
Il Progetto CARG (CARtografia Geologica e Geotematica d’Italia) è l’iniziativa nazionale avviata nel 1988 e oggi coordinata da ISPRA per dotare il nostro Paese di una nuova Carta Geologica d’Italia alla scala 1:50.000. Si tratta di una cartografia molto più dettagliata e aggiornata rispetto a quella precedente e che incorpora nuovi rilevamenti. Il territorio italiano è suddiviso in 634 fogli, ciascuno dedicato a una porzione del Paese: a dicembre 2025 ne erano stati attivati 394 e 302 risultavano conclusi, con un avanzamento dei fogli molto diverso da regione a regione. L’Emilia-Romagna, per esempio, è ormai coperta per oltre il 97% dalla nuova cartografia geologica.
La precedente Carta Geologica d’Italia ha alle spalle una storia lunghissima: i primi rilevamenti iniziarono nel 1877 e la copertura dell’intero territorio nazionale fu completata soltanto nel 1976, esattamente cinquant’anni fa. Ma cos’è, in concreto, una carta geologica? È una mappa che descrive la natura del territorio sotto i nostri piedi: attraverso colori, linee e simboli indica dove affiorano rocce e depositi differenti, quale età hanno e come sono distribuiti e organizzati nello spazio. Se le rocce sono rimaste sostanzialmente al loro posto, dunque, perché rifare le mappe? Perché in cinquant’anni è cambiato profondamente il modo in cui siamo in grado di studiarle: sono migliorati gli strumenti di rilevamento e analisi, sono aumentati i dati disponibili e conosciamo molto meglio i processi geologici, informazioni fondamentali per comprendere e gestire il territorio.
Cosa cambia nelle nuove carte
Una delle differenze più immediate tra la vecchia Carta Geologica d’Italia e quella realizzata con il Progetto CARG riguarda la scala. La scala indica quanto il territorio reale è stato ridotto per poter essere rappresentato su una carta. Possiamo immaginare di osservare lo stesso paesaggio prima da molto lontano e poi avvicinandoci: più ci avviciniamo, più riusciamo a distinguere elementi che prima si confondevano tra loro.
La precedente Carta Geologica d’Italia è stata realizzata alla scala 1:100.000: significa che 1 centimetro sulla carta corrisponde a 1 chilometro nella realtà. Le nuove carte del Progetto CARG sono invece pubblicate alla scala 1:50.000, quindi 1 centimetro equivale a 500 metri. I rilevamenti sul terreno vengono generalmente effettuati alla scala 1:10.000 e, in alcuni casi, con un dettaglio ancora maggiore.
Questo non significa che le vecchie carte fossero sbagliate: erano state costruite con gli strumenti, i dati e il livello di conoscenza disponibili all’epoca. La nuova cartografia permette invece di descrivere con maggiore precisione la geologia del territorio e di integrare informazioni che in passato non erano reperibili.
Come si realizza una carta geologica
Per aggiornare una carta geologica non basta osservare immagini satellitari o lavorare davanti a un computer: bisogna tornare sul campo. I geologi cercano gli affioramenti, cioè i punti in cui le rocce sono visibili in superficie, per esempio lungo una parete rocciosa, una strada o un sentiero. Identificano i materiali, ne registrano la posizione e misurano l’orientazione degli strati e delle strutture geologiche. È come raccogliere molti pezzi di un puzzle distribuiti sul territorio: mettendoli insieme si cerca di ricostruire non soltanto ciò che vediamo in superficie, ma anche come prosegue la geologia in profondità. Per questo vengono utilizzati anche dati provenienti da pozzi, sondaggi e perforazioni.
Dai sondaggi possono essere estratte le cosiddette carote, campioni cilindrici nei quali è possibile osservare in successione i materiali attraversati nel sottosuolo. Tutte queste informazioni vengono poi integrate e organizzate in banche dati digitali secondo criteri comuni. Il CARG coinvolge infatti ISPRA insieme a Regioni, Province autonome, università, CNR e altri enti di ricerca: la carta finale alla scala 1:50.000 è quindi il risultato di un enorme lavoro collettivo ed è associata una banca dati articolata in diversi strati informativi, che permette di consultare ed elaborare i dati geologici raccolti.

I prodotti del Progetto CARG non si limitano quindi alle carte geologiche. Comprendono la cartografia geologica e geotematica ufficiale, le banche dati digitali associate ai fogli e, per alcune aree, anche la ricostruzione della geologia del sottosuolo attraverso modelli tridimensionali. ISPRA ha infatti definito specifiche linee guida per la realizzazione di cartografie di sottosuolo e modelli geologici 3D collegati ai fogli CARG alla scala 1:50.000. Un esempio arriva dalla Toscana, dove il Progetto CARG è ripartito nel 2020. Nel febbraio 2025 sono stati presentati quattro nuovi fogli – Arezzo, Bibbiena, Castel del Piano e Poggibonsi – mentre altri erano in corso di realizzazione, tra cui quelli di Prato, Empoli, Firenze e Roccastrada, oltre al foglio tematico di pericolosità geologica di Massa Carrara. Per Firenze e Prato è prevista anche la costruzione di un modello tridimensionale del sottosuolo. Nei fogli costieri, inoltre, il progetto comprende lo studio della geologia sottomarina.
A cosa servono le nuove carte geologiche
Una carta geologica potrebbe sembrare uno strumento destinato soprattutto ai geologi. In realtà rappresenta una delle basi conoscitive da cui partire per capire come utilizzare, pianificare e proteggere un territorio. Pensiamo, per esempio, alla costruzione di una strada, una galleria o un’altra infrastruttura. Conoscere i materiali che l’opera attraverserebbe è una delle prime informazioni necessarie per programmare studi e indagini più approfondite. Lo stesso vale per un versante: conoscere il tipo di roccia, la presenza di fratture e la disposizione degli strati aiuta a impostare gli studi sulla sua stabilità.
Le informazioni geologiche sono importanti anche per comprendere il comportamento dell’acqua sotterranea. Acqua e rocce interagiscono continuamente e materiali differenti possono favorirne il passaggio, rallentarlo oppure ostacolarlo. Conoscere la struttura geologica del sottosuolo è quindi fondamentale per studiare gli acquiferi e pianificare le attività necessarie alla loro tutela. La banca dati del Progetto CARG costituisce inoltre uno strumento conoscitivo utilizzabile nella pianificazione del territorio e negli studi legati alla prevenzione e alla mitigazione del rischio idrogeologico.
Le carte geologiche non sostituiscono naturalmente gli studi specifici necessari per costruire un’opera o valutare un determinato rischio. Forniscono però la base di conoscenza da cui partire. Ed è qui che si capisce perché abbia senso aggiornare una carta anche se le rocce sono lì da milioni di anni: non è necessariamente cambiato ciò che abbiamo sotto i piedi. È cambiata la precisione con cui siamo in grado di leggerlo e rappresentarlo.