0 risultati
20 Maggio 2026
18:30

Oltre Hormuz, gli 8 colli di bottiglia marittimi che decidono quasi tutto il commercio globale

Quasi l'80% del commercio mondiale viaggia via mare attraverso nove choke points, ognuno con una diversa esposizione ai rischi geopolitici e climatici. Di questi, però, solo Hormuz non è in mani occidentali. Dopo lo scoppio della guerra in Iran, in questo snodo marittimo il traffico è crollato del 95%.

Ti piace questo contenuto?
Oltre Hormuz, gli 8 colli di bottiglia marittimi che decidono quasi tutto il commercio globale
stretto-di-hormuz-choke-points

Quasi l'80% del commercio mondiale viaggia via mare. Non per scelta ideologica, ma per pura economia: una nave porta in un solo viaggio una quantità di merce che richiederebbe migliaia di camion o aerei per essere trasportata via terra o per via aerea. La conseguenza è che la geografia decide ancora i flussi, con il commercio globale che è obbligato a passare per pochi corridoi marittimi, ossia le strozzature naturali che gli inglesi chiamano “choke points”.

In tutto il mondo esistono nove choke points fondamentali: di questi, solo uno non è in mano occidentale, lo Stretto di Hormuz. E nel 2026, per la prima volta nella storia recente, quattro di questi colli di bottiglia sono contemporaneamente sotto pressione.

Quali sono gli 8 “choke points” e perché governano il traffico del pianeta

I corridoi marittimi che reggono i flussi globali sono il Canale di Suez, lo Stretto di Bab el-Mandeb, lo Stretto di Hormuz, lo Stretto di Malacca, il Canale di Panama, lo Stretto di Gibilterra, Bosforo e Dardanelli (spesso considerati insieme) e il Capo di Buona Speranza, che pur non essendo formalmente uno stretto è un punto di passaggio obbligato in mare aperto.

Ognuno di questi ha caratteristiche diverse e una diversa esposizione ai rischi geopolitici e climatici: ad esempio lo Stretto di Malacca, tra Indonesia e Malaysia, è il più trafficato per numero di navi e gestisce circa il 25% del commercio marittimo mondiale, con un ruolo decisivo per i flussi energetici verso Cina, Giappone e Corea del Sud. Il Canale di Suez e lo Stretto di Bab el-Mandeb messi insieme valgono circa il 12-15% del traffico globale, mentre il Canale di Panama ne gestisce un altro 5%. Lo Stretto di Hormuz, infine, è la chiave dell'energia mondiale: vi transita circa il 20% del petrolio scambiato via mare e una quota analoga del gas naturale liquefatto.

Perché lo Stretto di Hormuz è diverso dagli altri otto

Dalla metà del Novecento gli Stati Uniti, da soli o tramite alleati, presidiano militarmente e diplomaticamente quasi tutti i grandi corridoi marittimi del pianeta. Gibilterra è territorio britannico, storici alleati degli USA, Bosforo e Dardanelli sono nelle acque territoriali della Turchia, membro NATO. Panama, Suez e Malacca vedono una forte presenza occidentale o di paesi alleati. L'unica grande eccezione è proprio Hormuz, dove su una sponda c'è l'Iran. È la falla nel sistema globale ed è proprio da lì che oggi nasce la crisi.

Quando un choke point si chiude, la rotta alternativa allunga quasi sempre in modo drastico sia le distanze che i tempi. Per intenderci, tra Singapore e Rotterdam, la rotta classica via Suez è di circa 15.350 chilometri. Aggirando il Capo di Buona Speranza (in Sud Africa) si arriva a 21.770 chilometri, con oltre 6.000 chilometri in più e un allungamento dei tempi di navigazione tra gli 8 e i 18 giorni a seconda del tipo di nave.

Senza il Canale di Panama, invece, la rotta tra la costa atlantica e quella pacifica degli Stati Uniti può arrivare a triplicarsi passando per Capo Horn. Per Malacca, in caso di blocco, le navi più grandi non avrebbero nessuna alternativa marittima, perché i fondali degli stretti vicini sono troppo bassi.

La chiusura di Hormuz e il blocco navale oggi

Come tutti sappiamo, il 28 febbraio 2026 Stati Uniti e Israele hanno colpito direttamente l'Iran, in un attacco in cui è stato uccisa anche la Guida Suprema iraniana, Ali Khamenei. Il 2 marzo i Pasdaran hanno formalmente annunciato la chiusura dello Stretto di Hormuz al traffico marittimo. Nelle settimane successive, il traffico nello stretto è crollato di oltre il 95% e il 13 aprile 2026, dopo il fallimento dei negoziati ospitati in Pakistan, l'amministrazione Trump ha imposto su Hormuz un blocco navale, impedendo fisicamente gli ingressi e le uscite dai porti iraniani.

Il messaggio è semplice. Il commercio globale poggia su nove chiavi geografiche: otto sono in mani occidentali, una no. E quella che è in mani altrui è proprio quella che oggi sta rallentando l'energia di un quinto del pianeta. Ogni giorno che passa, il blocco dello Stretto di Hormuz si trasforma in volatilità sui mercati energetici, in pressione sui prezzi del gas e del petrolio, e a cascata sui beni di consumo.

Questo avviene perché le alternative a Hormuz non sono sufficienti per sostituire completamente le forniture energetiche che normalmente passerebbero per lo Stretto.

Esistono infatti due grandi pipeline che bypassano Hormuz: la East-West (Petroline) dell'Arabia Saudita, lunga oltre 1.200 chilometri tra Abqaiq e Yanbu sul Mar Rosso, e l'Abu Dhabi Crude Oil Pipeline (ADCOP) degli Emirati Arabi Uniti, che invece porta il greggio direttamente al porto di Fujairah, sul Golfo dell'Oman.

La capacità nominale combinata è importante (fino a 7 milioni di barili al giorno per la sola pipeline saudita, più 1,8 milioni per quella emiratina), ma la quasi totalità è già impegnata da flussi ordinari. In caso di emergenza, l'EIA stima che la capacità realmente libera per bypassare Hormuz sia di circa 2,6 milioni di barili al giorno, contro i 20 milioni che passano normalmente nello Stretto di Hormuz, quasi otto volte in meno. E c'è un dettaglio: la pipeline saudita finisce nel Mar Rosso e se anche quel mare è in crisi, siamo punto e a capo.

Per il gas naturale liquefatto del Qatar la situazione è ancora più critica perché non esistono rotte alternative per esportare il gas naturale dal Qatar e dagli Emirati Arabi Uniti, se non attraverso lo Stretto di Hormuz.

Cosa rischia l'Italia (gas, prezzi e farmaci) e cosa sta facendo l'Europa

E qui veniamo al punto che ci tocca più da vicino: l'Italia è particolarmente esposta sul fronte del gas. Nel 2024 il Qatar copriva circa il 45% del gas naturale liquefatto importato dal nostro paese; nel 2025 la quota è scesa intorno al 30-35%, sostituita anche da maggiori volumi statunitensi, ma Doha resta uno dei nostri due principali fornitori di GNL. Una chiusura prolungata dello Stretto, quindi, si traduce prima o poi in un aumento delle bollette.

C'è poi il tema dei farmaci: l‘India è uno dei principali hub mondiali per la produzione di principi attivi farmaceutici e una parte importante delle materie prime arriva o transita via mare dal Golfo. Quando una rotta come Hormuz si chiude, medicinali come il paracetamolo o gli antibiotici di base rischiano rincari, perché si allungano i tempi e salgono i costi di trasporto.

Di fronte a questa crisi si sta muovendo anche l'Unione Europea: il 17 aprile 2026 il Presidente francese Emmanuel Macron e il britannico Keir Starmer hanno co-presieduto a Parigi una conferenza internazionale, con la presenza di Giorgia Meloni e Friedrich Merz (primo ministro tedesco) e il collegamento di circa cinquanta paesi. L'iniziativa, formalmente chiamata “Strait of Hormuz Maritime Freedom of Navigation Initiative”, prevede una missione multinazionale puramente difensiva con compiti di sminamento e protezione del traffico commerciale, da attivare solo quando le condizioni lo permetteranno. La missione, comunque, è esplicitamente separata dal blocco navale americano, con i Paesi europei che hanno più volte ribadito di non voler entrare nel conflitto.

Avatar utente
Andrea Moccia
Direttore editoriale
Sono nato nell'Agosto del 1985, a Napoli. Mi sono pagato gli studi universitari vendendo pop-corn e gelati nelle sale di un Cinema. Ho lavorato per dieci anni in giro per il mondo, di cui sette all'Istituto nazionale francese dell'energia, in qualità di geologo e team manager. Nel 2018 a Parigi, per gioco, è nata Geopop, diventata nel 2021 una azienda del gruppo Ciaopeople. Sono dell'idea che la cultura sia la più grande ricchezza per un Paese e ho deciso di dedicare la mia vita per offrire un contributo e far appassionare le persone alla conoscenza. Col sorriso :)
Sfondo autopromo
Cosa stai cercando?
api url views