
L’ultimo italiano ad aver vinto il Mondiale di Formula 1 è stato Alberto Ascari, campione nel 1952 e nel 1953 con la Ferrari 500. Da allora sono passati 73 anni senza che un pilota italiano riuscisse a conquistare il titolo. Nel 2026, c’è però un nuovo nome che riporta l’Italia al vertice della Formula 1: Andrea Kimi Antonelli, nato a Bologna nel 2006, è attualmente primo nel Mondiale con 102 punti di vantaggio su George Russell. Il campionato è ancora aperto, ma il confronto storico con Ascari è inevitabile.
La storia di Ascari è particolare non solo perché fu il primo pilota a conquistare due Mondiali consecutivi in F1. Il pilota milanese era famoso per il suo stile di guida preciso, per una forte superstizione e per una valigetta che custodiva personalmente durante le gare. E proprio pochi anni dopo quei due Mondiali sarebbe arrivata la sua morte, in un incidente a Monza nel 1955, a soli 36 anni.
Alberto Ascari, il figlio d’arte che diventò leggenda
Alberto Ascari nacque a Milano il 13 luglio 1918 ed era figlio di Antonio Ascari, uno dei più importanti piloti italiani degli anni Venti. Il padre morì nel 1925 durante il Gran Premio di Francia a Montlhéry, quando Alberto aveva appena sette anni.
Nonostante questa tragedia, Alberto entrò nel mondo delle corse e nel 1949 iniziò la sua avventura con la Scuderia Ferrari. La sua consacrazione arrivò nel 1952, quando il Mondiale fu disputato con vetture costruite secondo i regolamenti della Formula 2, con motori aspirati fino a 2 litri. Ascari dominò la stagione al volante della Ferrari 500, vincendo sei delle sette gare del campionato alle quali partecipò e conquistando il suo primo titolo mondiale.
Nel 1953 arrivò il bis. Ascari vinse cinque Gran Premi e diventò il primo pilota nella storia della Formula 1 a conquistare due Mondiali consecutivi. La sua guida era fluida e precisa: tendeva a lasciare un margine di sicurezza invece di forzare continuamente la vettura al limite, un approccio che contribuì a renderlo uno dei piloti più efficaci della sua epoca.

Il GP di Svizzera 1953: Ascari vince e conquista il secondo Mondiale
La Formula 1 degli anni Cinquanta si correva su circuiti molto diversi da quelli che conosciamo oggi. Le monoposto erano scoperte, le protezioni erano minime e molti tracciati attraversavano strade circondate da alberi, muretti e altri ostacoli a pochi metri dalla pista. Uno degli esempi più caratteristici era il circuito di Bremgarten, vicino a Berna, un tracciato stradale di oltre 7 chilometri immerso nel bosco. La fitta vegetazione a ridosso della carreggiata creava continui contrasti di luce e ombra; inoltre, in caso di pioggia, il fondo stradale faticava ad asciugarsi, rendendo l'asfalto insidioso.
Il 23 agosto 1953 questo circuito ospitò l'ottava gara di una stagione composta da nove appuntamenti e Alberto Ascari arrivò in Svizzera con un vantaggio ormai molto consistente in classifica. Ascari partì dalla seconda posizione, alle spalle della Maserati di Juan Manuel Fangio, ma la gara si trasformò presto in un'altra dimostrazione della forza della Ferrari. Dopo 65 giri e oltre 473 chilometri di gara, Ascari tagliò per primo il traguardo davanti ai compagni di squadra Nino Farina e Mike Hawthorn, completando un podio interamente Ferrari.
Quella vittoria, l'ultima della carriera di Ascari nel mondiale di F1, ebbe un significato particolare. Con i 9 punti conquistati a Bremgarten, Ascari portò il proprio bottino iridato a 34,5 punti, mentre Farina era secondo con 24 e Fangio terzo con 20,5. Con una sola gara ancora da disputare, nessuno dei suoi rivali poteva più raggiungerlo: Alberto Ascari era campione del mondo per la seconda volta consecutiva.
Il casco azzurro e la valigetta che nessuno poteva toccare
Ascari era famoso anche per la sua forte superstizione. Evitava i gatti neri, diffidava dei numeri 13 e 17 e aveva una serie di rituali legati alle gare. Tra i suoi portafortuna c'erano una maglia azzurra e un casco dello stesso colore, insieme agli occhiali e ai guanti che utilizzava durante le corse: tutto veniva custodito in una valigetta che Ascari non permetteva a nessun altro di maneggiare.

La superstizione assume un significato particolare nella sua ultima settimana di vita. Il 22 maggio 1955, durante il Gran Premio di Monaco, Ascari uscì di pista con la sua Lancia D50 alla chicane del porto e finì in acqua. Sopravvisse all'incidente, riportando una frattura al setto nasale e contusioni, e fu trasportato in ospedale.
Solo quattro giorni dopo si presentò all'Autodromo di Monza per assistere ai test di una Ferrari Sport guidata da Eugenio Castellotti, e decise all'improvviso di fare qualche giro. C'era però una differenza rispetto al solito: quel giorno non aveva con sé il suo inseparabile casco azzurro. Prese quindi in prestito quello bianco di Castellotti. Dopo soli tre giri Ascari uscì di pista e morì nell'incidente. La causa precisa della perdita di controllo non è mai stata stabilita con certezza.
Le coincidenze con la storia del padre Antonio sono impressionanti. Antonio e Alberto morirono entrambi il 26 del mese, a 36 anni. Anche la dinamica dei due incidenti presenta un inquietante parallelismo: entrambi uscirono di pista all'uscita di una curva veloce a sinistra. E tutti e due lasciarono una moglie e due figli.
La Variante Ascari e il ritorno dell’Italia con Kimi
Il luogo dell'incidente di Monza conserva ancora oggi il nome del pilota milanese. La Variante Ascari era originariamente chiamata Curva del Platano o del Vialone e venne dedicata ad Alberto Ascari proprio nel 1955. Nel corso degli anni il tratto è stato modificato per ridurre le velocità, ma il nome è rimasto.
Sono passati più di sette decenni da quei due titoli in Ferrari, con diversi italiani che hanno corso in Formula 1 e ottenuto vittorie e podi, ma nessuno ha più conquistato il Mondiale piloti. Nel 2026, però, Kimi Antonelli ha riportato il tricolore al centro della lotta iridata: il pilota Mercedes è al comando della classifica con 340 punti, 102 in più del compagno di squadra George Russell, fermo a 238, dopo 17 Gran Premi disputati. Il titolo non è ancora assegnato e il risultato finale verrà decretato nelle ultime gare, ma 73 anni dopo Alberto Ascari, un italiano torna a giocarsi concretamente il Mondiale di Formula 1.