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1 Luglio 2026
7:00

Realizzata la prima mappa delle cavità sotterranee di Roma: oltre 32 km² di catacombe e acquedotti

La vasta rete di cavità sotterranee, soprattutto cave e catacombe, che si trovano nel sottosuolo di Roma è stata mappata in una carta a cura dell'ISPRA. Conoscere dove si trovano queste cavità è indispensabile perché possono favorire la formazione di voragini in superficie, i cosiddetti sinkhole antropogenici, mettendo a rischio popolazione e infrastrutture.

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Realizzata la prima mappa delle cavità sotterranee di Roma: oltre 32 km² di catacombe e acquedotti
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Un estratto della Carta delle cavità sotterranee di Roma. Credit: ISPRA

A Roma c’è una città sotto la città, costituita da una vasta rete di cavità sotterranee scavate dall’uomo, che interessa oltre 32 km2 di territorio. Ora sono state censite e mappate nella Carta delle cavità sotterranee di Roma, a cura del Dipartimento per il servizio geologico d’Italia dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale). Le cavità sono cave, catacombe, acquedotti e rifugi militari scavati nel corso di millenni. Sapere che sotto la città si nascondono cunicoli e gallerie è affascinante, ma questi vuoti rappresentano un rischio per la popolazione e per edifici e infrastrutture. In determinate condizioni, possono favorire il crollo del terreno sovrastante, originando voragini che prendono il nome di sinkhole antropogenici. A Roma ogni anno si aprono oltre 100 sinkhole. Anche se la loro conoscenza è ancora parziale, la carta rappresenta un notevole passo avanti, realizzato nell’ambito del progetto “Censimento delle cavità sotterranee a Roma”. Il risultato è opera di un gruppo di lavoro che coinvolge diversi enti tra cui il CNR e la Protezione Civile Nazionale.

In che cosa consistono e come sono state mappate le cavità

Le cavità sono concentrate prevalentemente nel sottosuolo del centro storico e nella parte orientale della città. Sono tutte di origine antropica, realizzate dall’uomo per gli scopi più diversi: minerario, religioso, idraulico e militare.

  • Uso minerario. Le cavità più diffuse, soprattutto nella parte orientale della città, sono cave per l’estrazione di materiale da costruzione, in particolare rocce vulcaniche come il tufo. Nella parte sudoccidentale si estraevano invece quantità minori di ghiaie, sabbie e argille.
  • Uso religioso. Sono le cavità più diffuse dopo le cave. Si tratta di catacombe con funzione funeraria, soprattutto cristiane e in misura minore ebraiche, e di santuari, con funzione cerimoniale di culto.
  • Uso idraulico. Queste cavità avevano la funzione di acquedotti e cunicoli per la regimazione delle acque meteoriche e per il drenaggio delle acque reflue.
  • Uso militare. Si tratta di rifugi e bunker che potevano costituire un riparo per la popolazione in tempo di guerra.

Negli ultimi trent’anni, con lo sviluppo urbanistico di Roma, sono stati condotti numerosi studi sulle cavità sotterranee della città. Questi hanno prodotto una mole frammentaria di dati, che sono andati ad aggiungersi a quelli storici. I dati provenienti da archivi cartografici, carte archeologiche, relazioni tecniche presenti negli archivi comunali e indagini dirette compiute nel sottosuolo ora sono stati raccolti e organizzati con un censimento. È stato così possibile utilizzarli per realizzare la Carta delle cavità sotterranee di Roma, che offre una visione senza precedenti del sottosuolo della città.

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Uno stralcio della Carta delle cavità sotterranee di Roma (le aree gialle e arancioni sono quelle a maggiore densità). Credit: ISPRA

Rischio di sinkhole (voragini): l’importanza dello studio

Sapere con la massima precisione possibile dove si trovano e che dimensioni hanno i vuoti nel sottosuolo di Roma è fondamentale. La loro presenza costituisce infatti un potenziale rischio per i cittadini, gli edifici e le infrastrutture, perché la loro volta può crollare, con il cedimento del terreno sovrastante. Si formano così voragini chiamate sinkhole antropogenici, simili a doline carsiche.

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Un sinkhole in una città.

A innescare il fenomeno sono generalmente perdite della rete idrica o piogge intense che appesantiscono il terreno e asportano materiale roccioso dalla volta delle cavità indebolendola. Negli ultimi anni a Roma si è registrato un incremento dei sinkhole antropogenici. Ciò è dovuto in parte all’urbanizzazione sempre più intensa, con la realizzazione di edifici anche direttamente sopra i vuoti, e in parte alla maggiore frequenza degli eventi meteorologici estremi dovuti al cambiamento climatico. Conoscere la distribuzione dei sinkhole permette di prevenirne i rischi che ne derivano con una corretta pianificazione urbanistica e la predisposizione di interventi di bonifica e messa in sicurezza. In quest'ottica la carta verrà perfezionata e aggiornata man mano che verranno acquisiti nuovi dati.

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L’aumento dei sinkhole a Roma negli ultimi decenni. Credit: ISPRA
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