
Il caldo influenza la qualità del nostro sonno? Secondo un recente studio di Climate Central, tra il 2020 e il 2025 il caldo notturno ha fatto perdere in media quasi 56 ore di sonno all'anno a ogni persona nel mondo. Di queste, circa 6 ore all'anno sono attribuibili al riscaldamento causato dal cambiamento climatico, cioè circa il 10% della perdita complessiva. In Italia, la città dove si dorme peggio per il caldo è Napoli, con 51 ore perse ogni anno.
Le notti sempre più calde non ci fanno soltanto sudare: rendono più difficile addormentarci e riducono il tempo che passiamo a dormire. Il nostro organismo deve infatti abbassare leggermente la propria temperatura interna per entrare e rimanere nel sonno. Quando l'ambiente è troppo caldo, il corpo cerca di compensare aumentando la circolazione del sangue verso la pelle e attivando altri meccanismi di termoregolazione ma il risultato può essere un sonno più frammentato, un addormentamento più difficile e una riduzione della durata complessiva del sonno.
Climate Central ha analizzato il rapporto tra temperatura notturna e durata del sonno in 1.338 città sparse per il mondo, confrontando il periodo 2020-2025 con il quinquennio 1970-1975. Secondo l'analisi, in media ogni persona ha perso quasi sette notti intere di sonno all'anno a causa delle temperature notturne elevate.
Una delle stime più interessanti è poi quella del cambiamento climatico. Infatti, a livello globale la perdita di sonno attribuibile al cambiamento climatico è passata da circa 2 ore all'anno nel 1970-1975 a circa 5 ore nel 2020-2025 a livello globale. Inoltre, questa componente è aumentata almeno del doppio in 1.335 delle 1.338 città analizzate e almeno del triplo in 840 città.
Gli effetti più marcati si osservano nelle regioni che partono già da temperature notturne molto elevate. In alcune città di Arabia Saudita, Oman ed Emirati Arabi Uniti la perdita stimata è compresa tra 55 e 87 ore di sonno all'anno; di queste, tra 12 e 16 ore sono attribuite al cambiamento climatico.
Anche in India meridionale e in diversi Paesi del Sud-est asiatico la perdita raggiunge 78-91 ore all'anno, con circa 8-9 ore attribuibili al cambiamento climatico.
In alcune città dell'Africa occidentale, invece, si perdono almeno 65 ore di sonno all'anno, di cui circa 10-11 legate al cambiamento climatico.
Negli Stati Uniti, le 253 città analizzate registrano invece in media 36 ore di sonno perse all'anno a causa delle temperature notturne più elevate e circa quattro di queste sono attribuite al cambiamento climatico.
Per l’Italia sono state invece prese in considerazione 6 città, poste in altrettante regioni (Liguria, Lombardia, Campania, Sicilia, Lazio; Piemonte). La perdita annuale media di sonno dovuta al cambiamento climatico è compresa tra il 12% e il 20% e la perdita complessiva di sonno è questa:
- Genova: 32 ore di sonno perso (+5 ore rispetto al 1970-1975)
- Torino: 33 ore (+7)
- Milano: 35 ore (+6)
- Roma: 37 ore (+7)
- Palermo: 43 ore (+9)
- Napoli: 51 ore (+8)
Anche in Italia quindi il caldo interferisce in modo evidente con il sonno. In particolare, il sonno peggiore è quello di Napoli, con 51 ore: più di due giorni interi di sonno nell'arco di un anno. Seguono Palermo e Roma, mentre le città del Nord considerate nell'analisi si fermano sotto le 36 ore annue.
Il confronto mostra anche un altro aspetto interessante: vivere sul mare non significa necessariamente dormire meglio durante le notti calde. Genova registra 32 ore di perdita, ma Palermo arriva a 43 e Napoli a 51. La vicinanza all'acqua, da sola, non basta quindi a neutralizzare gli effetti delle alte temperature notturne.
Inoltre, Climate Central sottolinea che anche quando sono disponibili sistemi di raffrescamento come l’aria condizionata, le temperature elevate possono comunque continuare a ridurre il sonno, anche se con effetti più lievi. Questo significa che le stime potrebbero essere persino conservative per alcune popolazioni: l'analisi si basa infatti su una letteratura scientifica che comprende soprattutto persone di Paesi ad alto reddito, dove le possibilità di proteggersi dal caldo sono generalmente maggiori.