La Russia di Putin riconosce il Donbass

Cosa sta succedendo nel Donbass? Immaginate l'ipotesi assurda che nel 2014 l'Alto Adige (o Südtirol) si fosse dichiarato indipendente dall'Italia, generando un conflitto di 8 anni, e che oggi l'Austria ne avesse riconosciuto la legittimità come Stato, inviando il proprio esercito in sua difesa (o, dal punto di vista italiano, occupandolo). Ecco, questo esempio paradossale serve a sintetizzare all'estremo quanto sta avvenendo in Donbass, tra Russia (il corrispettivo dell'Austria) e Ucraina (il corrispettivo dell'Italia), per quanto ovviamente i due contesti non siano concretamente paragonabili.

Per sintetizzare in modo semplice, chiaro ed equilibrato la questione e capire e raccontare i motivi dietro la crisi tra Russia e Ucraina, abbiamo intervistato Giorgio Cella, dottore di ricerca in Istituzioni e Politiche dell'Università Cattolica di Milano e analista geopolitico, nonché autore del libro Storia e geopolitica della crisi ucraina (Carocci editore, 2021). Trovate l'intervista completa e approfondita nel video presente qui in alto. Di seguito ve ne forniamo la sintesi estrema: vi raccontiamo gli ultimi avvenimenti e gli elementi chiave della crisi.

Mappa di Europa, NATO, Ucraina, Russia, Donbass e Crimea
in foto: Carta geografica delle zone di influenza di NATO e Russia in Europa

Il conflitto nel Donbass apre una nuova fase della crisi ucraina

La Repubblica Popolare di Donetsk e la Repubblica Popolare di Luhansk, nella regione del Donbass, sono state ufficialmente riconosciute dal presidente russo Vladimir Putin nel corso di un discorso alla nazione tenutosi la sera del 21 febbraio 2022. La crisi ucraina entra quindi in una nuova fase, più tesa: la Russia ha inviato il proprio esercito per difendere (o occupare, secondo la versione occidentale) i due nuovi piccoli Paesi alleati, la NATO ha dichiarato che non intende (almeno per il momento) intervenire militarmente, e gli Stati Uniti e l'Europa stanno già attivando una serie di sanzioni economiche e commerciali. Una fra tutte, la sospensione del processo di autorizzazione del nuovo gasdotto Nord Stream 2 che raddoppierebbe la capacità di esportazione di gas naturale dalla Russia alla Germania attraverso il Mar Baltico.

La questione dell'approvvigionamento di gas naturale è proprio ciò che più preoccupa gli Stati dell'Europa occidentale: l'Italia, ad esempio, importa il 40% del proprio fabbisogno proprio dalla Russia. La crisi energetica in atto da diversi mesi potrebbe quindi inasprirsi e questo genera profonda apprensione e sta spaccando parzialmente il fronte occidentale, peraltro uno degli obiettivi della mossa di Putin. Il riconoscimento delle repubbliche di Donetsk e Luhansk, come accaduto per l'Abcasia e l'Ossezia del sud in Georgia nel 2008, ha inoltre la finalità di impedire l'ingresso dell'Ucraina nella NATO. L'Alleanza Atlantica, infatti, non accetta al suo interno Paesi che presentino sul proprio territorio zone contese o occupate e l'Ucraina al momento risulterebbe fuori dai giochi.

Mappa delle Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk
in foto: Carta delle Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk, all’interno del Donbass

Per essere precisi e come si può vedere nella carta qui sopra, le Repubbliche Popolari di Donetsk e Luhansk non occupano tutto il territorio delle rispettive regioni (dette oblast) né, di conseguenza, del Donbass. Per chi non ne fosse a conoscenza, Donbass è una "parola macedonia" che deriva dalla fusione dell'espressione Donets Basin che significa "bacino del Donets" ed è il termine che indica per estensione l'intera area di cui stiamo parlando. Il Donbass è una grande regione a cavallo tra Ucraina e Russia, è attraversata dal fiume Donets (affluente del Don) ed è famosa per i suoi giacimenti di carbone e le industrie siderurgiche, meccaniche, chimiche e metallurgiche.

Il tramonto degli Accordi di Minsk

Riconoscendo le Repubbliche Popolari di Donetsk e Luhansk, la Russia ha espanso la propria profondità difensiva a ovest rendendo carta straccia il cosiddetto Protocollo di Minsk, un accordo raggiunto successivamente alla crisi ucraina del 2014. Nell'occasione, come reazione alla rivoluzione filo-occidentale avvenuta in Ucraina, la Russia occupò militarmente e annesse la penisola di Crimea al proprio territorio e sostenne la ribellione di truppe filo-russe e separatiste nel Donbass. Queste ultime diedero vita, per l'appunto, alle Repubbliche di Donetsk e Luhansk (al tempo non riconosciute formalmente da nessuno), generando un conflitto che è proseguito nel corso degli ultimi 8 anni e ha causato migliaia di morti.

Bandiera della Repubblica Popolare di Donetsk
in foto: Bandiera della Repubblica Popolare di Donetsk

Dopo vari tentativi di negoziazione, era stata trovata una quadra grazie agli Accordi di Minsk che prevedevano il rientro ufficiale dei due territori in seno all'Ucraina in cambio di una maggiore autonomia federalista e di una rappresentanza fissa delle due regioni nel Parlamento ucraino. Nei fatti l'Ucraina in primis non si è mai mossa concretamente in tal senso, ma l'attuale mossa di Mosca fa tramontare l'ipotesi del tutto, aprendo scenari ancora indecifrabili.

Articolo a cura di
Alessandro Beloli