Nord Stream e Nord Stream 2

55 miliardi di m3 di gas viaggiano ogni anno sul fondale del Mar Baltico, dalla Russia alla Germania, grazie al famoso Nord Stream, un gasdotto sottomarino lungo 1224 km. Questa quantità, tuttavia, potrebbe essere il doppio: 110 miliardi di m3. "Potrebbe" perché la Russia ha costruito dal 2018 al 2021 un secondo gasdotto accanto al primo, il Nord Stream 2, attualmente bloccato per una serie di motivi burocratici e geopolitici. L'aggravarsi della crisi tra Russia e Ucraina e il boom delle bollette dovuto alla crisi energetica sono tutti fenomeni parzialmente legati anche alla realizzazione del Nord Stream 2 e alla sua teorica futura messa in funzione. Con il video presente in questa pagina, riassunto qui di seguito, vogliamo perciò raccontarvi sia come sono stati costruiti il Nord Stream e il Nord Stream 2 sia i motivi per cui sono strategici dal punto di vista geopolitico.

Mappa di Nord Stream e Nord Stream 2
in foto: La mappa del percorso di Nord Stream e Nord Stream 2 (fonte: PJSC Gazprom)

Nord Stream: dove passa e quanto gas trasporta

Il Nord Stream è un gasdotto lungo 1224 km ed è composto da due diversi condotti paralleli attraverso cui la Russia esporta parte del proprio gas in Europa. L'infrastruttura inizia a Vyborg, in Russia, e arriva a Lubmin-Greifswald, in Germania, correndo sul fondale del Mar Baltico.

La principale sorgente di gas che alimenta il Nord Stream è il , situato nella penisola di Yamal, in Siberia occidentale. Si tratta di un giacimento gigante, esteso su un’area di circa 1000 km2 e contenente, secondo le stime, riserve di gas pari a 4,9 mila miliardi di m3. Il Nord Stream è in grado di trasportare in Germania 55 miliardi di m3 all’anno, 27,5 per condotto, soddisfacendo idealmente la domanda annuale di gas di più di 26 milioni di abitazioni. Giusto per darvi un termine di paragone, in Italia ogni anno consumiamo 70 miliardi di m3.

Impianto di estrazione a Bovanenkvovo
in foto: Impianto di estrazione del gas presso il giacimento di Bovanenkovo (fonte: Gazprom)

Il progetto e la realizzazione del gasdotto Nord Stream

La realizzazione del Nord Stream, sotto il controllo della compagnia russa Gazprom, è costata 7,4 miliardi di euro ed è stata una sfida ingegneristica notevole. Comunemente, infatti, per viaggiare lungo un gasdotto il gas viene spinto in partenza e, in base alla lunghezza dell’infrastruttura, anche da uno o più impianti di compressione intermedie. Nel caso del Nord Stream, invece, esiste un unico impianto di compressione all’inizio e nessun impianto intermedio. Il salto di pressione tra l’inizio e la fine dei condotti è notevole: si passa da 220 a 106 bar.

I tubi sono composti di un acciaio incredibilmente resistente e flessibile e la ruvidezza della loro superficie interna è inferiore a 6 micrometri (cioè 6 millesimi di millimetro); questo significa che sono estremamente levigati per evitare attriti. Esternamente sono ricoperti da un particolare rivestimento anti-corrosione e anti-urto, realizzato con un particolare mix ad alta densità di cemento e ferro (che peraltro fa aumentare il peso della struttura e la rende più stabile sul fondale marino).

Il rivestimento dei tubi del Nord Stream
in foto: Il rivestimento dei tubi del Nord Stream (fonte: Gazprom)

Ogni tubo in acciaio è lungo circa 12 metri e pesa 24 tonnellate. In totale, per realizzare sia il Nord Stream sia il Nord Stream 2 (entrambi costituiti da una coppia di condotti) sono stati necessari circa 400.000 tubi, per un peso totale di 9.6 milioni di tonnellate.

Il ritmo di realizzazione medio è stato al massimo 3 km al giorno: dalle fabbriche i tubi venivano trasportati in treno fino a delle navi che li portavano su delle imbarcazioni ancora più grandi e finalizzate alla loro messa in posa.

Il Nord Stream è stato riconosciuto come infrastruttura strategica per l’Unione Europea nel lontano 2000, i suoi lavori di costruzione sono cominciati nel 2010 e i due condotti sono entrati in funzione rispettivamente nel 2011 e 2012. Quanto al ciclo vitale, si prevede che il gasdotto possa rimanere in funzione per almeno 50 anni.

L'approvazione del Nord Stream
in foto: L’accordo russo–tedesco sul Nord Stream (fonte: Gazprom)

Il ruolo del gasdotto Nord Stream 2 nella crisi tra Russia e Ucraina

Il Nord Stream 2 è stato costruito a partire dal 2018, seguendo praticamente lo stesso percorso del suo gemello Nord Stream, ed è stato terminato nel settembre 2021, benché la sua approvazione sia ancora in sospeso. Anch’esso è costituito da due condotti e sarebbe potenzialmente in grado di trasportare altri 55 miliardi di m3 all’anno di gas in Europa. Se e quando dovesse entrare in funzione, insomma, il totale di gas che passerebbe dalla Russia alla Germania potrebbe toccare i 110 miliardi di m3 all’anno. Tuttavia al momento la sua operatività è stata bloccata. Come mai?

Gli interessi in gioco e i punti di vista sono numerosi: cerchiamo di sintetizzarli uno per uno cercando di essere il più possibile neutrali.

Percorso del Nord Stream 2

Gli interessi di Russia, Germania, USA ed Europa dell'est nei confronti del Nord Stream 2

La scelta di far passare sia il Nord Stream che il Nord Stream 2 per il Mar Baltico non è casuale. Permette alla Russia di aggirare tutta una serie di Paesi dell’Europa dell’est che le sono avversi e di arrivare direttamente al cuore del continente, legandosi ancor più, dal punto di vista energetico e geopolitico, alla Germania. In particolare Mosca bypasserebbe l’Ucraina, da cui passano attualmente altri importanti gasdotti e a cui potrebbe potenzialmente chiudere i rubinetti come leva di pressione politica e socio-economica.

La Germania, d’altro canto, con la messa in funzione del Nord Stream 2 diverrebbe il principale hub di smistamento del gas in Europa: dal punto di arrivo del Nord Stream e del Nord Stream 2, infatti, partono due arterie di distribuzione fondamentali: una viaggia verso il Benelux e i Paesi affacciati sul Mare del Nord e l’altra invece va verso sud, dove si allaccia a un altro grande hub del gas, in Austria.

Mappa del gas russo in Europa
in foto: Mappa delle principali direttrici del gas russo in Europa (fonte: Wikimedia Commons – Samuel Bailey)

Contrari al Nord Stream 2 sono anzitutto gli Stati Uniti che temono un avvicinamento ulteriore tra Russia e Germania e contemporaneamente stanno espandendo la propria area di influenza e la propria presenza militare in Europa dell’est, soprattutto nei Paesi baltici, in Polonia, in Romania e in Bulgaria.

L’infrastruttura non piace poi quasi per nulla proprio ai Paesi dell’est alleati degli USA. La Polonia e le repubbliche baltiche temono un aumento dell’influenza e del potere negoziale della Russia nell’area e la Polonia, ad esempio, non potrebbe più attuare il meccanismo del reverse flow verso l’Ucraina: in sostanza, quando la Russia chiude totalmente o parzialmente i rubinetti verso l’Ucraina, alcuni Paesi che le sono confinanti a ovest la possono soccorrere, con profitto, iniettando parte del proprio gas in senso inverso nella sua rete.

Interruzione Nord Stream 2

Altri Stati, tra cui Slovacchia, Repubblica Ceca e Ungheria, rischiano invece di perderci economicamente: il passaggio di gas sul proprio territorio concede infatti dei diritti commerciali di transito. Se il gas dovesse prendere altre strade, le entrate correlate diminuirebbero.

Le conseguenze del blocco del Nord Stream 2

Insomma, le frizioni e i diversi interessi in gioco nei confronti dell’opera ne hanno fatto sospendere l’entrata in funzione, complici anche delle questioni societarie e burocratiche su cui deve esprimersi la stessa Unione Europea.

Futuro Nord Stream 2

Lo stop, neanche a dirlo, ha fatto innervosire la Russia che negli ultimi mesi, secondo i dati riportati da vari osservatori, tra cui l’ISPI, ha ridotto tra il 20 e i 40% le forniture di gas all’Europa lungo tutte le linee di trasmissione tradizionali, ma non attraverso il Nord Stream. Questo ha ovviamente generato, insieme ad altre cause, un'incredibile crescita dei prezzi del gas e quindi del costo delle bollette. Ma non è tutto: contemporaneamente l’ex Paese degli zar, in linea coi suoi interessi, ha anche siglato importanti accordi commerciali per la vendita di gas alla Cina.

Si tratta di manovre che, secondo una diffusa interpretazione sulle più note testate geopolitiche, mirano a fare pressione sull’Unione Europea e sugli Stati Uniti per tentare di ottenere il via libera per il Nord Stream 2.

Articolo a cura di
Alessandro Beloli