
Fra i tanti prodotti d’eccellenza “Swiss made”, l’orologio svizzero, dai modelli per il grande pubblico ai pezzi da collezione dal costo astronomico, è sicuramente uno dei più riconosciuti, apprezzati e diffusi in tutto il pianeta: il Paese è così famoso in tutto il mondo grazie a una combinazione di storia, religione e precisione artigianale. Una reputazione che non nasce da una campagna pubblicitaria ideata a tavolino, ma da una lunga e varia tradizione, nella quale hanno avuto un ruolo decisivo gli eventi geopolitici e religiosi del Vecchio Continente, il territorio svizzero e la capacità di trasformare una raffinata attività artigianale in un’industria altamente qualificata.
La nascita dell’orologeria svizzera: Calvino e la Riforma protestante nel XVI sec
Per iniziare a comprendere come l’arte orologiera svizzera sia diventata oggi quello che è, dobbiamo partire dalle grandi trasformazioni religiose che investirono l’Europa nel corso del Cinquecento. Secondo la tradizione, infatti, le origini dell’orologeria svizzera affondano le proprie radici nella storia della città di Ginevra, al tempo profondamente segnata dalla Riforma protestante.
Ginevra ospitò per un certo periodo il teologo francese Jehan Cauvin, noto in italiano come Giovanni Calvino, colui contribuì a trasformare la città in uno dei principali centri del protestantesimo europeo. Tra le altre cose, nella sua severa concezione dei costumi, Calvino condannava l’ostentazione del lusso e scoraggiava l’esibizione di gioielli e oggetti preziosi: in questo clima di austerità morale, gli orafi e gli artigiani ginevrini si dovettero reinventare spostando sull’orologeria la propria produzione. A differenza dei gioielli, infatti, gli orologi non erano accessori per mettere in bella mostra la propria ricchezza, ma strumenti funzionali al lavoro e necessari per la puntualità nelle attività produttive.
A favorire ulteriormente la diffusione della pratica contribuirono anche gli ugonotti, i protestanti francesi perseguitati per la loro dottrina e molti dei quali trovarono asilo proprio a Ginevra portando con sé conoscenze artigianali e competenze tecniche sulla lavorazione dei metalli e su quella dei componenti meccanici.
Lavoro artigianale e tradizione rurale: il XVII secolo e l’établissage
Nel corso del Seicento, la pratica dell’orologeria si diffuse poco a poco nelle regioni montuose del Giura. Qui, il territorio inadatto a forme di agricoltura estensiva e i lunghi mesi di inattività invernale costringevano gli abitanti delle vallate a integrare il lavoro contadino con altre occupazioni: la produzione di componenti per gli orologi poteva essere svolta nelle abitazioni private e richiedeva strumenti relativamente semplici.
Non era necessario che ogni artigiano costruisse interamente da sé un orologio: ciascuno poteva specializzarsi nella realizzazione di un ben preciso componente o nello svolgimento di un particolare compito, per poi assemblare il tutto e realizzare un prodotto fatto e finito. Un po’ come una catena di montaggio diffusa, che più tardi venne identificata con il nome di établissage. Questa particolare organizzazione del lavoro diede vita a una rete coordinata di piccoli laboratori artigianali, nella quale uno specifico know-how veniva tramandato di generazione in generazione.
Una produzione sempre più specializzata dal XVIII e al XIX sec
Nel corso del Settecento questa pratica diventò sempre più efficiente: quello dell’orologiaio diventò un lavoro specializzato a tutti gli effetti, che richiedeva conoscenze e competenze sempre più tecniche e complesse. L’orologeria iniziò quindi a modificare l’assetto del territorio: il caso più emblematico fu quello delle città di La Chaux-de-Fonds e Le Locle, nel Canton Neuchâtel, che da centri rurali si trasformarono in città industriali con abitazioni, laboratori, servizi e magazzini, e successivamente fabbriche, organizzati in funzione della produzione. Nel 2009, l’UNESCO ha riconosciuto la storia e il valore di questo paesaggio urbano, inserendo le due città nella lista dei Patrimoni mondiali dell’umanità.
Nel corso dell’Ottocento la fama degli orologi svizzeri era ormai consolidata in tutta Europa e aveva scalzato anche le storiche produzioni di Francia e Regno Unito, portando la realizzazione degli orologi sempre più verso la realtà industriale, pur non abbandonando mai la minuziosa cura del particolare, tipica dell’attività artigianale.
Il XX secolo e la realtà moderna: l’orologio Swiss made
Sul finire del Novecento, l’orologeria svizzera entrò in crisi per l’innovazione che avrebbe stravolto il mercato su larga scala: quella dell’orologio al quarzo. Tecnologia che consentiva di realizzare orologi più precisi con costi di produzione più bassi e, di conseguenza, prezzi più accessibili alla vendita.
La risposta non arrivò con un tentativo di competere su larga scala con la nuova tecnologia, ma dal concentrare il frutto della propria tradizione sull’alta gamma, trasformando l’orologio meccanico in un sinonimo di qualità elevata, che unisce il sapere stratificato di una tradizione vecchia di secoli con i design più moderni.
Nel 2020, l’UNESCO ha iscritto le competenze nella meccanica degli orologi e d’arte nella Lista dei patrimoni culturali immateriali dell’umanità.
Swiss made è ancora un sinonimo di qualità?
Swiss made non è solo un riferimento generico al “made in Svizzera”, ma un marchio, un’indicazione di provenienza rigorosamente regolamentata dal sistema legislativo svizzero, che ne disciplina gli standard, le materie prime e i processi di produzione. Per fare un esempio, per quanto riguarda i prodotti industriali, almeno il 60% dei costi di produzione deve essere realizzato in Svizzera e una fase significativa della fabbricazione deve svolgersi all'interno dei confini del Paese.
Regole che, ovviamente, si rapportano anche alla realizzazione degli orologi: questo significa che per poter essere definito Swiss made, un orologio deve rispettare specifici requisiti: come dicevamo, almeno il 60% dei costi di produzione deve essere sostenuto in Svizzera, lo sviluppo tecnico, l'assemblaggio e il controllo finale devono essere effettuati in Svizzera.
La Svizzera resta oggi uno dei principali centri mondiali della produzione di orologi di fascia alta. Nel 2025 le esportazioni dell'industria orologiera hanno raggiunto 25,6 miliardi di franchi. Un risultato che, nonostante le oscillazioni del mercato e l’ormai fortissima concorrenza internazionale, ci dà ancora la dimensione del ruolo che la produzione di orologi ha nell’economia del Paese.