
Per la prima volta il Giappone conta più di centomila persone con almeno cento anni. Non è una sorpresa, perché il numero cresce ininterrottamente da 56 anni, però è la prima volta che la curva supera la soglia dei centomila, un dato che ribadisce il primato mondiale del Giappone. Nello specifico i cittadini con almeno cento anni sono 107.677, secondo i dati diffusi dal Ministero della Salute, del Lavoro e del Welfare di Tokyo, quasi ottomila in più rispetto a dodici mesi fa.
E a dominare il club dei centenari sono le donne che sono 94.298, cioè l'87,6% del totale. Quando nel 1963 il governo iniziò a contarli, i centenari erano 153, nel 1981 superarono i mille, nel 1998 i diecimila, nel 2012 i cinquantamila. La più longeva di tutte è Fuyo Kishimoto, 114 anni, che vive a Kyoto e detiene il titolo di donna più anziana del Paese. Tra gli uomini il primato spetta invece a Hikaru Kato, 112 anni, di Kumamoto.
Il record giapponese
Nel 2024, secondo la Banca Mondiale, l’aspettativa di vita in Giappone era di circa 84 anni, tra i valori più alti del pianeta. Il paradosso è che questo Paese così longevo si sta svuotando. Al censimento del 2025 gli abitanti erano circa 123 milioni, oltre tre milioni in meno di cinque anni prima. E i dati diffusi dal Ministero della Salute nel giugno 2026 dicono che nel 2025 le nascite sono scese a 671 mila, il livello più basso da quando esistono le rilevazioni, con una fecondità di 1,14 figli per donna. A fronte di quasi 1,6 milioni di decessi, il Giappone ha perso in dodici mesi oltre 900 mila abitanti.
Secondo l'ultimo rapporto dell'ufficio di statistica del Ministero degli Affari interni, gli over 65 sono 36,19 milioni, il 29,4% dei residenti, la quota più alta tra i Paesi industrializzati. Le proiezioni dell'Istituto nazionale di ricerca sulla popolazione e la sicurezza sociale, l'ente pubblico che elabora gli scenari demografici, indicano che nel 2040 gli ultrasessantacinquenni saranno quasi il 35% e che nel 2070 la popolazione scenderà sotto i 90 milioni, con gli anziani vicini al 39%.
La classifica dei Paesi più vecchi del mondo
L'Istat conferma che l'Italia è tra i Paesi più longevi del mondo, con una speranza di vita alla nascita di 83,4 anni. La nostra traiettoria assomiglia sempre di più a quella giapponese, perché insieme agli anni di vita cresce anche l'età della popolazione, e l'Italia occupa da tempo le prime posizioni della classifica mondiale dell'età mediana. Infatti, secondo il World Population Prospects, la revisione più recente delle stime demografiche delle Nazioni Unite, riprese nell'elaborazione di Our World in Data, questa è la classifica:
- Monaco, con un'età mediana di 53,1 anni;
- Giappone con 50,2 anni;
- San Marino con 49,1;
- Italia con 48,6;
- Portogallo con 47,2;
- Grecia con 47,1;
- Spagna con 46,3;
- Corea del Sud con 46,2;
- Bosnia ed Erzegovina con 46,1;
- Germania con 45,7;
- Croazia con 45,5.
Perché l'Italia è così vecchia
Al 1° gennaio 2026 i residenti in Italia erano 58,9 milioni, sempre secondo i dati Istat, con un’età media della popolazione residente di 47,1 anni. La geografia dell'invecchiamento però non è uniforme: l'area più anziana è il Centro, dove l'età media tocca i 47,7 anni, seguita dal Nord con 47,3, mentre il Mezzogiorno, con 46,4 anni, resta la zona più giovane d’Italia. Gli over 65 sono 14,8 milioni, il 25,1% della popolazione, cioè uno su quattro, e gli ultraottantacinquenni superano i 2,5 milioni e i centenari sono circa 24.700. Inoltre, nel 2025 sono nati 355 mila bambini e sono morte 652 mila persone; il numero medio di figli per donna è sceso a 1,14, un nuovo minimo storico, mentre la speranza di vita è salita a 81,7 anni per gli uomini e 85,7 anni per le donne.
Le previsioni dell'Istat indicano che tra il 2025 e il 2030 l'età media passerà da 46,9 a 48 anni, e gli over 65 saliranno dal 24,7% al 27,2% della popolazione. Allungando lo sguardo al 2050, l'età media supererà la soglia dei 51 anni e gli ultrasessantacinquenni arriveranno al 34,5%, un terzo della popolazione.
Perché l'Italia è così vecchia? La spiegazione più immediata è che gli anziani sono ormai più numerosi dei giovani. Eppure dietro quel rapporto si muovono forze diverse che agiscono da anni nella stessa direzione. La prima è il crollo delle nascite. La seconda è una vita sempre più lunga, resa possibile da una medicina che ha imparato a curare o a tenere sotto controllo malattie che un tempo erano fatali e da un sistema sanitario capillare. A queste si aggiungono un livello di istruzione più alto, che sposta in avanti l'età in cui si formano le famiglie e si fanno figli e stili di vita mediamente più sani rispetto a quelli delle generazioni precedenti.