
Il petrolio oggi costa molto meno rispetto al record raggiunto nel 2008, eppure fare il pieno è diventato decisamente più caro. Il 24 settembre 2026, in Italia, un litro di benzina in modalità self service costava in media 2,15 euro, mentre per il diesel servivano circa 2,34 euro. Un anno fa gli stessi carburanti costavano rispettivamente circa 1,71 e 1,63 euro al litro: in dodici mesi, quindi, il prezzo del gasolio è aumentato di oltre il 40%. Per cercare di contenere l’impatto dei rincari, Eni ha deciso di introdurre sulla propria rete un limite temporaneo ai prezzi di vendita: il gasolio non potrà superare i 2,19 euro al litro e la benzina gli 1,99 euro. Il provvedimento, pensato con l’obiettivo di fissare un tetto ai prezzi di benzina e gasolio lungo la rete di distribuzione carburanti, resterà in vigore per almeno 30 giorni, con la possibilità di essere prorogato fino alla fine dell’anno. Alla stessa iniziativa si è aggiunta Ip, società controllata da Socar, il gruppo energetico dell’Azerbaigian, che ha esteso il proprio sistema di sconti progressivi. Considerando le due reti, le misure interessano complessivamente circa il 39% dei quasi 22mila distributori presenti in Italia.
Per capire le ragioni di questi prezzi, però, non basta guardare al costo del petrolio. Se il petrolio è lontano dai suoi massimi storici, perché benzina e diesel hanno raggiunto prezzi così elevati? La risposta non sta soltanto nel costo del greggio: tra il petrolio estratto e il carburante che finisce nel serbatoio ci sono raffinerie, trasporti, mercati internazionali, cambio euro-dollaro e tasse. Per capire perché oggi un litro di carburante può costare più di quanto ci aspetteremmo guardando il prezzo del petrolio, dobbiamo quindi seguire il percorso che porta dal barile al distributore.
Oggi il petrolio vale meno ma alla pompa paghiamo di più
Per capire cosa sta succedendo oggi, facciamo un salto indietro al luglio 2008, quando il Brent raggiunse circa 147,5 dollari al barile, il suo allora massimo storico. Eppure in Italia un litro di benzina costava mediamente 1,52 euro, mentre il diesel si fermava a circa 1,36 euro. Oggi il petrolio vale molto meno, ma alla pompa paghiamo decisamente di più. Com'è possibile?
Una parte della risposta sta nel cambio euro-dollaro: il greggio viene quotato in dollari e nel 2008 l'euro era molto più forte, arrivando a circa 1,60 dollari contro gli attuali 1,14. A parità di prezzo del petrolio, quindi, oggi per noi europei acquistarlo costa di più. C'è poi l'inflazione, che rende poco corretto confrontare direttamente i prezzi di 18 anni fa con quelli attuali. Una volta considerato il diverso potere d'acquisto, secondo i dati citati da Unem il prezzo reale della benzina è oggi quasi uguale a quello del 2008: circa 2 euro al litro contro 1,99 euro; per il diesel la differenza è maggiore, circa 2,10 euro contro 1,97 euro.
Ma c'è un altro elemento, ancora più importante, che spiega perché oggi il carburante sia così caro.
Il petrolio non finisce direttamente nel serbatoio
Il punto è che un barile di petrolio non è ancora un litro di benzina o di diesel. Prima di arrivare nel serbatoio, il greggio deve essere raffinato, trasformato nei diversi prodotti, trasportato e distribuito. Oggi è proprio il mercato dei prodotti raffinati a essere sotto pressione.
Negli ultimi 15 anni l'Europa ha ridotto di circa il 20% la propria capacità di raffinazione, con oltre 30 raffinerie chiuse, e deve quindi affidarsi maggiormente alle importazioni. Nel frattempo, guerre e tensioni geopolitiche hanno reso più complicati alcuni flussi internazionali di carburanti. Il risultato è un mercato in cui l'offerta di prodotti raffinati è relativamente scarsa rispetto alla domanda: secondo la stima citata da Unem, il deficit potrebbe arrivare a 4-5 milioni di barili al giorno.
Il petrolio può costare meno, mentre il diesel può diventare più caro, se sul mercato c'è poco prodotto raffinato disponibile. In altre parole, per capire quanto paghiamo alla pompa non basta guardare il prezzo del Brent: bisogna seguire tutto il percorso che porta dal barile al distributore.
Perché il diesel costa così tanto?
Il diesel è particolarmente sensibile a quello che succede lungo la filiera, soprattutto quando si complicano raffinazione e trasporti. Una guerra, per esempio, non deve necessariamente interrompere l'estrazione del petrolio per far salire il prezzo del gasolio: basta che renda più difficile far arrivare il carburante dove serve. Una raffineria danneggiata, un porto bloccato o una rotta commerciale diventata rischiosa possono ridurre l'offerta disponibile e far aumentare i prezzi. Anche l'ipotesi di limitare le esportazioni statunitensi di diesel ha riacceso le tensioni sui mercati.
Sul prezzo che paghiamo alla pompa incidono poi accise e IVA, oltre ai costi di trasporto e distribuzione. Le accise sono imposte applicate in misura fissa su ogni litro di carburante: a differenza del costo del petrolio, quindi, non variano automaticamente in base all'andamento del greggio. L'IVA, invece, è un'imposta calcolata in percentuale e si applica anche sulla componente rappresentata dalle accise. Questo significa che, quando aumenta il prezzo del carburante prima delle imposte, aumenta anche l'importo dell'IVA pagato dal consumatore. Il prezzo finale è quindi il risultato di una lunga catena che parte dal petrolio e passa per raffinazione, trasporti, mercato internazionale e fisco: basta che uno di questi elementi diventi più costoso perché il conto possa arrivare fino al distributore.
Quanto costa fare un pieno di un serbatoio di 50 l
Fin qui abbiamo parlato di barili, raffinerie e mercati internazionali, ma quanto ci costa davvero fare il pieno?
Prendiamo come riferimento un serbatoio da 50 litri. Con i prezzi medi del 24 settembre 2026, riempirlo costa circa 108 euro con la benzina e 117 euro con il diesel. Un anno fa, quando benzina e gasolio costavano rispettivamente circa 1,71 e 1,63 euro al litro, lo stesso rifornimento sarebbe costato circa 86 euro per la benzina e 82 euro per il diesel.
In dodici mesi, quindi, lo stesso pieno è diventato circa 22 euro più caro per la benzina e 35 euro più caro per il diesel. E se si percorrono molti chilometri, facendo rifornimento più volte al mese, la differenza può trasformarsi in centinaia di euro di spesa in più nell'arco di un anno.
Per capire quanto possano incidere concretamente i nuovi prezzi, possiamo fare qualche esempio prendendo in considerazione automobili con serbatoi di dimensioni diverse. Su un'auto con un serbatoio da 50 litri, per esempio, il pieno di benzina, con il nuovo tetto Eni di 1,99 euro al litro, costerebbe 99,50 euro: circa 8,50 euro in meno rispetto al prezzo medio del 24 settembre. Per il diesel, con il limite fissato a 2,19 euro al litro, la spesa sarebbe invece di 109,50 euro, con un risparmio di circa 7,50 euro.
Sono risparmi che, moltiplicati per diversi rifornimenti, possono diventare rilevanti per chi utilizza molto l'auto. Va però ricordato che, per ora, il price cap è stato annunciato soltanto per un periodo iniziale di 30 giorni, con la possibilità di un'estensione fino alla fine dell'anno: non è quindi ancora possibile considerare questi prezzi come definitivi per l'intero 2026.
Consigli su come risparmiare sul carburante
Sul prezzo del petrolio non possiamo intervenire, ma qualcosa per alleggerire il costo del rifornimento possiamo farlo. Le strade sono fondamentalmente due: pagare meno il carburante e consumarne meno.
La prima è confrontare i prezzi dei distributori. Anche una differenza di pochi centesimi al litro, moltiplicata per un pieno e per tutti i rifornimenti dell'anno, può diventare una cifra tutt'altro che trascurabile – e, quando possibile, scegliere il self-service permette di evitare il costo aggiuntivo del servito.
Poi c'è il modo in cui guidiamo. Accelerazioni brusche, frenate frequenti e velocità elevate fanno aumentare i consumi, mentre una guida più regolare aiuta a sfruttare meglio ogni litro di carburante. Anche dettagli apparentemente piccoli possono fare la differenza: mantenere gli pneumatici alla pressione corretta riduce la resistenza al rotolamento, mentre viaggiare con peso inutile a bordo aumenta il lavoro richiesto al motore. Lo stesso vale per portapacchi e box da tetto, che quando non servono è meglio rimuovere, soprattutto se si viaggia a velocità sostenute.
Non esiste quindi un trucco per far crollare il prezzo di benzina e diesel, ma scegliere dove fare rifornimento e, soprattutto, imparare a consumare meno può ridurre sensibilmente quanto spendiamo per ogni chilometro percorso.