
Le scie bianche lasciate dagli aerei non sono tutte uguali dal punto di vista climatico. Alcune svaniscono rapidamente, mentre quelle che persistono più a lungo possono contribuire al riscaldamento dell'atmosfera. Proprio per questo negli ultimi anni sono diventate oggetto di progetti che cercano di ridurne la presenza senza modificare in modo sostanziale le normali operazioni di volo.
È in questo contesto che Google sta sperimentando con Cathay Pacific, compagnia aerea con sede a Hong Kong, la propria tecnologia, che usa l'AI per individuare dove possono formarsi scie persistenti. Le indicazioni vengono messe a disposizione degli equipaggi, permettendo loro di evitare le zone critiche con piccoli cambi di quota quando le condizioni operative lo consentono.
La tecnologia AI per prevedere dove si formeranno le scie di condensazione degli aerei
Il problema principale è capire in anticipo dove un velivolo incontrerà le condizioni atmosferiche adatte alla comparsa di una scia persistente. Non basta infatti sapere che in quota fa freddo. Contano soprattutto temperatura e umidità, che possono variare sensibilmente anche tra zone vicine e nel corso di poche ore.
La tecnologia sviluppata da Google combina dati meteorologici, satellitari e di volo con modelli di AI per mappare le aree dell'atmosfera in cui il rischio è maggiore. L'azienda applica l'intelligenza artificiale anche alle previsioni meteorologiche, ma in questo caso l'obiettivo è molto più circoscritto e consiste nello stimare dove il passaggio di un aereo potrebbe generare una scia duratura.
Con Cathay Pacific queste indicazioni possono arrivare direttamente in cabina tramite il Wi-Fi di bordo e l'Electronic Flight Folder, lo strumento digitale usato dalla compagnia per fornire ai piloti le informazioni operative. Una volta individuato uno strato critico, non è necessario modificare completamente il percorso. In alcuni casi può bastare salire o scendere leggermente di quota, in modo simile a quanto già avviene per evitare una zona di turbolenza. Ogni variazione deve comunque rientrare nelle normali procedure di sicurezza e tenere conto del traffico aereo.
I risultati dei primi test di Google e Cathay Pacific
La prima fase ha coinvolto più di 100 voli selezionati nella rete della compagnia. Di questi, oltre 80 hanno effettivamente seguito percorsi pensati per evitare le zone favorevoli alle scie persistenti. Analizzando poi le immagini satellitari, Google ha stimato una riduzione di circa il 40% dell'effetto di riscaldamento associato alle scie prodotte da quei voli.
Il dato va però interpretato correttamente. Non significa che gli aerei abbiano ridotto del 40% il proprio impatto climatico complessivo, né che le emissioni di CO2 siano diminuite nella stessa misura. La percentuale riguarda soltanto il riscaldamento attribuibile alle scie di condensazione nei voli che hanno seguito i percorsi di evitamento.
Tra le tratte coinvolte c'è anche la Hong Kong-Singapore, dove si verificano con una certa frequenza condizioni favorevoli alla persistenza delle scie. Secondo Google, gli interventi effettuati su questo collegamento hanno rappresentato oltre la metà del beneficio climatico stimato durante il test pilota. Ora il progetto entra in una seconda fase più ampia, che comprenderà rotte asiatiche e transpacifiche. Cathay Pacific è il primo partner aereo commerciale di Google in Asia a sperimentare questa tecnologia sui voli ultra-lunghi.
La sperimentazione precedente e l'impatto sui consumi di carburante
Quello con Cathay Pacific non è il primo esperimento condotto da Google. Nel 2023 l'azienda aveva collaborato con American Airlines su 70 voli di prova: usando le indicazioni generate dall'AI e modificando la quota quando necessario, i piloti avevano ottenuto una riduzione del 54% delle scie osservate rispetto ai voli che non seguivano quei suggerimenti.
Nel 2026 il progetto è stato portato su scala molto più ampia, integrando il sistema nella normale pianificazione di American Airlines e coinvolgendo oltre 2.400 voli transatlantici. Tra i 112 voli che erano riusciti a seguire il piano di evitamento, il tasso di formazione delle scie è risultato inferiore del 62% rispetto al gruppo di controllo.
Resta però un aspetto da valutare. Cambiare altitudine può richiedere più carburante e, di conseguenza, aumentare le emissioni di CO2. Nel 2023 gli aeromobili che avevano effettuato le manovre avevano consumato circa il 2% in più, un incremento che Google stimava pari a circa lo 0,3% se rapportato all'intera flotta, perché solo una parte dei collegamenti necessita di modifiche. Nel test più ampio del 2026, invece, non è emersa una differenza statisticamente significativa nei consumi tra i voli confrontati.
La sfida, dunque, non è eliminare qualsiasi scia visibile, ma riconoscere soprattutto quelle che possono persistere e contribuire al riscaldamento, intervenendo soltanto quando il beneficio climatico atteso giustifica la variazione di quota. La nuova fase con Cathay Pacific servirà a capire se questo approccio può funzionare nelle operazioni quotidiane di una grande compagnia aerea ed essere esteso a rotte e condizioni atmosferiche differenti.
Perché alcune scie durano più a lungo e possono riscaldare l'atmosfera
Le scie di condensazione sono vere e proprie nubi formate da cristalli di ghiaccio. Si originano quando il vapore acqueo presente nei gas di scarico dei motori incontra aria a temperature molto basse. L'acqua condensa e congela attorno a minuscole particelle emesse dall'aeromobile, rendendo visibile la caratteristica linea bianca.
La maggior parte di queste tracce si dissolve rapidamente. Se però l'aria circostante è abbastanza fredda e umida da risultare sovrasatura rispetto al ghiaccio, i cristalli possono continuare a crescere. La nube artificiale può allora persistere molto più a lungo, allargarsi e assumere caratteristiche simili a quelle dei cirri.
Le conseguenze sul clima non sono tuttavia identiche in ogni situazione. Durante il giorno queste formazioni possono riflettere verso lo spazio una parte della radiazione solare, contribuendo al raffreddamento, ma allo stesso tempo riducono la quantità di radiazione infrarossa emessa dalla Terra che riesce a raggiungere lo spazio. Di notte viene meno la componente legata alla luce solare e prevale quella riscaldante. Considerando il bilancio complessivo, le valutazioni scientifiche indicano per le scie persistenti e le nubi che possono derivarne un effetto netto di riscaldamento, anche se la sua entità resta soggetta a incertezze.