Due piccole figure antropomorfe, realizzate con una tecnica finora mai documentata nell’Africa australe, sono state individuate nel riparo sottoroccia di La Rochelle, nei pressi della città di Carolina, nella provincia sudafricana di Mpumalanga, nella parte nordorientale del paese. La scoperta è stata descritta da David G. Pearce, del Rock Art Research Institute dell’Università del Witwatersrand, in Sudafrica, e Kiah Johnson, dell’Università britannica di Cambridge, in un nuovo studio pubblicato sul South African Archaeological Bulletin. Il sito di La Rochelle è già noto per la presenza di altre pitture rupestri. Occorre però precisare che al momento non è nota né la cronologia di queste figure, né chi le abbia realizzate; l'eccezionalità di quelle nuove scoperte è la tecnica con la quale sono state realizzate, lo stencil, inedito in Sudafrica fino ad oggi.

Le immagini, alte circa nove centimetri, si distinguono dalle altre pitture presenti nel riparo per il particolare procedimento con cui sarebbero state realizzate. Le figure non sono dipinte direttamente sulla roccia: appaiono come spazi privi di pigmento, circondati da una traccia di colore rosso. Secondo i ricercatori, si tratta appunto di stencil, ottenuti collocando una sagoma sulla parete e soffiando o spruzzando il pigmento intorno ad essa. Una volta rimossa la sagoma, la superficie sottostante rimaneva priva di colore, restituendo così il contorno della figura. Si tratta di una tecnica molto antica: è documentata nell'arte preistorica infatti già a partire da 35.000 anni fa.

Questa interpretazione si basa soprattutto sulla distribuzione del pigmento: la concentrazione è maggiore tra le due sagome e diminuisce progressivamente verso l'esterno, dove si osserva anche un alone di piccole macchie. L'assenza di contorni netti, tipici delle pitture realizzate con pennelli o dita, costituisce un ulteriore indizio a favore della tecnica dello stencil. Non è possibile stabilire quale materiale sia stato utilizzato per creare le sagome. Gli autori considerano diverse possibilità, tra cui cera d'api, argilla, legno, osso, fibre o cuoio, ma sottolineano che non esistono prove a sostegno di una specifica ipotesi. Anche l'identità di chi realizzò le immagini rimane sconosciuta.

Le figure non possono essere datate sulla base dei rapporti con le altre pitture del riparo: non si sovrappongono ad altri motivi già noti e non presentano relazioni che permettano di stabilire una sequenza cronologica. La loro importanza risiede dunque soprattutto nella tecnica impiegata. Sebbene la tecnica dello stencil a sagoma antropomorfa sia conosciuta in diverse regioni del mondo, questo è il primo caso documentato nell'arte rupestre dell'Africa Meridionale. Gli autori auspicano che nuove indagini possano individuare altri esempi, utili a comprendere meglio la diffusione di questa particolare modalità di produzione delle immagini.
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