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3 Febbraio 2026
17:30

Il Trattato New Start sta per scadere: da giovedì niente più limiti alle armi nucleari tra Usa e Russia

Il trattato New Start tra Stati Uniti e Russia è prossimo alla scadenza: senza un nuovo accordo, dal 5 febbraio non ci saranno più limiti all'espansione degli arsenali nucleari. Il tempo dei trattati sembra essere giunto al termine: saremo in grado di scriverne di nuovi prima che la deterrenza smetta di essere un limite e diventi un innesco?

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Il Trattato New Start sta per scadere: da giovedì niente più limiti alle armi nucleari tra Usa e Russia
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Giovedì 5 febbraio 2026 il mondo cambia: il Trattato New Start (acronimo di Strategic Arms Reduction Treaty) tra USA e Russia che limitava i loro arsenali nucleari a lungo raggio giungerà al termine.

Il trattato, firmato nel 2010 e rinnovato nel 2021, e mette un limite di 1550 testate nucleari dispiegate  (quelle pronte per essere utilizzate) a ognuna delle due superpotenze. Un numero comunque spropositato, che porterebbe alla distruzione della Terra. Ma non è tutto qui: bisogna aggiungere 3mila testate atomiche americane e russe contenute nei depositi dei rispettivi arsenali.

Cosa è stato fatto per ridurre gli armamenti nucleari 

I negoziati per la riduzione degli armamenti nucleari tra le superpotenze iniziarono durante la Guerra Fredda, con il Trattato di Non Proliferazione del 1968 e i trattati SALT (Strategic Arms Limitations Treaties) degli anni ‘70. Successivamente, furono raggiunti accordi come START e New START, che ebbero come protagonisti Nixon, Reagan, Gorbaciov, Obama e Medvedev.

I limiti iniziali fissarono 5.000 testate nucleari per ciascun Paese, ma a metà degli anni Ottanta Reagan e Gorbaciov arrivarono addirittura a considerare la distruzione totale degli arsenali, cosa che però non ebbe seguito.

Cosa potrebbe accadere ora che il Trattato giunge al termine

Con i tempi che corrono, lo scadere di questo trattato accresce le tensioni internazionali, perché potrebbe portare a una corsa agli armamenti da parte di entrambi. Secondo alcune fonti da Mosca, però, sembra che la Russia non sia interessata (almeno per il momento) a riarmarsi in tal senso, anche perché al momento è decisamente in vantaggio rispetto al rivale americano, con 1549 testate nucleari installate (missili intercontinentali, bombardieri e sottomarini) e altre 1830 pronte in magazzino, contro le 1420 testate installate e 1114 immagazzinate degli USA.

Oltretutto, il Cremlino al momento è concentrato sul finanziamento della guerra in Ucraina. Secondo altri analisti, oltretutto, Putin starebbe puntando sulla creazione di vettori potenti per trasportare le testate, come ad esempio il missile ipersonico Oreshnik e il Poseidon.

Quale che sia la verità, secondo l'agenzia di informazione Ria Novosti il presidente russo Vladimir Putin ha proposto di continuare a rispettare i limiti del trattato, ma Donald Trump – che ritiene che quella del leader russo sia "una buona idea" – ha lasciato intendere che preferirebbe firmare un nuovo accordo sulle armi nucleari che coinvolga anche la terza potenza atomica: la Cina. Secondo gli analisti geopolitici, tuttavia, sembra più probabile uno scenario in cui il tycoon adotti la proposta del presidente russo, quanto meno fino all'inizio del 2027.

Il concetto di deterrenza e le guerre stellari

Avere un tale quantitativo di armi fa da deterrente, ma fino a un certo punto.

La deterrenza nucleare si basa sull'idea che il possesso di armi nucleari da parte di due o più potenze riduca la probabilità di un conflitto diretto, poiché ogni parte sa che un attacco porterebbe alla distruzione reciproca. Questo concetto, conosciuto come "Mutual Assured Destruction" (MAD), sostiene che nessuna delle due nazioni coinvolte può vincere un conflitto nucleare, e quindi entrambe si asterranno dal lanciarsi attacchi. In pratica, la paura di una risposta devastante in caso di aggressione impedisce l'inizio di una guerra.

Ma c'è un ma: se una delle due superpotenze sviluppasse un'arma che la renderebbe immune a un attacco nucleare, come ad esempio lo "scudo spaziale" proposto dagli Stati Uniti, il principio di deterrenza potrebbe venire meno, visto che la minaccia di distruzione reciproca non sarebbe più valida.

Lo scudo spaziale in questione è un sistema di difesa progettato per proteggere il paese da attacchi nucleari servendosi di satelliti armati e tecnologia in orbita per intercettare missili nemici, ed è proprio da questa idea nascono le "guerre stellari". La Russia lo considera da sempre una minaccia offensiva, che compromette appunto l'equilibrio della deterrenza nucleare.

Chi sono le altre potenze atomiche

Anche se Russia e Stati Uniti sono decisamente in testa per il duopolio atomico (detenendo l'86% delle testate mondiali e vettori intercontinentali capaci di colpire qualsiasi punto del globo in meno di 30 minuti), lo scenario è pericolosamente affollato. La Cina si è avvicinata molto alle due controparti titaniche, raddoppiando il numero di armi nucleari (al momento superano quota 500, che dovrebbero superare i 1.000 entro il 2030) in un solo decennio.

A seguire, troviamo gli altri attori sulla scacchiera:

  • Francia (290 testate)
  • Regno Unito (170)
  • Pakistan (170, ma probabilmente la cifra è sovrastimata)
  • India (164, ma probabilmente la cifra è sovrastimata. Il Paese sta modernizzando i suoi vettori per far sì che possano coprire l'intero territorio cinese)
  • Israele (afferma di averne 90, ma il numero è incerto: il governo ebraico non ha mai confermato né smentito ufficialmente il possesso di atomiche, ma gli analisti concordano sulla presenza di un arsenale sofisticato pronto all'uso)
  • Corea del Nord (afferma di averne 30, ma il numero è incerto)

Come sottolineato recentemente dall'economista ed ex Presidente del Consiglio Mario Draghi, l'umanità sta entrando in una nuova era in cui i vecchi schemi della Guerra Fredda non sono più sufficienti. Il tramonto dei limiti formali lascia spazio a un mondo in cui ogni Stato, grande o piccolo, potrebbe sentirsi legittimato a espandere il proprio arsenale.

La sfida del futuro non sarà quindi solo quella di contare le testate, ma ricostruire una fiducia globale che ogni anno sembra farsi sempre più fragile.

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Veronica Miglio
Storyteller
Innamorata delle parole sin da bambina, ho scelto il corso di lingue straniere per poter parlare quante più lingue possibili, e ho dato sfogo alla mia vena loquace grazie alla radio universitaria. Amo raccontare curiosità randomiche, la storia, l’entomologia e la musica, soprattutto grunge e anni ‘60. Vivo di corsa ma trovo sempre il tempo per scattare una fotografia!
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