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22 Marzo 2026
13:00

Perché non si può fare rifornimento self-service di GPL in Italia: sicurezza e rischi del fai da te

In Italia il self-service GPL è limitato da norme severe. I rischi tecnici, come vapori infiammabili e ustioni da freddo, impongono requisiti onerosi e corsi per gli utenti, rendendo il rifornimento autonomo un'eccezione rispetto ad altri Paesi europei.

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Perché non si può fare rifornimento self-service di GPL in Italia: sicurezza e rischi del fai da te
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Chiunque abbia un'auto a GPL in Italia sa benissimo che non è permesso fare rifornimento self-service. Questo in realtà è vero solo parzialmente. All'interno del decreto del 31 marzo 2014 viene infatti detto che è possibile fare rifornimento in autonomia di GPL a patto che vengano soddisfatti tutta una serie di requisiti. Ed è proprio qui il nocciolo della questione: si tratta di requisiti così stringenti da scoraggiare la maggior parte degli esercenti che, per semplicità, preferiscono limitarsi al rifornimento negli orari di apertura. In Italia, le ragioni di sicurezza e le normative vigenti sono più stringenti rispetto a quelle di altri Paesi europei in cui è consentito il self-service. Ma per quale motivo?

I requisiti previsti dal decreto

All'interno dell'allegato al decreto 31/3/2014 vengono specificate le caratteristiche necessarie per poter autorizzare il rifornimento self service. Il primo punto riguarda la sorveglianza delle pompe: nel caso in cui l'impianto sia aperto è necessario che sia sempre presente sul posto un addetto per fornire assistenza ai clienti; in caso di impianto chiuso è obbligatorio installare un sistema di video-sorveglianza che permetta di monitorare in qualunque momento la situazione e di comunicare con l'utente 24 ore su 24.

Ma non solo: ciascun utente per poter fare rifornimento dovrebbe essere dotato di un'apposita scheda che riporti il nominativo dell'utente, la targa e che abbia una validità legata a quella del serbatoio installato sul veicolo. Per poter ottenere una tessera per il self-service l'utente dovrebbe essere informato tramite un corso sulle modalità di rifornimento, sui rischi connessi, sulle limitazioni, i divieti e i comportamenti da tenere in caso di emergenza. Inoltre è prevista anche una dimostrazione pratica sul corretto utilizzo del distributore self-service e sulle modalità di rifornimento del veicolo.

Insomma, si tratta di condizioni piuttosto stringenti e onerose da un punto di vista economico, e proprio per questo ad oggi il self-service di questi combustibili in Italia è sostanzialmente un'utopia – a differenza di quanto accade in altri Paesi europei come Germania o Francia.

Perché la legge italiana è così stringente: i motivi e rischi

Il primo aspetto da considerare è che in questo ambito la legge italiana ha un approccio alla responsabilità civile più protettivo rispetto a quello di altri Paesi, dove invece si assume che il cittadino sia responsabile delle proprie azioni. Questo approccio più precauzionale viene adottato per il GPL e non per la benzina e il gasolio per motivi tecnici ben precisi, legati alla fisica di questo combustibile.

A differenza dei carburanti liquidi tradizionali, il GPL è una miscela di propano e butano che a pressione atmosferica si presenta in forma gassosa. Per mantenerlo liquido a temperatura ambiente viene stoccato sotto pressione, tipicamente tra i 5 e gli 8 bar. Questa caratteristica comporta due rischi specifici che la benzina e il gasolio non presentano.

Il primo è legato alla vaporizzazione istantanea: nel momento in cui si distacca la pistola, una piccola quantità di GPL liquido fuoriesce e, passando bruscamente a pressione atmosferica, si trasforma in una nuvola di vapori invisibili potenzialmente infiammabili (se presenti in una concentrazione sufficiente). A differenza di una perdita di benzina i vapori di GPL si disperdono nell'aria senza lasciare tracce visibili. Essendo inoltre più pesanti dell'aria, tendono ad accumularsi nelle zone basse come pozzetti e aree poco ventilate, dove anche una singola scintilla, ad esempio di origine elettrostatica, potrebbe essere sufficiente a innescarli.

Il secondo rischio riguarda le ustioni da freddo: quando il GPL liquido fuoriesce e si vaporizza rapidamente, assorbe una grande quantità di calore dall'ambiente circostante, raggiungendo anche temperature nell'ordine dei −42°C, rendendo anche un contatto accidentale e breve potenzialmente in grado di causare ustioni da freddo.

È la combinazione di questi fattori (invisibilità del gas, tendenza ad accumularsi e rischio di ustioni) a rendere il rifornimento di GPL oggettivamente più complesso da gestire in autonomia rispetto ai combustibili liquidi tradizionali, e a spiegare il perché dietro a questo quadro normativo.

Sono un geologo appassionato di scrittura e, in particolare, mi piace raccontare il funzionamento delle cose e tutte quelle storie assurde (ma vere) che accadono nel mondo ogni giorno. Credo che uno degli elementi chiave per creare un buon contenuto sia mescolare scienza e cultura “pop”: proprio per questo motivo amo guardare film, andare ai concerti e collezionare dischi in vinile.
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