0 risultati
video suggerito
video suggerito
28 Febbraio 2026
11:00

Storia del doping nello sport, dagli albori a oggi: il modo più diffuso di barare nelle competizioni

Assumere sostanze per migliorare le prestazioni è molto comune in tutte le discipline sportive. Il doping esiste da quando esiste lo sport e, nonostante l’introduzione dei controlli, non è mai stato debellato.

Ti piace questo contenuto?
Storia del doping nello sport, dagli albori a oggi: il modo più diffuso di barare nelle competizioni
Immagine

Per doping si intende generalmente l’uso illegale di farmaci o di pratiche mediche per migliorare la prestazione sportiva. È il modo più comune, ma non l’unico, di barare nelle competizioni e, nonostante le istituzioni sportive abbiano intrapreso una dura lotta per contrastarlo, è ancora molto diffuso. Il doping esiste sin da quando è nato lo sport, ma in passato era perfettamente legale: non esistevano controlli e gli atleti potevano assumere qualsiasi sostanza volessero. Solo dagli anni ’60 le istituzioni sportive hanno vietato l’assunzione di specifici farmaci e hanno introdotto i controlli antidoping per verificare che gli atleti non li assumessero. Il doping, però, ha continuato a essere praticato su larga scala, in alcuni casi persino nella forma di doping di stato, cioè con l’incentivo delle istituzioni sportive nazionali.

Cos'è il doping

Per doping si intende l’assunzione di sostanze farmacologiche o l’uso di pratiche mediche per migliorare le prestazioni sportive. Tra i farmaci più comuni assunti dagli atleti vi sono gli steroidi anabolizzanti, che aumentano la resistenza fisica e la massa muscolare; gli stimolanti, che riducono la sensazione della stanchezza. Le sostanze dopanti possono avere gravi effetti collaterali su chi le assume e, in casi estremi, persino provocare la morte.

Per tali ragioni il doping è vietato: se gli atleti potessero assumere qualsiasi sostanza, in gara non si misurerebbe la loro abilità sportiva, ma la disponibilità a rischiare la salute; quanto più un atleta sarebbe disposto a rischiare, tanto più le sue prestazioni migliorerebbero.

Farmaci dopanti
Farmaci dopanti. Credit: Wikimedia Commons

Il doping legale. Dalle origini agli anni ‘60

Il doping esiste da sempre: è nato praticamente insieme allo sport. Già nel mondo greco gli atleti facevano uso di alimenti, come gli infusi di erbe, che secondo le convinzioni del tempo miglioravano le performance. Nello sport moderno – nato, come sappiamo, nell’Ottocento – il doping è presente sin dalle origini e si basa soprattutto sull’assunzione di farmaci prodotti industrialmente.

Nel 1896, agli albori dello sport moderno, si verificò il primo caso accertato di morte durante una gara per l'assunzione di farmaci. Un ciclista, Arthur Linton, fu stroncato da un arresto cardiaco mentre partecipava alla gara Bordeaux-Parigi. Più fortunato fu Thomas Hicks, corridore statunitense al quale durante la maratona olimpica del 1904 l’allenatore praticò due iniezioni di uno stimolante, il solfato di stricnina, che gli consentì di arrivare al traguardo per primo.

Thomas Hicks
Thomas Hicks. Credit: sport660.wordpress.com

Il doping era presente in molti sport. Uno di quelli più interessati era il ciclismo: negli anni ’40 e ’50 quasi tutti i corridori prendevano la cosiddetta "bomba", una bevanda composta da varie sostanze dopanti, e lo ammettevano senza difficoltà. È rimasta famosa una intervista di Fausto Coppi, uno dei ciclisti più noti di tutti i tempi, che scherzava senza alcun imbarazzo sull’uso della "bomba".

L’introduzione dell’antidoping

Fino agli anni ’60 l’opinione pubblica e le istituzioni sportive tolleravano che gli atleti assumessero sostanze per migliorare la prestazione. L’atteggiamento cambiò a causa di alcuni eventi tragici. Il primo fu la morte in gara, durante le Olimpiadi di Roma 1960, del ciclista danese Knud Enemark Jensen, stroncato da un malore a causa dell'abuso di farmaci.  Nel 1967 un altro ciclista, l’inglese Tommy Simpson, morì durante il Tour De France.

La morte di Jensen (focus.it)
La morte di Jensen. Credit: focus.it.

Di fronte a eventi di questo genere, nel corso degli anni ‘60 gran parte delle federazioni sportive vietò l’assunzione di determinate sostanze, istituendo i controlli medici (analisi del sangue e delle urine) per accertarsi che gli atleti non ne facessero uso: il doping era diventato illegale e, contestualmente, era nato l’antidoping.

Il Cio, per esempio, introdusse l’antidoping alle Olimpiadi di Città del Messico nel 1968. Il primo atleta olimpico squalificato fu lo svedese Hans Liljenwall, che aveva vinto una medaglia di bronzo nel pentathlon a squadre.

L’elenco delle sostanze proibite è stato in seguito aggiornato molte volte.

Il doping durante la Guerra Fredda

Nonostante l’introduzione dei controlli, il doping ha continuato a essere praticato su larga scala. In alcuni casi, i comitati olimpici nazionali hanno promosso il «doping di stato», incentivando gli atleti a fare uso di sostanze proibiti. Fu quello che avvenne tra gli anni ’60 e ’80 in diversi Paesi dell’Europa orientale, tra i quali la Germania Est. I farmaci avevano effetti collaterali gravi e in un caso alterarono a tal punto le caratteristiche psicosomatiche di una atleta da costringerla a cambiare sesso: Heidi Krieger, campionessa europea di lancio del peso nel 1986, negli anni ‘90 si sottopose a un intervento chirurgico per diventare maschio, assumendo il nome di Andreas.

Il doping, però, non era diffuso solo in Europa orientale, ma anche nei Paesi occidentali, compresa l’Italia, talvolta con la complicità delle istituzioni sportive nazionali. In ambito olimpico, alcuni dei casi più eclatanti si verificano ai Giochi di Seul del 1988, talvolta chiamati le Olimpiadi del doping. Per esempio, la prova dei cento metri fu vinta dal canadese Ben Johnson, che tre giorni più tardi fu squalificato perché le analisi provarono che aveva assunto sostanze illegali. Forti sospetti di doping sono stati avanzati anche per altri protagonisti delle Olimpiadi di Seul, come per Carl Lewis, il celebre velocista statunitense che vinse la medaglia d'oro al posto di Ben Johnson.

Carl Lewis, sul quale gravano forti sospetti di doping
Carl Lewis, atleta sul quale gravano forti sospetti di doping. Credit: Wikimedia Commons

La situazione oggi nello sport

Negli ultimi anni il doping ha continuato a essere praticato su larga scala. Uno degli sport più inficiati è stato, come in passato, il ciclismo. Negli anni ’90 e 2000 gran parte dei corridori professionisti ha fatto uso di sostanze vietate. Alcune vicende hanno suscitato particolare scalpore, come quella che ha avuto per protagonista Marco Pantani, escluso dal Giro d’Italia nel 1999 (sebbene non squalificato) perché da un controllo risultò che un valore ematico, l'ematocrito, era fuori dalla norma. Pantani, che è morto pochi anni dopo la squalifica, ha sempre professato la sua innocenza, ma i suoi valori era risultati alterati anche in altre occasioni e inoltre le analisi hanno provato che avesse assunto sostanze illecite durante il Tour de France da lui vinto nel 1998.

Un caso ancora più famoso è quello di Lance Armstrong, il ciclista statunitense che negli anni ’90 è sopravvissuto a un cancro ai testicoli. Armstrong riuscì a guarire e, tornato alle corse, diventò un grande campione, al punto da vincere sette Tour de France consecutivi dal 1999 al 2005. La vicenda suscitò forte emozione in tutto il mondo, ma nel 2012 si scoprì che i successi erano dovuti al sistema di doping organizzato dal ciclista insieme ai suoi compagni di squadra. Di fronte alle prove schiaccianti, Armstrong fu costretto ad ammettere le sue responsabilità e l’Unione ciclistica internazionale dichiarò nulle tutte le sue vittorie.

Armstrong sul podio del Tour de France
Armstrong sul podio al Tour de France del 2003. Credit: Wikimedia Commons

Negli ultimi decenni, per contrastare il doping, sono state istituite agenzie nazionali in singoli Paesi e nel 1999 un’agenzia mondiale, la Wada (World Antidoping Agency). Il fenomeno, però, non è stato debellato.

In tempi recenti, è stato scoperto un diffuso sistema di doping in Russia. Nel 2015 un’indagine della Wada portò alla luce che molti atleti del Paese assumevano sostanze illegali con la complicità dell’agenzia nazionale antidoping. Dopo l’indagine, gli atleti russi hanno subito pesanti sanzioni. Il doping, però, non è diffuso solo in Russia, ma continua a essere presente su larga scala in tutto il mondo.

Fonti
Yu-Hsuan Lee, Performance Enhancing Drugs: History, Medical Effects & Policy, Harvard University 2006
Sfondo autopromo
Cosa stai cercando?
api url views