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21 Maggio 2026
12:30

Tutti i record dell’Everest, dalla 32esima vetta di Kami Rita Sherpa alla scalata a 8849 m senza ossigeno

Kami Rita Sherpa ha appena stabilito un nuovo record, con 32 ascensioni dell’Everest, a 8849 m. Dai pionieri del 1953 al boom delle spedizioni commerciali: numeri, record e rischi della montagna più alta del mondo.

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Tutti i record dell’Everest, dalla 32esima vetta di Kami Rita Sherpa alla scalata a 8849 m senza ossigeno
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Monte Everest visto da Drukair2. Papa Lima Whiskey 2, CC BY–SA 2.0 via Wikimedia Commons

È stato raggiunto un nuovo record sul monte Everest: l’alpinista nepalese Kami Rita Sherpa, 56 anni,  ha raggiunto la vetta della montagna più alta del mondo per la 32esima volta, battendo il primato che aveva stabilito lui stesso l'anno scorso.

L’alpinista, arrivato in vetta a 8849 metri domenica 17 maggio, alle 10:12 del mattino, era alla guida di una spedizione commerciale organizzata da operatori nepalesi sulla catena dell’Himalaya. Meno di un'ora prima, Lhakpa Sherpa ha stabilito un nuovo record per il maggior numero di ascensioni compiute da una donna, completando la sua undicesima salita e battendo se stessa.

Dalla prima ascensione completa del 1953, la vetta dell’Everest, situato nella catena delle Himalaya al confine tra Nepal e Cina, è stata raggiunta migliaia volte: i numeri aggiornati al 2025 parlano di oltre 13.500 ascensioni (guide comprese), con oltre 7 mila persone che hanno raggiunto la cima almeno una volta. Si stima che raggiunga la vetta il 43% delle persone che ci provano. Nell'impresa sono morte fino a oggi circa 340 persone: circa due terzi delle persone lungo il Colle Sud (la rotta nepalese, più facile e quindi più frequentata) e un terzo lungo il Colle Nord (la via tibetana, più tecnica).

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Kami Rita Sherpa sulla cima dell’Everest nel 2010. CC Wikimedia Commons

La 32esima vetta sull’Everest di Kami Rita e tutti i suoi altri primati

Nato il 17 gennaio 1970 nel villaggio di Thame, nella regione del Solukhumbu, “L’uomo dell’Everest” ha raggiunto per la prima volta gli 8849 metri di quota nel 1994, mentre lavorava per una spedizione commerciale. Da allora, quasi ogni anno, ha scalato la montagna come guida.

Kami Rita è di etnia Sherpa, popolazione originaria della regione himalayana nota in tutto il mondo per la straordinaria abilità in alta quota. Nel linguaggio comune “sherpa” viene usato per indicare in modo generico le guida di montagna sull’Everest, ma in realtà è il nome di un popolo, con una propria lingua e cultura.

La sua carriera alpinistica è iniziata a 22 anni, nel 1992, con la partecipazione a una spedizione come portatore: appena due anni dopo è arrivato per la prima volta in vetta ed è da maggio del 2018 che Rita detiene il record assoluto di ascensioni sulla vetta più alta del mondo. Nel 2017, infatti, era diventato la terza persona a raggiungere la cima per la ventunesima volta, insieme a Apa Sherpa e Phurba Tashi Sherpa, che si sono poi ritirati, lasciandogli il primato.

In questi anni, Rita, ha assistito a diverse morti: nel 2014 una valanga al campo base in cui si trovava uccise 17 persone, tutte guide, comprese cinque persone del suo team. È ancora oggi il numero più alto di vittime sull'Everest in un solo giorno. L’anno dopo un terremoto causò un’altra valanga, che ne ha uccise 19. “Ci sono molti rischi in una scalata, che può sempre essere imprevedibile e pericolosa. Ma continuo perché non conosco nient’altro”, ha dichiarato nel 2018. Quell’anno si è ripromesso di scalare l’Everest almeno 25 volte prima di ritirarsi: lo scorso 17 maggio Kami Rita ha battuto quindi il suo stesso record, risalente al 27 maggio 2025, arrivando alla 32esima scalata.

Il padre è stato tra le primissime guide professioniste, da quando nel 1950 la cima è stata resa accessibile agli stranieri. Il fratello, Lakpa Rita, a sua volta guida, ha scalato con successo l’Everest una ventina di volte. In questi anni, Kami Rita ha raggiunto una volta anche la vetta del K2 (8.611 m e la cui scalata è considerata più pericolosa) e del Lhotse; tre volte quella del Manaslu e otto il Cho Oyu. Detiene il record per il maggior numero di 8mila raggiunti, con ben 42 scalate totali.

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Il Campo Base dell’Everest, oltre i 5 mila metri. CC Wikimedia Commons

La prima scalata sul monte più alto dell’Himalaya, a 8849 m

In realtà, se misurata dalla basse alla vetta, l'Everest non è la montagna più alta del mondo: il primato spetterebbe al Mauna Kea, vulcano hawaiano che si erge per "soli" 4207 metri sopra il livello del mare, ma per oltre 10 mila metri dal fondo dell'Oceano Pacifico. Con il nome di “Sagarmatha” in Nepal e di “Chomolungma” in Tibet (che significano Dea del cielo), la cima dell’Everest è stata raggiunta per la prima volta il 29 maggio del 1953, dal neozelandese Sir Edmund Hillary e dallo Sherpa Nepalese Tenzing Norgay, che misero la bandiera in vetta a -28° Celsius dopo essersi nutriti per giorni di sardine e biscotti. Tenzing era arrivato l’anno prima a meno di 150 metri dalla vetta, quando aveva scalato la montagna con l’alpinista svizzero Raymond Lambert.

Mentre oggi ogni anno vengono concessi tra i 300 e i 500 permessi – che, concentrandosi in pochi giorni che offrono una finestra di meteo favorevole portano al sovraffollamento della via –, all’epoca era consentita una sola ascensione all’anno: se la spedizione di Hillary fosse fallita, sarebbero stati Francia o Svizzera conquistare il primato, visto che avevano già prenotato l’ascensione nei due anni successivi. Il primo ottomila conquistato era stato però quello dell’Annapurna (8.091), il 3 giugno 1950, dai francesi Maurice Herzog e Louis Lachenal, il cui rientro fu drammatico, a causa di gravi congelamenti che li costrinsero a subire amputazioni.

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Edmund Hillary e Tenzing Norgay. CC Wikimedia Commons

Reinhold Messner e le scalate senza ossigeno supplementare

L’alpinista italiano Reinhold Messner fu il primo, nel 1986, a completare la straordinaria scalata di tutte le montagne che superano gli 8 mila metri di altitudine: 14 vette tutte parte della catena dell'Himalaya e del Karakorum, tra Nepal, Pakistan, India e Cina. Fu il primo, inoltre, a farlo senza ossigeno, nel 1978, insieme a Peter Habeler, e lo rifece in solitaria, dal versante tibetano, due anni dopo: fu la prima persona a raggiungere da solo la vetta, il 20 agosto 1980. Nel 1973 Guido Monzino aveva guidato la prima spedizione italiana che arrivò in vetta con successo.

Vicino alla cima dell’Everest la quantità di ossigeno disponibile è circa un terzo rispetto al livello del mare: questo fa sì che anche azioni semplici, come agganciare un moschettone o muovere pochi passi, possano diventare estremamente faticose, perché il corpo riceve pochissimo ossigeno. Per questo, la maggior parte di chi sale oltre gli 8 mila metri usa ossigeno supplementare.

Tra le oltre 7 mila persone che hanno scalato l’Everest, circa 200 lo hanno fatto con successo senza utilizzarlo (solo l’1,7% dei summit): secondo i dati, con ossigeno il tasso di successo è di circa l'80%, mentre senza appena del 4%.  Nel settembre 2025, lo scalatore e sciatore polacco Andrej Bargiel è salito in cima ed è poi sceso sciando senza bombole, prima persona a farlo. Ad avere il record delle cime raggiunte senza l’utilizzo di ossigeno supplementare è Ang Rita, Sherpa che nel 1996 ha settato il record con la sua decima salita.

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Junko Tabei was the first woman to ascend Mount Everest © Jaan Künnap: Wiki Commons

Tutte le altre prime volte e i record dell’Everest

La prima donna a raggiungere la vetta, il 16 maggio 1975, fu la giapponese Junko Tabei, parte di una squadra tutta al femminile. Tabei completò l’impresa nonostante, durante la scalata, fosse stata travolta e sepolta da una valanga: priva di sensi per sei minuti, fu estratta viva e continuò la salita. Negli anni successivi è diventata la prima donna a scalare le “Sette Cime”, le montagne più alte di ciascun continente: l’Everest in Asia (8.848 m), l’Aconcagua in Sud America (6.961 m), il Denali in Nord America (6.194 m), il Kilimanjaro in Africa (5.895 m), il Monte Elbrus in Europa (5.642 m), il Monte Vinson in Russia (4.892) e la Piramide Carstensz / Puncak Jaya, Oceania (4.884 m).

Tra i non nepalesi ad aver raggiunto il maggior numero di volte la cima c’è lo scalatore britannico Kentoon Cool, che ha stabilito il record il 18 maggio del 2025: 19 volte. A seguire ci sono gli Statunitensi Garrett Madison e Dave Hahn, con 15 successi. Lo scalatore più anziano è stato il giapponese Yūichirō Miura: aveva 80 anni ed era reduce da un intervento al cuore pochi mesi prima quando nel 2013 ha tentato l’impresa. Nel 1970 era stato il primo a sciare sull’Everest. La donna più anziana (73 anni!) è stata invece, nel 2012, Tamae Watanabe, sempre dal Giappone. Il più giovane è stato Jordan Romero, americano: nel 2010 aveva appena 13 anni e 10 mesi. Nel 2014 il primato per la donna più giovane (13 anni  e 11 mesi) lo ha conquistato l’indiana Malavath Poorna.

Tanti dei primati, tuttavia, rimangono ai locali, che lavorano sull’Everest come guide: Lhakpa Sherpa è diventata, nel 2000, la prima donna nepalese a scalare con successo la cima più alta del mondo e detiene ora il record di salite femminili, completate nel 2000, 2001, 2003, 2004, 2005, 2006, 2016, 2017, 2018, 2022 e quest'anno: l'alpinista, nata nel 1973 in una famiglia di allevatori di yak, è cresciuta con 10 tra fratelli e sorelle, in una zona dove l’educazione femminile all’epoca non era prevista – Sherpa è ancora oggi analfabeta. Portartice dall’età di 15 anni, ha battuto il 12 maggio 2022 a sua volta un record che già aveva il suo nome, raggiungendo la vetta per l'11esima volta. Sulla sua storia, nel 2023, è stato fatto un documentario, diretto dalla regista britannica Lucy Walker, “Mountain Queen: The Summits of Lhakpa Sherpa”.

La scalata dal campo base alla cima, una salita verticale di quasi 3,5 km, è stata raramente completata in un un’unica soluzione, perché per abituarsi all'altitudine ci vogliono più tappe, in cui si sale e poi si scende nuovamente di quota, e soste intermedie per permettere al corpo di acclimatari, per un totale di circa 36 ore. L’ultima salita, solitamente, richiede dalle 10 alle 14 ore. Nel 2003, Lhakpa Gelu Sherpa ha realizzato la salita in un’unica soluzione, partendo dal Campo Base Sud, e impiegando 10 ore, 56 minuti e 46 secondi per raggiungere la cima. Di solito, chi arriva in cima, resiste pochi minuti: a quella quota, a causa della minor presenza di ossigeno nell’aria e delle bassisime temperature, il corpo è messo a dura prova.

Nel 2011 il Nepalese Bhakta Kumar Rai, è rimasto in cima per ben 32 ore, di cui 27 trascorse a meditare.

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