
Nelle acque buie dell'Oceano Indiano sud-occidentale, al largo delle Mauritius, una rete da pesca calata tra i 400 e i 500 metri di profondità ha riportato in superficie un piccolo squalo mai visto prima: lungo solo 21 centimetri, ha un "naso a bulbo" che gli è valso il nome scientifico di Etmopterus bulbosus. La scoperta è stata fatta a giugno 2025 durante una spedizione della nave da ricerca oceanografica norvegese Dr. Fridtjof Nansen, impegnata nel programma EAF-Nansen (un'iniziativa della FAO, l'agenzia dell'ONU per l'alimentazione e l'agricoltura). Un piccolo animale, per ora conosciuto da un solo esemplare descritto in uno studio pubblicato su Journal of the Ocean Science Foundation, che racconta quanto ancora ci sia da scoprire negli oceani del nostro pianeta.
Il caratteristico muso bulboso e l'aspetto fisico
Questo predatore in miniatura ha un corpo affusolato, più largo al centro e stretto alle estremità, lungo praticamente come un righello. Il dettaglio inconfondibile è il muso: grosso, gonfio e arrotondato che ricorda una patata. È questa caratteristica a dargli il soprannome inglese di Big-nosed Lanternshark (squalo lanterna dal naso grosso) e il nome scientifico bulbosus. Sopra le pinne pettorali, a differenza della maggior parte degli squali, sono presenti dei dentelli dermici appuntiti simili a tante spine disposte in modo irregolare. Queste due particolarità anatomiche lo distinguono da un parente stretto, l'Etmopterus sentosus, che ha invece la testa più schiacciata e le spine allineate in file ordinate.

L'animale presenta una dentatura diversa tra le due mascelle, pur essendo entrambe dotate di file di ricambio. La mascella superiore ospita piccoli denti dritti a più punte, organizzati in due serie funzionali con 19 denti nella prima fila. La mascella inferiore, invece, è armata con un'unica fila di denti fusi tra loro a formare una lama continua.

L'esemplare è stato catturato al largo di Mauritius, l'isola dell'Oceano Indiano sud-occidentale famosa per le sue spiagge turistiche ma circondata da un oceano aperto e profondo. Lo squalo nuotava nella zona mesopelagica, la "fascia di mezzo", compresa tra i 200 e i 1.000 metri. Nel punto della cattura (circa 400-500 metri di profondità) il fondale precipitava lungo una scarpata che scende da 560 metri a 1.120 metri. A differenza del suo "cugino" che se ne sta attaccato ai pendii continentali, l'Etmopterus bulbosus sembra vivere sospeso nelle acque buie e profonde dell'oceano aperto.
Luci nel buio e la prova del DNA
Questo squalo appartiene alla famiglia degli Etmopteridae, squali che hanno sviluppato la bioluminescenza, cioè la capacità di produrre luce grazie a organi specializzati chiamati fotofori. Sul ventre e lungo i fianchi l'Etmopterus bulbosus mostra marcate macchie scure e segni luminescenti che servono probabilmente da mimetismo. Illuminando debolmente la pancia, lo squalo cancella la propria ombra contro la poca luce che filtra dall'alto, diventando invisibile ai predatori che guardano verso la superficie.
Analizzandone il DNA i ricercatori hanno trovato una differenza di oltre il 10% rispetto a tutti i parenti conosciuti, un divario abbastanza ampio a separare due individui della stessa specie, che insieme alle differenze fisiche conferma di trovarsi davanti a una specie del tutto nuova.
Tuttavia, l'Etmopterus bulbosus ad ora è conosciuto grazie a un unico esemplare, una femmina. Questo significa che della biologia di questo squalo non sappiamo quasi nulla: né quanti individui esistano, né dove vivano esattamente, né come si riproducano. Dare un nome e una descrizione precisa a queste rare creature permette di costruire guide di riconoscimento per gli osservatori a bordo dei pescherecci. La Lista Rossa IUCN considera la maggior parte degli squali lanterna "a rischio minimo". Tuttavia, molti squali di profondità finiscono nelle reti come bycatch, cioè catture accidentali di specie non bersaglio, e senza strumenti per identificarli correttamente diventa impossibile capire quali e quanti ne vengano pescati. Catalogare ciò che non si conosce rappresenta il primo passo per monitorare le popolazioni di questi animali silenziosi degli abissi e, un domani, poterli proteggere.