È credenza comune che la festa di Ognissanti e la Commemorazione dei defunti (in alcune parti del mondo noto come "Giorno dei Morti") siano la stessa festa, ma in realtà rappresentano due ricorrenze distinte.
Ognissanti, che cade il 1° novembre, è una festa cattolica dedicata ai santi e ai martiri della Chiesa, ed è un giorno festivo a tutti gli effetti. La Commemorazione dei defunti del 2 novembre, invece, è una giornata di raccoglimento e preghiera per tutti i defunti, ed è un giorno feriale.
Ma perché queste due ricorrenze cadono in due giorni contigui, e come si sono consolidate le loro celebrazioni nei corso dei secoli?
Cosa si celebra il 1° novembre: Ognissanti
La solennità di Ognissanti è una festa di precetto della Chiesa cattolica dedicata alla gloria di tutti i santi e martiri del Paradiso, compresi coloro che non compaiono nel calendario ufficiale.
In Italia il 1° novembre è a tutti gli effetti un giorno festivo segnato in rosso sul calendario: scuole, uffici pubblici e molte attività commerciali restano chiusi, garantendo una giornata di riposo ai lavoratori.
Ma quali sono le sue origini? Come tutte le celebrazioni, la data del 1° novembre non è stata scelta a caso, e per molto tempo non fu nemmeno in autunno.
Nel cristianesimo dei primi secoli (tra il 370 e il 400 d.C. circa), nelle province orientali dell'Impero Romano (Antiochia e Costantinopoli) si celebravano i martiri nel giorno della loro morte, il "dies natalis", chiamato così perché si credeva che corrispondesse al giorno della loro "nascita in cielo", in paradiso.
Tuttavia, a seguito delle persecuzioni degli imperatori Decio e Diocleziano, ci furono talmente tante vittime che divenne ben presto impossibile assegnare un giorno specifico a ognuna di loro. Proprio per questo motivo già nel quarto secolo si pensò di scegliere una giornata unica per celebrare i martiri e i defunti, che in genere cadeva nella prima domenica che seguiva la Pentecoste, come attestò nelle sue omelie scritte il patriarca di Costantinopoli Giovanni Crisostomo.
Due secoli dopo, il 13 maggio del 609 (secondo alcuni, 610) dopo Cristo, Papa Bonifacio IV scelse una data precisa. Ciò avvenne perché l'imperatore bizantino Foca gli concesse l'antico Pantheon di Agrippa, tempio dedicato a tutte le divinità pagane dell'antica Roma, e il pontefice decise di convertirlo in basilica cristiana con il nome di Sancta Maria ad Martyres, trasferendovi dalle catacombe decine di carichi di ossa di martiri sconosciuti. Da quel giorno, il 13 maggio divenne la data ufficiale della festa romana dei martiri, rimanendo legata al calendario primaverile per oltre un secolo.
In seguito, come riporta Treccani, Papa Gregorio III (731-741) consacrò un oratorio dentro la basilica di S. Pietro, dedicandolo non soltanto ai martiri, ma anche agli apostoli e ai confessori, e stabilì una nuova data, quella del 1° novembre.
Secondo lo storiografo medievale Guglielmo Durante, le ragioni di questo spostamento di date di ben due stagioni avevano a che fare con la reperibilità del cibo. A metà maggio, infatti, i granai iniziavano ad essere mezzi vuoti, perché le scorte invernali erano quasi terminate. I nuovi raccolti, però, non erano ancora pronti, e l'arrivo di pellegrini a Roma per una festa solenne rischiava severe penurie di cibo o impennate dei prezzi (insostenibili per la popolazione locale).
A novembre, invece, i raccolti di grano, vino, olio e legumi erano ricchi, la vendemmia era conclusa e si macellavano le bestie, ed era il periodo perfetto per l'arrivo dei fedeli.
Parallelamente, tra la fine dell'VIII e l'inizio del IX secolo, intellettuali carolingi come Alcuino di York attestavano che nelle isole britanniche e nella Gallia i monaci celebravano la festa dei santi già a inizio novembre. Entrando nella terra dei celti, vale la pena di menzionare anche una teoria che è circolata negli ultimi anni, che però non ha alcuna attestazione storica.
Secondo alcune credenze, la festa sarebbe stata spostata all'inizio di novembre per "cristianizzare" la festa stagionale del Samhain celtico (che cadeva nella notte tra il 31 ottobre e il 1° novembre), in cui si celebrava il passaggio dall'estate all'inverno con danze rituali, fuochi e banchetti. Si pensava che quella notte fosse liminale, ossia che il velo tra il mondo dei vivi e dei morti si assottigliasse. Ma come ha puntualizzato il noto storico britannico Ronald Hutton, non esistono fonti medievali che descrivano il Samhain come il culto degli antenati defunti. Non dimentichiamo poi che secondo i martirologi irlandesi più antichi (come il Martirologio di Oengus, attorno all'800 d.C.) la festa collettiva dei santi nel mondo celtico risultava, almeno inizialmente, fissata al 20 aprile.
Ad ogni modo, la data di questa celebrazione venne formalizzata per l'inizio di novembre dall'Imperatore franco Ludovico il Pio nell'835 d.C. su esortazione del pontefice Gregorio IV, che la estese a tutti i santi.
Il 2 novembre: il giorno dei morti è festa?
Il 2 novembre, giorno della Commemorazione dei defunti, non è un giorno festivo, ma una giornata feriale a tutti gli effetti. Di conseguenza, le scuole (salvo ponti deliberati dai singoli calendari regionali o d'istituto), gli uffici e i negozi rimangono regolarmente aperti.
A differenza del tripudio di Ognissanti, questa è una ricorrenza di preghiera, suffragio e raccoglimento per le anime di tutti coloro che hanno lasciato la vita terrena.
Si tratta di una festa anch'essa dalle origini molto antiche: già nel II e III secolo d.C. il celebre scrittore e filosofo romano Tertulliano riportava nei suoi scritti la consuetudine di offrire preghiere e sacrifici eucaristici per i defunti, sia durante la messa di tutti i giorni sia nei giorni della loro morte (oblationes pro defunctis annua die era l'offerta per la messa in ricordo del defunto).
Tra il III e il VI secolo si consolidò invece la prassi di celebrare messe in ricordo dei morti a cadenze fisse dal trapasso:
- al terzo giorno: simboleggiava la risurrezione di Cristo
- al settimo giorno (nell'Occidente latino: Italia, Gallia e Nord Africa): era un richiamo al giorno del riposo di Dio dopo la Creazione
- al trentesimo giorno: il lutto di 30 giorni era osservato dagli ebrei per la morte di Mosè e Aronne (Deuteronomio)
- il nono e il quarantesimo giorno: questa scelta era la prediletta di siriaci ed egiziani. Il nono giorno era un'eredità dei riti funebri greci e romani (novemdiales), mentre il quarantesimo giorno era in memoria dei quaranta giorni di digiuno di Gesù nel deserto e dell'Ascensione.
Col passare del tempo, la commemorazione passò da privata a universale grazie ai monaci benedettini, che tra il VI e il X secolo iniziarono a dedicare delle giornate in memoria dei loro confratelli e dei benefattori defunti.
La vera svolta, però, arrivò nel 998 grazie all'abate benedettino Sant'Odilone dell'abbazia di Cluny, che con uno statuto dispose che tutti i monaci della sua congregazione festeggiassero i loro confratelli deceduti e tutti i defunti il giorno dopo la festa di Ognissanti.
Ma perché aveva scelto proprio il giorno dopo Ognissanti? Non era una scelta casuale, ma del tutto sensata dal punto di vista teologico.
Il 1° novembre si celebravano coloro che essendo santi e beati erano entrati in Paradiso (Chiesa trionfante), mentre il giorno seguente i vivi avrebbero dovuto abbassare umilmente lo sguardo e vedere la realtà della Chiesa Purgante, che ricordava ai vivi che le anime dei loro cari erano in Purgatorio e che per aiutarle a "salire" al Paradiso erano necessarie preghiere, suffragi (opere di carità e bontà) e messe in loro ricordo.
Ma se l'ordine di Odilone è arrivato così lontano, c'è un motivo: la sua abbazia non era un semplice monastero, ma il fulcro centrale dell'impero monastico, con centinaia di conventi affiliati in tutta Europa. Fu quindi facile diffondere questa celebrazione, che ben presto si diffuse anche grazie ai preti locali.
Perché spesso si va al cimitero il 1° novembre?
Anche se la ricorrenza ufficiale per i defunti è il 2 novembre, nella pratica la maggior parte delle persone visita i cimiteri il 1° novembre, perché essendo giorno di ferie le famiglie hanno il tempo di andare a onorare i loro cari con fiori (crisantemi, soprattutto) e lumini. Proprio per questo motivo, nei fatti, le due ricorrenze tendono a fondersi nel pensiero comune, diventando una celebrazione unica.
Questo tempo dedicato al ricordo ha finito per alimentare un terreno fertile dove la liturgia della Chiesa si è saldata con credenze popolari arcaiche, trasformando i primi giorni di novembre in un momento di assottigliamento del velo tra il mondo dei vivi e dei morti.
In Italia e in Europa questa continuità si ritrova in riti domestici come la preparazione dei tipici dolcetti "fave dei morti" o l'accensione di candele alla finestra per orientare il cammino delle anime che tornano a salutarle.

In questo senso, l'espressione più celebre del folklore è senza dubbio quella del Día de Muertos messicano, dove la liturgia cattolica introdotta dai missionari nel XVI secolo si è unita alle celebrazioni azteche per Mictecacihuatl, trasformando il binomio del 1° e 2 novembre in una festa in cui altari pieni di cibo (quello più amato dal defunto in questione), calaveras di zucchero e fiori di cempasúchil celebrano la memoria non come fine, ma come legame perenne tra i vivi e i morti.
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