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Raggiungono fino ai 400 metri di distanza e i 6 metri di altezza, con una velocità che secondo alcune stime potrebbe arrivare ai 60-70 kilometri all'ora, ma in media di media si aggira attorno ai 3o km/h: i "voli" dei pesci volanti della famiglia degli Exocoetidi, capaci di sorvolare a pelo d'acqua la superficie marina, sono di certo uno spettacolo per i naviganti in mare aperto che ne sono testimoni. In realtà, non si tratta di vero e proprio volo: questi animali a tutti gli effetti planano, invece che volare in maniera attiva come fanno gli uccelli, non "sbattono" le ali ma si spingono fuori dall'acqua e planano sfruttando le – questo comportamento si è evoluto come strategia di sopravvivenza per sfuggire ai predatori subacquei. Uscendo dall'acqua, i pesci volanti reagiscono a un attacco imminente e fanno perdere le loro tracce, anche se questo li espone a uccelli marini.
Cosa sono i pesci volanti hanno pinne come ali e coda come timone
I pesci volanti appartengono alla famiglia degli Exocoetidi, un gruppo che comprende oltre 60 specie di pesci dalla forma allungata e aereodinamica, e dalle pinne pettorali sovradimensionate. Raggiungono massimo i 50 cm e vivono nelle acque calde e di alto mare, cibandosi principalmente di plankton. Le pinne pettorali conferiscono a questi animali una "apertura alare" che può raggiungere i 45 cm. In alcune specie, anche le pinne posteriori sono ingrandite e vengono usate per la stessa funzione. I pesci volanti si potrebbero quindi dividere in due tipologie principali in base al modello corporeo.
Il modello "monoplano", più schiacciato lateralmente e con pinne pettorali molto grandi, è meglio adattato per la velocità: questi pesci si lanciano fuori dall'acqua con un angolo di circa 45 gradi, rimanendo in aria per meno tempo ma raggiungendo maggiori altezze.

Il modello "biplano" invece, è più appiattito ventralmente e distende per il volo anche le pinne posteriori: il pesce emerge dall'acqua più lentamente, a un angolo più basso, ma grazie alla forma del corpo e alla maggiore superficie delle sue pinne, ha una maggiore portanza ed è quindi in grado di planare a pelo d'acqua più a lungo e per una maggiore distanza.

In entrambi i modelli corporei, il lobo inferiore della pinna caudale è sovrasviluppato, e agisce da timone, permettendo al pesce volante di direzionare e stabilizzare la planata, proprio come quello di un aereo. Si tratta infatti di un volo planante, non attivo: i pesci volanti non sbattono le pinne per come gli uccelli fanno con le ali, ma si affidano alla propulsione data dalla loro spinta iniziale fuori dall'acqua e a colpi di coda aggiuntivi durante il tragitto.
Per quanto tempo possono volare questi pesci e perché lo fanno
Grazie a questi adattamenti, i pesci volanti sono in grado di rimanere fuori dall'acqua per periodi considerevoli, soprattutto se le condizioni del vento sono favorevoli – il record di volo planato catturato su video ammonta a 45 secondi, con il pesce che immergeva la coda nell'acqua per darsi un'ulteriore spinta. La ragione per cui i pesci volanti si lanciano fuori dall'acqua è per sfuggire a predatori acquatici come delfini, pesci spada e tonni.
Librandosi a mezz'aria, i pesci volanti si tolgono momentaneamente dalla portata dei predatori e si rendono anche più difficili da tracciare con la vista o l'olfatto. Vivendo in gruppo, i pesci volanti spesso reagiscono ai pericoli all'unisono: è quindi possibile evincere la presenza di un pesce o cetaceo predatore da un gruppo di pesci volanti che si lancia fuori dall'acqua. Tuttavia, il trade off del gettarsi fuori dall'acqua è che questa strategia espone ad altri predatori, quelli volanti: uccelli marini come gabbiani, sterne e fregate sono in agguato per acchiapparli a mezz'aria. I pesci volanti devono quindi destreggiarsi tra attacchi dall'alto e dal basso per sopravvivere.
Pesci volanti…un esempio di evoluzione convergente
L'adattamento dei pesci volanti ci offre allo stesso tempo ottimi esempi di diversi fenomeni evolutivi. Si tratta di un caso di evoluzione convergente, ovvero quando una struttura o comportamento si evolve in gruppi di animali non strettamente imparentati tra loro. Il volo planare di tipo non attivo lo possiamo infatti trovare anche negli scoiattoli volanti e nei draghi volanti, che usano dei lembi di pelle ai lati del corpo per planare, ma anche nelle rane volanti (che planano aprendo le zampe e usandole come paracadute) e nei calamari volanti, che si scagliano fuori dall'acqua per brevi periodi proprio come i pesci volanti, e che prolungano e stabilizzano il volo distendendo le pinne posteriori e posizionando i tentacoli a guisa di ala.

Le pinne dei pesci volanti sono anche un esempio di exaptation, "esattamento", ovvero quando una struttura evolutasi per una funzione finisce per essere riutilizzata per un'altra funzione. Inizialmente impiegate per il nuoto, hanno mano a mano assunto una funzione secondaria (non necessariamente legata al volo) negli individui che avevano le pinne più grandi, portando, per selezione naturale, a pinne di dimensioni sempre maggiori, fino a quando non si solo rivelate adatte anche a planare fuori dall'acqua.