fregata minoreuccelli dormono in volo

Ogni sera quando ci mettiamo a letto e chiudiamo gli occhi, ci lasciamo trasportare dal sonno e lentamente iniziamo a dormire. Sembra una cosa così naturale pensare che gli animali dormano come noi, rannicchiati magari in una bella tana calda e accogliente o in fondo ai mari ben protetti dai predatori…E se vi dicessimo che molti animali dormono in maniera completamente diversa? E che anzi, alcuni sanno dormire e nel frattempo fare altro? Sarebbe una cosa incredibile poter riposare e allo stesso tempo lavorare, leggere, scrivere o fare tutte quelle cose poco piacevoli che ci occupano tempo (i lavori di casa, ad esempio)!
Beh, per alcuni animali essere "multitasking" è possibile e in questo articolo vi racconteremo il caso degli uccelli che possono dormire e volare contemporaneamente!

Il cervello per metà attivo e per metà in "standby"

Il volo è un'attività piuttosto stancante e non è facile sostenerla a lungo visti gli sforzi energetici e metabolici richiesti. Sapendo che diverse specie di uccelli possono percorrere enormi distanze, non è difficile pensare che debbano schiacciare un pisolino ogni tanto. E questo è proprio quello che alcuni ricercatori hanno voluto testare.
Ma come fanno gli uccelli a dormire in volo? Un team della Società Max-Planck-Gesellschaft di Monaco di Baviera (Germania) ha analizzato e descritto il modo in cui le fregate (Fregata minor) dormono durante il volo, facendo riposare l'intero cervello (come facciamo noi di solito) o solo una parte di esso. Lo studio pubblicato su Nature Communications descrive proprio questo strano meccanismo che permette alle fregate, tramite un sonno controllato, di mantenere la capacità di volare e orientarsi allo stesso tempo.

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Come hanno fatto gli scienziati a giungere a questa conclusione?
Tramite delle registrazioni elettroencefalografiche (EEG) effettuate su alcuni esemplari durante voli oceanici per un massimo di 10 giorni (corrispondenti a circa 3000 km di volo ininterrotto), gli scienziati hanno potuto monitorare le fasi del sonno degli uccelli e i movimenti di testa e occhi.

Grazie ai questi risultati l'equipe ha dimostrato che le fregate possono dormire con un emisfero alla volta o con entrambi gli emisferi contemporaneamente!
Nello specifico, gli esemplari hanno sonnecchiato con solo metà del cervello (sonno uniemisferico) per alcuni minuti controllando nel mentre la situazione con un occhio aperto (quello collegato all'emisfero attivo). Ma non solo: seppur sporadicamente e per pochi secondi, hanno dormito anche con entrambi gli emisferi crollando in un sonno REM profondo (Rapid Eye Movement), facendo cadere la testa in avanti e riprendendo velocemente il tono muscolare del collo terminato il "pisolino". Ve lo immaginate un uccello nel cielo con la testa penzolante? È proprio quello che è successo!

Queste pause si sono riscontrate specialmente nel volo planato ad alta quota, dove gli uccelli sono abbastanza liberi e sostenuti dalle correnti per riposare senza intoppi. Questo tipo di sonno, però, non sembra essere particolarmente ristoratore né di "qualità" quanto piuttosto una condizione necessaria e limitata a voli molto intensi. 

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Lo studio proposto è stato condotto sulle fregate e non può essere preso come assoluto ad indicare queste tecniche di sonno-veglia come comuni in tutti gli uccelli. Alcune specie possono quindi dormire a tratti mentre altre possono rimanere sveglie a lungo durante le migrazioni, mostrando insonnia durante le sessioni di volo.
Per le fregate queste combinazioni di sonno unilaterale o bilaterale (che coinvolgono quindi un solo emisfero o entrambi) sono tipiche anche sulla terraferma. Si tratta ad ogni modo di meccanismi che possono mutare da situazione a situazione in base alla specie, ai ritmi giornalieri (circadiani) e ai metodi di sopravvivenza.
Giusto una curiosità finale: anche molti mammiferi come foche e delfini possono nuotare e dormire con solo metà cervello, una capacità che sembra essere possibile anche per noi umani. Magari ve ne parleremo in un altro articolo…

Articolo a cura di
Nicole Pillepich