11 Giugno 2023
12:30

Chi erano davvero i ninja, i soldati giapponesi capaci di colpire senza farsi vedere

I ninja giapponesi fanno ormai parte della cultura popolare di tutto il mondo. La loro fama in operazioni segrete e azioni dietro le linee nemiche suscita fascino e curiosità. Ma quando sono esistiti e chi erano veramente?

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A cura di Erminio Fonzo
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Chi erano davvero i ninja, i soldati giapponesi capaci di colpire senza farsi vedere
chi erano davvero ninja

I ninja furono guerrieri attivi tra il ‘400 e il ‘500, quando in Giappone si combattevano continuamente guerre tra i signori feudali. Il compito dei ninja era effettuare operazioni speciali, come lo spionaggio, i sabotaggi e gli omicidi. I ninja, inoltre, erano specialisti del travestimento e sapevano usare un gran numero di armi, tra le quali i celebri shuriken, cioè le stelle con punte affilate da scagliare contro i nemici.

Nel ‘600, dopo che in Giappone si era affermato un saldo governo centrale e le guerre civili erano terminate, i ninja iniziarono a declinare e gradualmente scomparvero del tutto. Nelle operazioni di intelligence furono sostituiti da corpi regolari dell’esercito. La fama dei ninja, però, è rimasta viva anche dopo la loro scomparsa e oggi è parte integrante della cultura pop.

Chi erano i ninja

I ninja erano mercenari assoldati dai grandi feudatari giapponesi, i daimyo, per operazioni di spionaggio e sabotaggio. Come sappiamo, tutte le forze armate hanno bisogno di reparti per le operazioni speciali, cioè azioni non comprese nelle ordinarie tattiche militari, che spesso includono l’infiltrazione dietro le linee nemiche. Oggi tra i reparti di questo tipo più noti ci sono i Navy Seals e la Delta Force delle forze armate statunitensi. Per certi aspetti i ninja appartenevano alla medesima categoria, ma non erano organizzati come un corpo di un esercito regolare.

Raffigurazione di un ninja (1817)
Raffigurazione di un ninja (1817)

Negli anni nei quali furono attivi, i ninja erano chiamati con vari termini, il più diffuso dei quali era shinobi, che letteralmente significa “rubare” e rende l’idea delle operazioni furtive. Il nome a noi familiare, ninja, all’epoca non era tra i più diffusi ed è diventato di uso comune dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Nascita e sviluppo dei ninja

Sin dall’epoca antica in Giappone c’erano soldati incaricati dello spionaggio e di incursioni dietro le linee nemiche. Tuttavia, i ninja veri e propri emersero solo nel ‘400, quando alcuni uomini reclutati dai daimyo iniziarono a ricevere uno specifico addestramento per le operazioni segrete. La nascita dei “soldati speciali” fu favorita dalla difficile situazione politica nella quale si trovava il Giappone, che tra il ‘400 e il 1603 attraversò una lunga fase di guerre civili nota come periodo Sengoku (periodo degli Stati combattenti). Formalmente il potere era nelle mani dell’imperatore, ma nei fatti era amministrato dai daimyo, ognuno dei quali controllava una porzione di territorio.

I domini dei Daymio nel XVI secolo (credit Ro4444)
I domini dei Daymio nel XVI secolo (credit Ro4444)

Anche lo shogun, una sorta di primo ministro che in altre epoche ha avuto il controllo effettivo del territorio e un potere spesso superiore a quello dell’imperatore, non era in grado di controllare il Paese. I daimyo erano in continua guerra tra di loro e si servivano di eserciti composti di samurai, la celebre élite militare giapponese. I samurai, però, ritenevano disonorevole compiere attentati e sabotaggi e per tale ragione i daimyo iniziarono ad assoldare “truppe speciali”, in genere appartenenti agli strati più umili della popolazione: i ninja.

Le loro azioni e attività

I ninja erano incaricati di numerose operazioni. Una delle principali era lo spionaggio, nel quale erano particolarmente abili grazie alle loro capacità di travestimento. Erano usati, inoltre, per il sabotaggio, in particolare per appiccare incendi ai castelli e ad altri edifici dei daimyo nemici. Uno dei casi più noti è quello del castello di Sawayama, situato nella città di Hikone: nel 1558 un gruppo di quarantotto ninja riuscì a penetrare nell’edificio, appartenente a un nemico del loro signore, e a dargli fuoco.

Tra i compiti dei “soldati speciali” c'erano anche gli omicidi dei daimyo rivali o di altri personaggi. Per portare a termine il compito i ninja usavano tecniche diverse a seconda delle circostanze: si nascondevano per colpire a distanza con dardi o armi da fuoco; si travestivano per avvicinare e pugnalare le vittime; si servivano del veleno.

Un ninja in abiti femminili si prepara a uccidere un nemico (raffigurazione del 1886)
Un ninja in abiti femminili si prepara a uccidere un nemico (raffigurazione del 1886)

Le tattiche e le armi

I ninja erano specialisti dell’occultamento e dell’inganno. Per esempio, erano abili nel mimetizzarsi tra il fogliame degli alberi e colpire le vittime senza essere visti. In molti casi, distraevano le guardie degli edifici nei quali volevano penetrare appiccando incendi a breve distanza.

Le armi usate dai ninja erano numerose. Spesso portavano una katana, la tipica spada lunga giapponese, ma si servivano anche di armi più piccole, che potevano essere facilmente occultate. Per esempio, disponevano di una vasta gamma di shuriken, cioè dardi metallici da scagliare contro il nemico. Particolarmente noti sono gli hira shuriken, in Italia conosciuti anche come stelle ninja, cioè proiettili metallici dotati di varie punte.

Tipi di shuriken
Tipi di shuriken

I ninja si servivano anche delle kusarigama, delle piccole falci molto affilate, degli happo, una sorta di uova ripiene di polvere accecante, usati per facilitare la fuga, e di altre armi. Con il passare degli anni impararono a usare anche gli esplosivi e le armi da fuoco.

I "soldati speciali", però, non avevano divise o vestiti specifici e, sebbene oggi siano spesso rappresentati vestiti di nero, in realtà si servivano di normali abiti civili, altrimenti sarebbe stati facilmente riconoscibili.

Il declino dei ninja

All’inizio del Seicento la dinastia dei Togukawa riuscì a prendere il controllo di tutto il Giappone. I membri della famiglia assunsero la carica di shogun e la conservarono ininterrottamente fino al 1868. Fu il periodo Edo (dal nome antico della capitale, oggi Tokyo), durante il quale gli scontri tra i daimyo terminarono e lo shogun, pur essendo formalmente soggetto all’imperatore, era il vero padrone del Giappone. I ninja iniziarono a declinare, perché le azioni dietro le linee nemiche erano meno necessarie del passato. Lo spionaggio era ancora importante, ma a tale scopo fu fondato un nuovo corpo, gli oniwaban.

L’ultimo impiego su larga scala di ninja avvenne nel 1637-38 in occasione della ribellione di Shimabara, una rivolta di giapponesi di religione cristiana, schiacciata dal governo anche grazie all’aiuto delle “truppe speciali”. Negli anni successivi alcuni daimyo continuarono a ingaggiare i ninja, ma si servivano di loro soprattutto come guardie del corpo. Gradualmente, i “soldati speciali” diminuirono di numero fino a scomparire.

L'assedio del castello di Hara
L’assedio di un castello durante la ribellione di Shimabara

I ninja nella cultura popolare

Dopo la scomparsa, i ninja sono entrati nel folklore del Giappone. Le prime leggende su di loro fiorirono già nel periodo Edo e talvolta attribuivano ai protagonisti poteri sovrannaturali, come l’abilità di diventare invisibili o di volare.

In tempi più recenti, la fama dei ninja si è diffusa in tutto il mondo. Essi infatti, per la segretezza delle loro azioni e il mistero che li circonda, suscitano molta curiosità e sono protagonisti di film, cartoni animati, videogiochi, fumetti. Come non pensare, per esempio, alle celebri Tartarughe ninja create negli anni ’80 negli Stati Uniti o al manga Naruto? Spesso, però, la raffigurazione dei ninja è basata più sulla leggenda che sulla storia reale.

Persone in abiti da ninja durante il festival del castello di Himeji (credi Corpse Reviver)
Persone in abiti da ninja durante il festival del castello di Himeji (credit Corpse Reviver)
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