
Enzo Ferrari, nato a Modena nel 1898 e morto nella stessa città nel 1988, è stato un pilota automobilistico, direttore sportivo e costruttore e imprenditore italiano, noto soprattutto per aver fondato e diretto per molti anni la Scuderia Ferrari. Pilota automobilistico fino all’inizio degli anni ’30, divenne in seguito direttore sportivo del reparto sportivo dell’Alfa. Nel secondo dopoguerra fondò a Maranello la Scuderia Ferrari, destinata a grande successo nella Formula 1 e nel mercato automobilistico. L’azienda, parzialmente ceduta alla Fiat nel 1968, continua ancora oggi le sue attività sia nello sport, sia sul mercato, ma la sua produzione è destinata solo alla clientela più ricca.
La formazione e la carriera di pilota automobilistico
Enzo Ferrari nacque il 20 febbraio 1898 a Modena. Era figlio di Alfredo Ferrari, un piccolo imprenditore che possedeva un’azienda di carpenteria metallica. Sin dall’infanzia, Enzo si appassionò alla meccanica, trascorrendo molte ore nell’officina del padre. Nel 1908 assistette per la prima volta a una corsa di automobili – all’epoca un mezzo ancora allo stadio embrionale – e ne rimase profondamente colpito. Richiamato alle armi durante la Prima guerra mondiale, fu riformato per ragioni di salute, ma dovette farsi carico della famiglia a causa della morte del padre e del fratello maggiore, avvenute tra il 1915 e il 1916. Cercò impiego alla Fiat, ma la sua domanda fu rifiutata. Lavorò perciò in altre fabbriche di Torino e nel 1919 divenne collaudatore per l’azienda Costruzioni meccaniche nazionali di Milano, una fabbrica di automobili impegnata anche nelle corse. Assunto come collaudatore, Ferrari divenne presto pilota, il che gli permise di superare i problemi economici che lo avevano afflitto dopo la morte del padre.
Nel 1920 passò all’Alfa Romeo e i risultati agonistici iniziarono a migliorare. Negli anni seguenti ottenne vari successi. Nel 1923 fece un incontro destinato a lasciare conseguenze profonde: conobbe la contessa Paolina Biancoli, madre di Francesco Baracca, eroe dell’aviazione morto durante la Prima guerra mondiale, che lo invitò a usare come simbolo delle auto sulle quali gareggiava il cavallino rampante, presente sugli aerei pilotati dal figlio. Perciò il cavallino, usato da Ferrari a partire dagli anni ’30, è diventato il simbolo della Ferrari.

Direttore sportivo e costruttore
La carriera di pilota di Ferrari procedette tra alti e bassi, dovuti anche all’esaurimento nervoso del quale fu vittima nel 1924. Negli anni ’20 cambiò anche la vita privata: sposò Laura Dominica Giardiello, dalla quale nel 1932 avrà il figlio Dino (scomparso prematuramente nel 1956). Ferrari, però, non era un marito fedele e intraprese anche una lunga relazione con un’amante, Lina Lardi, dalla quale nel 1945 avrà il figlio Piero.
La sua carriera professionale andò incontro a una evoluzione importante. Nel 1929, pur continuando a gareggiare come pilota, assunse il ruolo di direttore di un reparto sperimentale dell’Alfa impegnato nelle corse. Il reparto assunse il suo nome: Scuderia Ferrari (da non confondere, però, con la Scuderia Ferrari fondata dopo la guerra). Negli anni successivi la Scuderia ottenne i primi successi, dovuti anche al fatto che aveva ingaggiato piloti talentuosi, come Tazio Nuvolari.

Dal 1932, però, Enzo Ferrari decise di mettere fine alla carriera di pilota e dedicarsi solo alla direzione della Scuderia. Nel 1938, l’Alfa chiuse la Scuderia Ferrari per fondare Alfa Corse. Enzo Ferrari vi lavorò per circa un anno, ma nel 1939 lasciò l’azienda per dissapori con altri dirigenti e decise di mettersi in proprio. Fondò a Modena la Auto Avio Costruzioni, che produceva auto per il mercato giacché, per una clausola del vecchio contratto con Alfa, per alcuni anni Ferrari non poteva lavorare nel mondo delle corse. Nel 1943 la sede della Auto Avio Costruzioni fu spostata a Maranello.
La Scuderia Ferrari e la Formula 1
Nel 1947 l’azienda fu rinominata Scuderia Ferrari (nessun legame con il reparto corse dell’Alfa che aveva avuto lo stesso nome) e il suo fondatore poté rientrare nel mondo dell’automobilismo sportivo. La Scuderia costruì la prima vettura, la Ferrari 125S, nello stesso 1947 e ottenne presto successo sia in pista, sia sul mercato. Nel 1950 fece il suo esordio nel campionato mondiale di Formula 1 e l’anno successivo ottenne la prima vittoria, trionfando al Gran Premio del Regno Unito grazie al pilota José Froilán González. Nel 1952 e di nuovo nel 1953 la Ferrari si aggiudicò il titolo mondiale piloti con Alberto Ascari.

Alla fine degli anni ’60 Ferrari cedette alla Fiat la maggioranza delle quote dell’azienda, ma la Scuderia continuò a ottenere successi sia in pista, sia sul mercato, vincendo altri sette titoli mondiali piloti tra il 1956 e il 1979, oltre a vari titoli costruttori.
Negli anni ’80, ebbe inizio un periodo più difficile: le vittorie diminuirono e per molti anni la Scuderia non conquistò altri titoli mondiali piloti. Al contrario, si rivelò assai competitiva sul mercato delle auto di lusso, nel quale si affermarono modelli di grande successo, come la Testarossa, prodotta a partire dal 1984, la F40, prodotta dal 1987.
La morte e l’eredità di Enzo Ferrari
Enzo Ferrari morì a Modena il 14 agosto 1988. La sua morte non comportò la fine della Scuderia e della casa di produzione. La Fiat rilevò altre quote, arrivando a detenere il 90% della proprietà (il restante 10% restò a Piero Ferrari, figlio di Enzo) e le attività proseguirono.

Da allora, la Ferrari ha continuato a produrre modelli di successo e dagli anni Duemila è tornata al successo in Formula 1, ingaggiando un pilota di grande talento quale Michale Schumacher. Nel complesso, la Ferrari nella sua storia ha vinto 31 titoli mondiali (16 titoli costruttori e 15 titoli piloti), che ne fanno la scuderia più vincente nella storia della Formula 1. Sul mercato delle automobili di lusso, l’azienda ha consolidato la sua presenza in Europa e in America e si è fatta strada in nuovi mercati, come quello asiatico. Le vetture prodotte dell’azienda continuano a essere uno status symbol dei ricchi e sono note non solo per la qualità, ma anche per i prezzi inaccessibili alla gran parte della popolazione.