23 Maggio 2023
18:01

L’origine della Pianura Padana: ecco come si è formata la pianura alluvionale

La Pianura Padana è di origine alluvionale e si è formata grazie ai fiumi che hanno eroso i rilievi e hanno depositato grandi quantità di sedimenti.

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L’origine della Pianura Padana: ecco come si è formata la pianura alluvionale
pianura padana

La Pianura Padana è una delle pianure più estese in Europa e occupa ben un sesto del territorio italiano: comprende Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Friuli-Venezia Giulia. L’aggettivo “padana” deriva dal latino “padanus”, che a sua volta proviene da “Padus”, nome con cui gli antichi romani chiamavano il fiume Po. Infatti, la Pianura Padana comprende il bacino idrografico del Po, cioè il territorio che il fiume attraversa insieme ai suoi affluenti, delimitato dalle Alpi a nord e a ovest, dagli Appennini a sud e dal Mar Adriatico a est.

A originarla sono stati proprio i fiumi che hanno depositato nel corso di un tempo un’enorme quantità di frammenti rocciosi, strappati ai circostanti rilievi. Con le loro esondazioni i corsi d'acqua hanno poi  allagato periodicamente le aree circostanti depositando fango e detriti. Questi materiali sono definiti depositi alluvionali e la pianura a cui hanno dato origine è detta alluvionale. Insieme ai fiumi, anche il mare e i ghiacciai hanno avuto un ruolo nella formazione della Pianura Padana.

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Il bacino idrografico del fiume Po. Crediti: NordNordWest/GTOPO–30 Elevation Data by USGS (CC BY SA 3.0)

L’emersione della Pianura Padana

Nel Pliocene, circa 5 milioni di anni fa, dove ora c’è la Pianura Padana si trovava un’ampia depressione. Questa conca si era originata già decine di milioni di anni prima di fronte alle Alpi e agli Appennini: il peso delle catene montuose in formazione, infatti, aveva costretto la crosta a sprofondare lungo i loro bordi. Nel Pliocene, questa depressione era riempita dalle acque del Mar Adriatico, che formava un ampio golfo dalla forma triangolare (proprio come quella della nostra pianura) incuneato tra le Alpi e l’Appennino Tosco-Emiliano.

Nel corso del Pliocene e del Pleistocene inferiore (che termina circa 1 milione di anni fa), questa insenatura viene progressivamente riempita dai sedimenti. All’inizio si tratta di depositi marini e poi, con il progressivo sollevamento del fondo del mare e il passaggio a un ambiente continentale, di depositi lagunari e fluvio-lacustri.

L’azione di ghiacciai e corsi d’acqua

Nel Pleistocene medio, circa 1 milione di anni fa, quando il territorio della Pianura Padana è ormai emerso, inizia una seconda fase, che dura fino a circa 11.000 anni fa (quando finisce il Pleistocene superiore). In questo intervallo di tempo quattro periodi glaciali (Günz, Mindel, Riss e Würm) freddi e lunghi circa 100.000 anni si alternano a periodi interglaciali, più caldi e lunghi circa 10.000 anni. Durante i periodi glaciali, i ghiacciai si espandono fino alla pianura, raggiungendo spessori anche superiori a 1 km.

Man mano che avanzano, erodono le valli inglobando un’enorme quantità di detriti rocciosi di varie dimensioni, che accumulano allo sbocco in pianura. Durante le fasi interglaciali, i ghiacciai fondono e originano torrenti che trasportano e distribuiscono i detriti glaciali nel fondovalle: questi sedimenti sono detti fluvioglaciali.

Il Würm termina 11.700 anni fa e lascia il posto al periodo interglaciale dell’Olocene, in cui ci troviamo ancora oggi. Nell’arco di poche migliaia di anni, le temperature aumentano e i ghiacci fondono originando i corsi d’acqua che andranno a costituire l’attuale bacino idrografico della Pianura Padana.

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Depositi fluvioglaciali, con ciottoli spigolosi di varie dimensioni che indicano il trasporto glaciale.

Alta pianura e bassa pianura

La Pianura Padana non è una grande distesa piatta come si potrebbe immaginare, ma presenta settori situati a quote diverse. Vediamo perché.

Lungo i versanti dei rilievi alpini, i torrenti scorrono velocemente e con la loro grande capacità erosiva scavano valli asportando detriti. Allo sbocco delle valli in pianura, però, perdono velocità a causa della brusca diminuzione di pendenza. Di conseguenza, anche la loro capacità di trasportare i materiali erosi si riduce. Iniziano così a depositare i frammenti più grossolani e pesanti (soprattutto ciottoli, ghiaie e minori quantità di sabbie). L’accumulo di questi sedimenti origina grandi strutture a ventaglio, chiamate conoidi alluvionali, che costituiscono l’alta pianura padana. L’alta pianura è quindi la fascia che si allunga a ridosso dei rilievi alpini, caratterizzata da una pendenza decisamente inferiore rispetto a quella dei versanti montuosi ma ancora piuttosto accentuata.

I corsi d’acqua proseguono il loro tragitto verso il fiume Po, incontrando pendenze via via inferiori e rallentando ulteriormente. Depositano così materiali sempre più fini e meno permeabili (prima le sabbie, poi limi e argille) che costituiscono la bassa pianura.

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Depositi fluviali con ciottoli arrotondati, che indicano il trasporto da parte dei fiumi, nell’alta Pianura Padana.

Il sottosuolo della Pianura Padana

Se immaginassimo di “tagliare” in senso verticale la Pianura Padana, otterremmo una sezione che rispecchia la sua travagliata storia. Nella parte bassa ci sono i depositi marini sabbiosi e argillosi del Pliocene, a cui seguono centinaia di metri di depositi risalenti al Pleistocene. Si incontrano, dal basso verso l’alto, i depositi fluviali e fluvioglaciali del Günz, del Mindel, del Riss e del Würm. Questi sedimenti sono tutt’altro che omogenei: si presentano invece come una continua alternanza di livelli fini (limi e argille) e grossolani (ghiaie e sabbie).

Queste alternanze sono legate alle continue variazioni climatiche, che hanno condizionato la quantità e il tipo di sedimenti trasportati. La sedimentazione, infatti, non segue sempre uno schema preciso: per esempio, i corsi d’acqua derivati dalla fusione dei ghiacci, con le loro piene, potevano depositare materiali di grandi dimensioni anche molto lontano dalla sorgente.

Sopra i sedimenti del Pleistocene ci sono i depositi alluvionali (o alluvioni) dell’Olocene. Essi sono il frutto della naturale tendenza dei fiumi a migrare lateralmente e a espandersi liberamente inondando le aree circostanti.

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Sezioni geoidrologiche nella Pianura Torinese settentrionale, in cui si nota l’alternanza di depositi fini e grossolani (da Canavese et al., 2004)
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