
Tra le strade di Berlino sono stati stabiliti 13 record del mondo nella maratona, 9 maschili e 4 femminili, più che in qualunque altra gara su questa distanza. Il percorso che domenica 27 settembre ospiterà la 52ª edizione ha poco più di 70 metri di dislivello positivo in 42,195 km, tanto quanto la maratona di Chicago e meno di un terzo di quanto se ne accumula a Boston o a New York. Ma soprattutto ne perde altrettanti, perché parte e arriva nello stesso punto.
La spiegazione di questo scarsissimo dislivello sta sotto l'asfalto e ha circa 20 mila anni. Alla fine dell'ultima glaciazione il fronte della calotta di ghiaccio che ricopriva il Nord Europa iniziò a fondere, erodendo una fascia larga diversi chilometri e riempiendola di sabbie e ghiaie spesse fino a 50 metri, gli stessi materiali che i torrenti di fusione dei ghiacciai alpini hanno accumulato nella Pianura Padana. È il Warschau-Berliner Urstromtal, una valle che nessun fiume ha scavato, che attraversa il centro di Berlino da est a ovest e prosegue verso la valle dell'Elba per poi arrivare al bacino del Mare del Nord. Berlino è cresciuta lì dentro, su un fondovalle che si mantiene attorno ai 35 metri sul livello del mare.
Il percorso non abbandona quasi mai il fondovalle
La gara parte e arriva sulla Straße des 17. Juni, dopo il passaggio sotto la Porta di Brandeburgo, e disegna un anello che tocca il centro, il nord e il sud della città senza mai allontanarsi davvero dalla piana sabbiosa. Il punto più alto è attorno ai 53 metri sul livello del mare e il più basso è situato ai 37, con un'escursione di poco più di 15 metri distribuita su 42 chilometri.

Le uniche pendenze percepibili stanno nel settore meridionale, tra Schöneberg e Steglitz, dove il percorso si avvicina al suo bordo. Tutto il resto è pianura, i pochi strappi veri del tracciato sono i ponti sulla Sprea nella prima parte di gara. Le stesse condizioni geologiche spiegano anche la seconda caratteristica del percorso, cioè la sua geometria. Un terreno pianeggiante ha reso possibili viali larghi e rettilinei, e il tracciato ne approfitta con curve ampie e pochi angoli stretti, un dettaglio che conta meno del dislivello ma che permette di correre senza interruzioni di ritmo.
Come 15 metri di dislivello fanno la differenza a Berlino
Il motivo per cui una gara corsa con pochissimo dislivello risulta veloce può sembrare ovvio, ma va considerato anche che il tempo che si perde rallentando in salita non si recupera integralmente nella discesa successiva. Gli studi sul costo energetico della corsa, che considerano l'energia spesa per ogni chilogrammo di massa corporea e per ogni metro percorso, mostrano una curva asimmetrica. In piano il costo si aggira attorno ai 3,4 joule per chilogrammo per metro, indipendentemente dalla velocità a cui si procede. Salire lungo una pendenza del 5% fa crescere il costo di circa il 30%, mentre scendere sulla stessa pendenza lo riduce del 24% circa. Un chilometro in salita seguito da un chilometro in discesa, quindi, non equivale alla stessa lunghezza percorsa in piano ma costa qualche punto percentuale in più in termini di energia, perché i muscoli convertono energia chimica in lavoro meccanico con un'efficienza molto più bassa di quella con cui frenano in discesa.
Quanto vale questa asimmetria in una gara lo si può capire prendendo come esempio i due tentativi di Eliud Kipchoge di scendere sotto le due ore nella distanza. Uno studio ha simulato le due sedi, l'autodromo di Monza e il Prater di Vienna, e ha stimato che il solo dislivello valesse oltre 46 secondi a favore di Vienna. Due percorsi che chiunque definirebbe piatti erano separati da quasi un minuto per il semplice fatto che uno dei due era un po' più piatto dell'altro. Lo stesso studio dà la misura di quanto contino le curve: a Monza i 71 cambi di direzione, con i raggi molto ampi che garantisce il circuito di Formula 1, sono costati in totale un secondo e mezzo, e una curva davvero secca fa perdere al massimo qualche decimo. Per questo, le curve più o meno secche di un percorso cittadino non incidono così tanto nel risultato di una maratona.
Il regolamento della maratona dei record permette una gara in leggera discesa
La geologia entra in gioco anche perché i record devono sottostare a regole molto precise per poter essere omologati. World Athletics ratifica i record solo se il percorso è misurato da tecnici certificati, se partenza e arrivo distano in linea d'aria meno del 50% della distanza di gara e se il dislivello netto in discesa non supera un metro per chilometro percorso, cioè 42 metri totali sull'intera distanza. È la norma per cui il tempo di 2:03'02" corso da Geoffrey Mutai a Boston nel 2011, che sarebbe stato record, non è mai stato omologato, poiché quel tracciato perde in quota più del triplo di quanto il regolamento consenta.
Berlino evita questo problema per costruzione del percorso (parte e arriva nello stesso punto) e il suo dislivello netto è praticamente nullo, ma proprio qui si vede il limite del vantaggio geologico. Il regolamento non impone la pianura assoluta, concede quei 42 metri, e Londra li usa quasi tutti, partendo da Blackheath a una trentina di metri di quota per arrivare sul Mall poco sopra il livello del Tamigi, con una discesa concentrata tra il quinto e il settimo chilometro. È una delle ragioni per cui l'ultimo record maschile, l'1:59'30" di Sabastian Sawe, è arrivato lì e non in Germania.
La valle non basta: clima, scarpe e lepri
Un fondovalle piatto però non basta per giustificare la pioggia di record di questo percorso, e sul tempo finale pesano almeno altri tre fattori.
Il primo è la temperatura dell'aria, con una finestra ottimale che per gli atleti migliori si colloca tra gli 4 e i 10°C, valori che nell'ultima domenica di settembre sono la norma.
Il secondo è la tecnologia, perché le calzature con piastra in carbonio hanno abbassato il costo energetico della corsa, creando un vantaggio che vale più di qualsiasi profilo altimetrico.
Il terzo è puramente organizzativo, perché un percorso reputato "veloce" attira i tentativi di primato, atleti di alto livello, lepri (gli atleti incaricati di tenere un certo ritmo prestabilito per la prima parte di gara), premi e un grande numero di iscritti, in un circolo che si autoalimenta e che negli ultimi anni città come Valencia hanno imparato a costruire ad hoc.
L'edizione 2026 attende oltre 56.000 atleti da più di 160 nazioni ma mancherà il vincitore dello scorso anno, dato che Sawe ha rinunciato per infortunio a fine agosto. Nella gara femminile torna invece Tigst Assefa, che a Berlino nel 2023 corse in 2:11'53", allora record mondiale e ancora oggi record del percorso, e che ha annunciato di voler tentare di nuovo il primato. Tra gli uomini il record del percorso resta il 2:01'09" di Eliud Kipchoge fatto registrare nel 2022.