

Esistono vari criteri per classificare una portaerei e tra i principali troviamo la propulsione, le dimensioni.

La propulsione delle portaerei

Tra i vari criteri, il primo è quello legato al tipo di propulsione. Le portaerei infatti possono essere divise in:

  • convenzionali, propulse con motori alimentati da combustibili fossili;
  • non convenzionali, propulse con motori alimentati ad energia nucleare.

Mentre le prime (convenzionali) hanno un’autonomia limitata dovuta al consumo del combustibile, le seconde (non convenzionali) hanno un’autonomia illimitata: il loro limite è dovuto solo alle forniture di armi, viveri e carburante per gli aerei.

Le dimensioni delle portaerei

La seconda classificazione si basa sulle dimensioni: secondo questo criterio le portaerei si dividono in:

  • Superportaerei, capaci di imbarcare oltre 75 aerei;
  • Portaerei di flotta, capaci di imbarcare circa 40 aerei;
  • Portaerei leggere, capaci di imbarcare fino a 20 aeri o elicotteri;
Confronto delle portaerei nel mondo (credit: FOX 52)
in foto: Confronto delle portaerei nel mondo (credit: FOX 52)

La maggior parte delle portaerei americane della U.S. Navy sono classificate come superportaerei non convenzionali: le ultime in produzione sono quelle della classe Gerald R. Ford. La USS Enterprise fu la prima portaerei equipaggiata con motori nucleari e le successive portaerei sfruttarono questa tecnologia per incrementare l'autonomia. La sola altra nazione ad aver seguito l'esempio degli Stati Uniti è stata la Francia con la Charles de Gaulle.

Paragone tra superportaerei e portaerei leggera (credit: Airman Robert Baker, U.S. Navy)
in foto: Paragone tra superportaerei e portaerei leggera (credit: Airman Robert Baker, U.S. Navy)

Come funzionano le portaerei?

Prendendo in esame le superportaerei con propulsione nucleare (come la Gerald R.Ford), vediamo come funziono e quali sono le loro caratteristiche.

USS Gerald R. Ford (credit: U.S. Navy)
in foto: USS Gerald R. Ford (credit: U.S. Navy)

Le superportaerei alimentate da propulsione nucleare hanno una stazza lorda attorno alle 100 mila tonnellate, una lunghezza totale superiore ai 300 metri e un ponte di volo che misura circa 340x80m (più grande di 4 campi da calcio), ci lavorano circa 5000 persone tra marinai ed aviatori, viaggia ad una velocità massima di 56 km/h e può trasportare circa 100 aerei.

Il ponte di volo serve da pista per il decollo e l'atterraggio e presenta la classica configurazione a ponte inclinato. L’unica struttura che sovrasta il ponte è l’isola sul lato di dritta, sede dei ponti di comando della nave e del gruppo di volo, oltre che dei sistemi radar, di comunicazione e delle altre dotazioni elettroniche. Il costo complessivo della nave di una superportaerei nucleare moderna è di circa 13 miliardi di dollari.

Come fanno a decollare e atterrare gli aerei su queste navi?

Il ponte di volo viene servito tramite ascensori, che portano gli arei dalle stive sottostanti fino al livello di volo, dove sono presenti 4 catapulte a vapore con la capacità di lanciare fino a tre aerei contemporaneamente, o di far decollare 2 aerei ed atterrare un terzo sfruttando il ponte inclinato. Lo scopo della catapulta è quello di accelerare il velivolo fino alla velocità di decollo nel poco spazio disponibile.

Le moderne portaerei della U.S. Navy utilizzano cavi che hanno la capacità di arrestare un aereo da 22000 kg alla velocità di 130 nodi (240 km/h) in uno spazio di 104 m. Un velivolo in atterraggio su una portaerei tiene il motore a circa l'85% della massima potenza. Se il cavo ferma l'aereo, il pilota spegne il motore e rilascia il cavo, altrimenti effettua una riattaccata, avendo sufficiente potenza per continuare la corsa sul ponte può riprendere quota, fare un nuovo giro e ripetere l'appontaggio. Gli aerei decollano ed atterrano controvento: per favorirne il decollo una portaerei viaggia a massima velocità, con la prua orientata contro il vento, in modo da incrementare la velocità relativa del flusso dell'aria rispetto all'aereo, stessa cosa per quanto riguarda l'appontaggio: procedendo controvento si riduce la velocità che l'aereo ha rispetto alla nave.

F18 in fase di decollo lanciato da catapulta (credit: U.S. Navy Airman Maebel Tinoko)
in foto: F18 in fase di decollo lanciato da catapulta (credit: U.S. Navy Airman Maebel Tinoko)

Cenni storici

Con lo sviluppo dell’aviazione agli inizi del ‘900 molte marine militari iniziarono ad interessarsi a questa nuova macchina, vedendo del potenziale difensivo, prima che offensivo, nel lanciare in ricognizione dalle proprie corazzate un aereo. Già nel 1912 ci furono i primi record di decollo e atterraggio da una nave militare, sulla britannica HMS Hibernia. Durante la prima guerra mondiale, vedendo il potenziale bellico offensivo, molte navi furono trasformate in portaerei e nel luglio del 1918 si ebbe il primo attacco lanciato da una portaerei, dalla HMS Furious su una base tedesca degli Zeppelin.
La prima nave progettata e costruita come portaerei fu la giapponese Hosho nel 1922.

Portaerei Hosho
in foto: Portaerei Hosho

Fu durante la seconda guerra mondiale che le portaerei giocarono un ruolo fondamentale, soppiantando definitivamente le grandi corazzate.
Il loro ruolo fu importante nel teatro del Mediterraneo e dell’Atlantico, ma fu di fondamentale importanza nel teatro del Pacifico, si pensi per esempio all’Attacco a Pearl Harbor dove i giapponesi furono in grado di trasportare a più di 6000 km quasi 400 aerei con l’ausilio di 6 portaerei, oppure alla Battaglia del Mar dei Coralli dove le flotte americane e giapponesi si scambiarono attacchi aerei nella prima battaglia nella quale nessuna nave entrò nel raggio visivo di una nave avversaria, oppure ancora alla Battaglia delle Midway, dove aerei decollati da tre portaerei americane affondarono con un attacco a sorpresa quattro portaerei giapponesi è considerato il punto di svolta della guerra nel Pacifico.
Dalla fine della WW2 ci sono state importanti e continue innovazioni tecnologiche, che hanno portato questo tipo di nave di essere sempre più grandi, efficienti e specializzati.

Articolo a cura di
Roberto Manzo