
Il sorriso è una forma di comunicazione non verbale che noi consideriamo un gesto evidente di apertura e cordialità, ma non in tutte le culture del mondo è così: il sorriso è interpretato come segno di gentilezza soprattutto nei paesi occidentali, dove viene investito di significati positivi legati al benessere, alla disponibilità e alla buona educazione. Tuttavia, numerose ricerche sociologiche mostrano quanto il sorriso non possieda ovunque lo stesso valore comunicativo. Al contrario, in molte società il sorriso è un segnale con accezioni negative e, alle volte anche pericolose.
Il sorriso come costruzione culturale non universale
Benché la capacità biologica di sorridere sia presente in tutti gli esseri umani, il significato attribuito a questo gesto varia profondamente da un contesto all'altro. In molte società occidentali contemporanee il sorriso è incorporato nelle norme della "buona comunicazione", diventando quasi un automatismo relazionale. Tuttavia, studi comparativi sociali mostrano che in altre culture il sorriso non indica necessariamente accoglienza e gentilezza.
In effetti, in molte aree del Nord Europa, come Finlandia o Norvegia, sorridere senza un motivo concreto può essere percepito come comportamento strano o addirittura sospetto, corrotto. In Giappone, d'altra arte, un sorriso può servire a mascherare imbarazzo o disagio, non certo a esprimere un sentimento di accoglienza. In Thailandia esistono numerose tipologie di sorriso, alcune usate per esprimere imbarazzo, tensione o dissenso. In molti casi il sorriso viene quindi nascosto, abbassando la nuca e mai guardando negli occhi una persona mentre si sorride.
Questi esempi sparsi per il mondo mettono in discussione l'idea, diffusa soprattutto nel mondo occidentale, che il sorriso sia un "linguaggio universale dell'apertura" e che il gesto non comunichi ovunque lo stesso messaggio. Storicamente, inoltre, si possono trovare diverse testimonianze del ruolo ricoperto dal sorriso in epoche lontane da noi.
Quando sorridere diventa sospetto
Il significato del sorriso dipende anche e infatti dalla storia politica di un determinato luogo.
In Russia, ed in altri paesi dell'Europa orientale, la serietà del volto ha le sue radici nella lunga esperienza sovietica, dove l'espressività facciale era regolata e spesso scoraggiata in pubblico, preservando una serietà e un rigore massimo nei contesti più formali e riservando lo svago e l'affettuosità tra le mura di casa.
In particolar modo, le ricerche sociologiche di Alexei Yurchak hanno mostrato come la neutralità espressiva in Russia comunicasse affidabilità e prudenza, mentre un sorriso non giustificato poteva essere interpretato come superficialità, scarsa credibilità o persino corruzione in ambienti politici e pubblici.
Gerarchie sociali del sorriso
Oltre alla dimensione gerarchico-politica, è utile ricordare che il sorriso può avere significati sociali molto più stratificati della semplice cortesia.
Le ricerche di Arlie Hochschild sulla regolazione emotiva mostrano come, in molte culture e contesti professionali, sorridere non sia un gesto spontaneo ma una vera e propria prestazione richiesta dal ruolo, chiarendo come in molti contesti sorridere diventi una prestazione regolata dalle aspettative sociali.
Nei contesti patriarcali questa dinamica si accentua: il sorriso diventa un comportamento atteso da parte dei gruppi subordinati, in particolare dalle donne, come segnale di disponibilità e accomodamento. In questi casi, dunque, sorridere non è tanto un atto libero quanto un elemento di un più ampio "regime emotivo", che disciplina come ci si deve presentare agli altri e quali emozioni è legittimo mostrare.
Un altro caso fuori dalla nostra norma occidentale appartiene alle società dell'Africa occidentale e del Medio Oriente, dove il sorriso è riservato a contesti familiari o relazionali consolidati. Studi etnografici classici, come quelli di Meyer Fortes, hanno evidenziato che mostrare emozioni positive agli estranei può risultare eccessivamente intimo o fuori luogo.
La comunicazione pubblica di affetto si affida più alla postura, al controllo del corpo e al tono della voce, mentre il sorriso è un segnale di fiducia e appartenenza ritenuto intimo. La sua rarità ne aumenta il valore relazionale: non un gesto automatico, ma un segno che la distanza sociale si sta riducendo.
Globalizzazione del sorriso
Per concludere, non si può non riflettere su come il marketing globale, il costumer service e i social media abbiano contribuito alla diffusione di un modello emotivo che collega il sorriso alla professionalità e alla positività.
Ma questa "globalizzazione dell'espressività" non ha cancellato le differenze culturali: genera semmai nuovi fraintendimenti. Sempre più spesso, infatti, nei contesti lavorativi internazionali, ad esempio, colleghi statunitensi tendono a interpretare la serietà come ostilità, mentre professionisti europei o asiatici possono percepire l'eccesso di sorrisi come superficialità o mancanza di rispetto.
La sociologia interculturale mostra che il sorriso, alla fine, è uno dei gesti più facilmente mal interpretati.