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1 Ottobre 2026
17:30

Trump valuta lo stop del gasolio verso l’Europa: quanto ne importiamo dagli Stati Uniti

Gli USA avrebbero chiesto all'Unione Europea di sbloccare 120 milioni di barili di gasolio, minacciando un stop all'export di diesel per 90 giorni. L'Europa, sempre più dipendente dal diesel americano dopo lo stop al petrolio russo e la crisi di Hormuz, sta valutando una risposta comune.

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Trump valuta lo stop del gasolio verso l’Europa: quanto ne importiamo dagli Stati Uniti
stop export diesel dagli USA
Immagine generata con AI a puro scopo illustrativo.

L'amministrazione Trump ha chiesto all'Unione Europea e, in particolare a Germania e Francia, di sbloccare delle scorte strategiche di gasolio per contenere il prezzo globale dei carburanti. In alternativa, secondo fonti citate da Reuters, gli USA applicherebbero un divieto di esportazione di gasolio della durata di 90 giorni, nel tentativo di ridurre il costo del carburante negli Stati Uniti in vista delle elezioni di medio termine di novembre, fondamentali per il Partito Repubblicano del presidente Donald Trump.

Una mossa, suonata quasi come un ultimatum, che ha immediatamente messo in moto la macchina diplomatica europea per trovare una posizione comune: più nel dettaglio, la richiesta sarebbe quella di rilasciare 120 milioni di barili di gasolio di riserva nell'arco dei prossimi sei mesi. Il punto è che l'Europa è diventata sempre più dipendente dalle esportazioni di petrolio statunitense, dopo le forti limitazioni al petrolio russo (come sanzione per la guerra Russia-Ucraina) e il crollo delle importazioni dai Paesi del Medio Oriente a seguito del blocco dello stretto di Hormuz.

In particolare, l'UE importa circa il 97% del petrolio greggio che consuma. Secondo gli ultimi dati forniti dal Consiglio dell'UE (e riferiti al 2025), l'Unione ha acquistato circa 435 milioni di tonnellate di greggio per un controvalore superiore a 212 miliardi di euro. E i primi tre fornitori sono stati, non a caso, gli Stati Uniti (14,6% delle importazioni totali), il Kazakhstan (12,8%) e la Norvegia (12,8%).

Un quadro estremamente diverso rispetto a pochi anni fa, quando la Russia copriva il 25,8% delle importazioni europee: a colmare il vuoto lasciato da Mosca sono stati proprio gli americani, che hanno quasi raddoppiato le loro esportazioni verso l'UE (da 37,1 a 63,5 milioni di tonnellate tra il 2021 e il 2025).

La richiesta del governo statunitense, però, non riguarda il greggio in generale, ma il gasolio, ossia un prodotto già raffinato. Ed è qui che la dipendenza europea dagli Stati Uniti diventa ancora più marcata. Secondo i dati della società di analisi Kpler riportati da Euronews, gli USA forniscono oggi circa 180.000 barili al giorno di diesel all'UE, su un totale di circa 580.000 barili al giorno importati da Paesi al di fuori del blocco dei 27. Parliamo del 32% delle importazioni europee di diesel, quasi il doppio rispetto al 17% del 2025, e nell'Europa nord-occidentale la percentuale sale addirittura al 57%.

Secondo la posizione di Washington, Francia e Germania non avrebbero rispettato pienamente gli impegni assunti lo scorso marzo (dopo lo scoppio della guerra USA-Israele e Iran e la chiusura di Hormuz) quando l'Agenzia Internazionale dell'Energia (IEA) stabilì il rilascio coordinato di scorte d'emergenza pari a circa 400 milioni di barili (di cui 172 milioni dagli USA e circa il 20% dall'UE).

La richiesta diretta principalmente a Parigi e Berlino, comunque, non è casuale: i due Stati detengono insieme circa il 35% delle riserve strategiche di diesel dell'intera UE (rispettivamente circa 8,2 milioni di tonnellate la Francia e 5,6 milioni la Germania). A maggio 2025, i Paesi dell'Unione detenevano complessivamente 108,6 milioni di tonnellate di scorte petrolifere d'emergenza, di cui circa 39 milioni di tonnellate in gasolio.

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Grafico elaborato a partire dai dati forniti da Reuters e basati sulle ultime informazioni disponibili, relative a maggio 2025.

Nel corso dell'ultimo anno, i prezzi del gasolio in Italia sono aumentati di oltre il 40%: il diesel, infatti, essendo un prodotto già raffinato, è particolarmente sensibile a quello che succede lungo la filiera, soprattutto quando si complicano raffinazione e trasporti. Anche negli Stati Uniti, in realtà, il gasolio ha superato in alcuni casi i 7 dollari al gallone (circa 1,64 euro al litro, lo scorso anno 3,74 dollari al gallone) e il prezzo del Brent è oscillato tra i 97 e i 102 dollari al barile dalla fine di settembre. E questi rincari pesano per l'elettorato americano che, come anticipato, il prossimo novembre si recherà alle urne per le elezioni di metà mandato ed esprimersi sull'operato del Partito Repubblicano al Congresso.

In linea generale, la Francia rischia di essere il Paese più esposto: sempre secondo i dati forniti da Kpler, lo Stato importa dagli USA circa 63.000 barili al giorno di gasolio (il 36% delle sue importazioni di diesel), e il fermo delle raffinerie di Grandpuits e Donges l'ha resa strutturalmente carente. Il Regno Unito dipende per il 26% delle importazioni di diesel dalle forniture americane, la Spagna per il 19%. L'Italia, invece, ne importa circa il 4% del totale.

Va detto, comunque, che il gasolio è tra i prodotti petroliferi più stoccati in Europa e tutti i Paesi della IEA hanno l’obbligo di detenere una scorta di petrolio minima pari ad almeno 90 giorni di importazioni nette di petrolio (o 61 giorni di consumi), con le riserve che possono essere sotto forma sia di petrolio greggio sia di prodotti raffinati.

Questo significa che anche nel caso di uno stop o una limitazione alle esportazioni USA, l'eventuale carenza di diesel non sarebbe immediata, ma costringerebbe l’Europa a cercare rapidamente delle forniture alternative in un mercato già sotto pressione, con il rischio di ulteriori rincari. La notizia ha quindi scatenato una risposta immediata dei leader UE, con la Commissione Europea che ha già organizzato una riunione con la Germania, la Francia, l'Italia, l'Irlanda e il Regno Unito per discutere l'eventuale necessità di un rilascio delle scorte.

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Sara Brugnoni
Junior News Editor
Lavoro come giornalista per la sezione news di Geopop: mi occupo principalmente delle notizie di attualità e di tutto ciò che avviene sul Pianeta Terra, dalla geopolitica allo spazio, fino alla società nel suo complesso. Ho lavorato per un quotidiano economico e ho una laurea magistrale in Scienze Politiche, grazie alla quale ho capito quanto gli eventi del mondo siano profondamente connessi tra di loro.
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