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23 Giugno 2026
7:00

C’è una mappa interattiva che traccia gli squali nei mari italiani: come leggere i dati

Nel Mediterraneo vivono circa 48 specie di squali, tra cui le verdesche, i mako e il raro squalo bianco, da poco avvistato in Sicilia. Per studiarli è nato tshark, un progetto di citizen science dell'Università di Padova che marca e traccia gli squali con l’aiuto di pescatori e subacquei.

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C’è una mappa interattiva che traccia gli squali nei mari italiani: come leggere i dati
Con il contributo di Carlotta Mazzoldi
Dipartimento di Biologia dell'Università di Padova
tshark mappa
La mappa di tshark. Credit: tshark — Tracking Sharks for Conservation.

Nel Mar Mediterraneo nuotano circa 48 specie diverse di squali: dalla comune verdesca al velocissimo mako, fino al rarissimo grande squalo bianco, recentemente protagonista di avvistamenti eccezionali nelle nostre acque. Ma dove si concentrano esattamente questi affascinanti predatori e come si fa a studiarne le rotte? Tracciare una mappa delle "zone calde" lungo le coste italiane, dall'Adriatico Settentrionale al Canale di Sicilia, passando per il Tirreno è il grande obiettivo di tshark. Si tratta di un innovativo progetto di citizen science, nato dai ricercatori dell’Università di Padova e oggi supportato da numerosi collaboratori in tutto il Mediterraneo. La piattaforma non indica dove si trovano prevalentemente gli squali nel nostro mare, ma mostra i punti in cui specifici esemplari sono stati marcati, successivamente ricatturati o avvistati. L'obiettivo di questa mappa georeferenziata è ricostruire le rotte di questi animali (spesso minacciati) per capire come il cambiamento climatico stia modificando le loro migrazioni e per gettare le basi di una gestione della pesca realmente sostenibile. Per riuscirci, l'iniziativa sta trasformando pescatori, subacquei e naviganti in veri e propri ricercatori sul campo, unendo le forze in un approccio condiviso che rappresenta, di fatto, l'unico vero modo per poterne studiare il comportamento e proteggerli.

Le specie di squali che vivono in Italia

Il Mediterraneo, come riportato in uno studio pubblicato su The European Zoological Journal, ospita circa 48 specie di squali delle circa 537 presenti in tutto il mondo. Una specie abbastanza comune nei nostri mari è la verdesca (Prionace glauca), uno squalo dal dorso blu intenso che frequenta le acque aperte di tutto il Mediterraneo e viene spesso catturato accidentalmente dai pescatori. Poi c'è il palombo (Mustelus mustelus) che popola i fondali sabbiosi dell'Adriatico, dello Stretto di Sicilia e del Tirreno. Il mako (Isurus oxyrinchus) è invece il velocista del gruppo: può raggiungere i 70 km/h e frequenta le acque aperte dell'Adriatico e del Canale di Sicilia. Ad aprile 2026, un esemplare è stato filmato mentre urtava un motoscafo al largo di Gallipoli – un comportamento che il biologo marino Andrea Spinelli ha definito semplicemente esplorativo, non un attacco.

squalo mako
Squalo mako pinna corta (Isurus oxyrinchus).

In cima alla lista per impatto mediatico c'è ovviamente il grande squalo bianco (Carcharodon carcharias): presente nel Mediterraneo in numeri ridottissimi, è un abitante storico delle nostre acque anche se gli avvistamenti documentati sono rari. A giugno 2026, per la prima volta in assoluto, un esemplare adulto è stato filmato sott'acqua nel Canale di Sicilia da un team di subacquei della Healthy Seas Foundation, impegnati a rimuovere reti abbandonate. Un evento senza precedenti, che conferma come questo predatore frequenti ancora il nostro mare.

grande squalo bianco
Grande squalo bianco (Carcharodon carcharias).

Dove vengono avvistati in Italia: come leggere la mappa

Consultando i dati interattivi di tshark emergono le zone con la maggiore concentrazione di segnalazioni nei nostri mari: l'Adriatico Settentrionale (Veneto ed Emilia-Romagna), il Canale di Sicilia e il Tirreno (Liguria). C'è però un dettaglio fondamentale per interpretare correttamente questa mappa: il portale nasce principalmente per raccogliere le segnalazioni di ricattura di squali e razze precedentemente marcati dai ricercatori. Il portale, infatti, indica solo i punti esatti in cui gli animali sono stati originariamente marcati o successivamente catturati. Di conseguenza, questi numeri non indicano semplicemente dove si trovano più squali in assoluto. Per fare un esempio pratico: guardando la mappa potrebbe sembrare che nel mare di fronte a Roma non ci sia traccia di squali. In realtà non è così, semplicemente, in quel tratto di costa al momento non ci sono partner attivi nel progetto di marcatura.

I dati dipendono infatti a doppio filo sia dalla dislocazione geografica dei vari progetti scientifici di marcatura, sia dall‘intensità delle attività di pesca in quelle stesse aree, che aumentano sensibilmente le probabilità di intercettare un animale dotato di tag.

mappa squali adriatico
Focus sull’area dell’Adriatico settentrionale. Credit: tshark

Sul sito c’è anche la possibilità di segnalare i semplici avvistamenti. Al momento, però, i dati sono ancora pochi e l'aspetto di gran lunga più importante per la ricerca rimane la sezione dedicata agli animali marcati.

Cos'è e come funziona tshark: il progetto italiano di citizen science

Immaginate una mappa interattiva del Mediterraneo dove ogni punto rappresenta uno squalo marcato dai ricercatori e poi eventualmente riavvistato da pescatori, subacquei o naviganti. Ogni singola segnalazione aggiunge un tassello a un puzzle enorme: dove vivono, dove migrano e quali zone frequentano questi animali. È quello che offre tshark — Tracking Sharks for Conservation.

La piattaforma, ideata dall'Università di Padova, è nata dalla stretta collaborazione tra istituti di ricerca, ONG e comunità di pescatori di tutto il Mediterraneo. Nella sua versione lanciata nel 2025 ha ricevuto il supporto finanziario del Ministero dell'Ambiente tedesco e conta partner di peso come WWF, Angel Shark Project, Leibniz Institute for the Analysis of Biodiversity Change (LIB), PRIMOS, Office de l’Environnement de la Corse, CSISC,Centre Oceanografic de les Balears, University of Patras, iSea e l'Istituto Croato di Oceanografia e Pesca. Va sottolineato che la sezione Partner è sempre aperta a nuove collaborazioni per chiunque voglia unirsi e ampliare il progetto.

Il funzionamento è semplice: i ricercatori marcano gli squali con dei tag in plastica sotto la pinna dorsale. I tag, che assomigliano a degli spaghetti, non recano alcun danno all’animale. Su ogni tag c'è un codice identificativo univoco e un numero di telefono. Quando un pescatore o un subacqueo intercetta un animale marcato, lo segnala tramite il portale o tramite telefono e quel dato entra in un database georeferenziato e disponibile per la comunità scientifica.

Tuttavia, sebbene i dati siano consultabili, non sono interamente disponibili al pubblico, poiché gli istituti di ricerca preferiscono non mettere in chiaro informazioni sensibili prima di una eventuale pubblicazione. Quella che vediamo noi, cliccando sul cerchio nella mappa interattiva, è solo una parte dei dati: per avere i dettagli completi è necessario contattare direttamente l'istituto di ricerca di riferimento.

Perché è importante? Perché nel Mediterraneo oltre la metà delle più di 80 specie di elasmobranchi (il gruppo che comprende squali, razze e chimere) è considerata minacciata. Conoscere le loro rotte è la base per gestire la pesca in modo sostenibile e per capire come il cambiamento climatico stia spostando le loro migrazioni.

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Matteo Galbiati
Junior Content Editor
Sono diventato Content Editor di Geopop dopo una laurea in Biotecnologie Mediche e Farmaceutiche e un'esperienza da ricercatore tra biomateriali e colture cellulari, ho infatti lasciato il laboratorio per la mia passione: la divulgazione scientifica. Quello che era nato come un gioco sui social per raccontare le biotecnologie si è trasformato in una professione, consolidata da un Master in Comunicazione Scientifica. Sono anche un instancabile sportivo, con una passione che spazia dal calcio al basket, passando per la corsa, il tennis e il football americano. Una passione a 360 gradi che oggi unisco al mio lavoro, raccontando il mondo dello sport anche nei miei articoli.  
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