
Alle ore 3:36 del 24 agosto 2016 la terra iniziò a tremare violentemente ad Accumuoli, in provincia di Rieti. Si trattò di terremoto di magnitudo Richter 6.0 che nonostante durò all'incirca venti secondi causò un'enorme quantità di danni in tutta l'area, inclusa la città di Amatrice a 9 km di distanza dall'epicentro. La scossa (il cui nome corretto è sequenza sismica Amatrice-Norcia-Visso) interessò tutto il centro Italia, coinvolgendo 140 comuni e venendo avvertita in numerose città come Teramo, Pescara, Perugia e Viterbo.
Quest'evento fu seguito da numerose repliche, la più forte delle quali fece registrare una magnitudo 5.3 ad appena un'ora di distanza dalla scossa principale. Purtroppo il sisma causò 299 vittime, 388 feriti e circa 41 mila sfollati. In questo articolo cercheremo di capire cosa accadde quella notte, cosa causò il terremoto e quali furono le principali conseguenze.
Le caratteristiche del terremoto
L'epicentro del sisma si verificò a circa 1 km dal comune di Accumoli (latitudine 42.6980, longitudine 13.2340) ed fu avvertito in modo molto intenso anche nei comuni di Amatrice, Arquata del Tronto, Cittareale, Norcia, Acquasanta Terme, Montegallo, Cascia, Campotosto e Montereale. La profondità dell'ipocentro è stimata attorno agli 8 km – quindi si trattò di un terremoto superficiale – e la sua durata è compresa tra i 15 e i 20 secondi. All'epoca si parlò in realtà di una scossa durata oltre due minuti ma, come dichiarato anche dal presidente dell'INGV Carlo Doglioni:
I due minuti abbondanti di cui si è parlato per la scossa di Amatrice sono dovuti al riverbero, anche perché un terremoto del genere di due minuti avrebbe provocato una devastazione totale, poi c’è una componente psicologica perché tutto in quei momenti può sembrare un’eternità […] Il sisma del 24 agosto è durato tra i 15 e i 20 secondi.
Cosa ha causato il sisma di Amatrice?
L'Italia centro-meridionale è una zona sismicamente molto attiva a causa dello scontro tra due placche tettoniche: quella Eurasiatica e quella Africana. In questo contesto la maggior parte delle faglie presenti sono di tipo compressivo – cioè caratterizzate dallo scorrimento di un blocco tettonico sull'altro. In realtà questo è vero solamente alla macroscala: a livello locale sono infatti presenti faglie di tipo estensionale, caratterizzate cioè da un movimento opposto a quello appena descritto.
È stata proprio una faglia di questo tipo, più precisamente quella di Colfiorito-Campotosto (in arancione nell'immagine sottostante, a sinistra di Accumoli), a innescare il terremoto e la successiva sequenza sismica. Altre faglie di questo tipo sono state responsabili nel corso degli anni di altri grandi terremoti italiani come quello dell'Irpinia del 1980 o dell'Aquila nel 2009.

La ricostruzione dopo il sisma
Il sisma colpì il centro Italia a notte fonda e il livello di distruzione fu compreso solo l'indomani mattina. In pochissime ore si attivarono forze dell'ordine, protezione civile e associazioni di volontariato per cercare di far fronte a un'emergenza su larga scala – considerando anche che la posizione remota di alcuni centri abitati non fece altro che rendere ancora più complesse le operazioni di soccorso.
Complessivamente furono inviate più di 20 mila richieste di contribuito per la ricostruzione degli edifici danneggiati – anche se si stima che il totale degli edifici inagibili superasse le 80 mila unità. Per far fronte a questa emergenza sono stati messi a disposizione 1 miliardo di euro per danni di lieve entità e 1,7 miliardi di euro per danni gravi.
Nonostante la ricostruzione non sia ancora completa, mese dopo mese sono sempre di più gli edifici e le infrastrutture che stanno nuovamente prendendo vita – incluse nuove abitazioni per tutti coloro che restarono senza casa quella tragica notte.
