
La Marina Militare Italiana ha attualmente in servizio 8 sottomarini: la flotta nazionale si compone infatti di 4 unità della “classe Sauro” e 4 della “classe Todaro”. Da sempre, però, i “battelli subacquei”, i “sommergibili” prima e “sottomarini” poi hanno catturato l'immaginario del grande pubblico e, parallelamente, grazie anche ai risultati ottenuti nel corso di diverse guerre e crisi internazionali, l'attenzione degli strateghi militari in quanto armi ideali per proiettare potenza a breve o grande distanza ma in maniera discreta, per non dire subdola, grazie alle capacità di navigazione silenziosa sott'acqua. L'Italia è uno dei paesi che ha operato e continua ad operare tali “battelli” ed è determinata a rimanere rilevante all'interno di questo ristretto club di nazioni, non da ultimo anche grazie alle sue competenze in campo industriale.
I sommergibili italiani della Regia Marina: il Delfino

Il 1 aprile 1895 la Regia Marina varò il primo “sommergibile” della propria storia, il “Delfino”, che sarebbe rimasto in servizio fino al termine della Prima Guerra Mondiale. Nei cinquant'anni successivi, il Regno d'Italia divenne una delle più importanti potenze in campo subacqueo e i suoi sommergibili si distinsero sia durante la Prima che la Seconda Guerra Mondiale contribuendo inoltre ad amplificare le capacità operative del primo reparto di incursori navali della storia, la celeberrima 10a Flottiglia MAS.
Parallelamente alla crescita numerica dell'arma subacquea italiana crebbero anche le capacità tecnologiche e produttive dell'industria nazionale che, grazie alla presenza di cantieri navali all'avanguardia, riuscì a progettare alcune delle classi di sommergibili più sofisticate tra quelle delle grandi potenze coinvolte nelle suddette guerre. Classi, queste ultime, che comprendevano nel complesso centinaia di battelli.

Il “Silent Service” dopo la Seconda Guerra Mondiale: le classi Toti e Sauro
Al termine della Seconda Guerra Mondiale, in quanto potenza sconfitta, all'Italia fu originariamente proibito di ricostruire una componente da guerra subacquea, ma la rinnovata ostilità riscontrata a livello globale a causa dei nuovi equilibri di potere che caratterizzavano la Guerra Fredda obbligarono gli Alleati Occidentali a riconsiderare tale decisione, e già nel corso degli anni '50 l'Italia ebbe la possibilità di ricostruire il proprio “Silent Service” (termine internazionale con il quale si identifica la branca operativa delle Forze Armate che controlla i sottomarini).

I primi 9 sottomarini che l'Italia ebbe in servizio nel Secondo Dopoguerra furono tutti di origine americana (2 della “classe Gato”, 3 della “classe Balao”, 2 della “classe Tench” e 2 della “classe Tang”) progettati durante la Seconda Guerra Mondiale oppure nell'immediato Dopoguerra e successivamente aggiornati più volte. Pur non essendo considerate unità al top nel campo tecnologico, permisero alla nostra Marina Militare di rientrare nel “club delle potenze subacquee” dal quale era stata espulsa.
A partire dalla fine degli anni '60, la Marina Militare iniziò a radiare i sottomarini di origine statunitense e ad introdurre in servizio due classi di sottomarini di progettazione nazionale: i “classe Toti” (4 unità) e i “classe Sauro” (8 unità) che permisero alla cantieristica italiana di reimpossessarsi della padronanza tecnica necessaria alla produzione di moderni sottomarini ad alte prestazioni, andando a rinverdire le tradizioni italiane nel settore.

Dalla Todaro alla classe U-212 NFS: quali sono i sottomarini dell'Italia oggi
Attualmente la Marina Militare vanta un “Silent Service” composto da 8 unità. I primi 4 sono i superstiti della “classe Sauro”, appartenenti alle sue serie più avanzate tecnologicamente, mentre gli altri 4 appartengono alla “classe Todaro”, la variante italiana dei sottomarini “classe Type 212A/U-212A” che l'Italia ha sviluppato congiuntamente con la Germania.

Al momento, i programmi di ammodernamento prevedono la progressiva messa fuori servizio anche degli ultimi Sauro e la loro sostituzione con 4 nuovi “classe U-212 NFS” (Near Future Submarine), nuovo standard tecnologico al quale dovrebbero poi essere portati anche gli U-212A ora in servizio. Ciò dovrebbe mantenere invariata la soglia numerica di 8 unità (ad oggi giudicata irrinunciabile), e garantire al contempo un aumento delle capacità operative, permettendo alla flotta sottomarina italiana di rimanere una forza di prim'ordine nel panorama internazionale ben all'interno del XXI secolo. Attualmente, la Marina Militare Italiana non possiede né opera sottomarini a propulsione nucleare.