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3 Dicembre 2025
18:30

Anche gli animali si ubriacano: quali sono le specie che consumano alcol

Il consumo di alcol non è un'esclusiva umana: diverse specie animali, dagli scimpanzé alle volpi volanti fino ad alcuni uccelli, sono state osservate in natura ubriacarsi con frutta matura, entrando in uno stato di ebrezza paragonabile al nostro, confermando radici biologiche comuni di questa predilezione per l'alcol.

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Anche gli animali si ubriacano: quali sono le specie che consumano alcol
animali che si ubriacano

Il consumo di alcol esiste anche nel mondo animale, e produce effetti simili a quelli sperimentati da noi esseri umani: scimpanzé ubriachi, pipistrelli della frutta disorientati dopo nottate alcoliche e passeracei inebriati al punto da schiantarsi a terra. Anche se in natura è relativamente diffusa l'assunzione occasionale e incidentale di sostanze stupefacenti (può capitare di mangiare un fungo allucinogeno senza volerlo, per esempio), diverse ricerche confermano che alcuni uccelli e mammiferi ricercano intenzionalmente alcolici. Li assumono tramite il consumo di frutta fermentata: gli zuccheri di frutti lasciati maturare per molto tempo, infatti, si trasformano in alcol etilico. Si ipotizza che un simile processo di scoperta incidentale sia alla base anche della predilezione della nostra specie verso le bevande alcoliche, passando da uno scopo di sopravvivenza a uno ricreativo.

Quanto "bevono" gli scimpanzé

Il naturale processo di maturazione della frutta porta mano a mano alla sua fermentazione, ovvero una trasformazione dei suoi zuccheri (glucosio e fruttosio) in etanolo, che è alla base di tutte le bevande alcoliche. Lieviti e batteri presenti nell'ambiente intaccano gli zuccheri della frutta quando viene lasciata maturare per molto tempo, producendo CO2 ed etanolo durante il processo chimico e rendendo i frutti eccessivamente maturi lievemente alcolici. La presenza di lievi concentrazioni di etanolo è riscontrabile anche nella linfa e nei fiori di alcune piante. Percentuali sufficienti a scatenare una piacevole sensazione di ubriachezza, soprattutto se consumate in quantità: uno studio della University of California ha infatti misurato la quantità di alcol ingerito dagli scimpanzé dei parchi nazionali in Uganda e Costa d'Avorio tramite la frutta matura, in particolare fichi. Ogni singolo frutto difficilmente supera lo 0,5% di gradazione alcolica ma gli scimpanzé, consumandone quasi 4 chili e mezzo al giorno, arrivano a fine giornata a ingerire 14 grammi di alcol, l'equivalente di una mezza pinta di lager. Altri studi sugli scimpanzé della Guinea hanno confermato la loro estrazione e consumo di linfa fermentata di palma, al punto da risultare palesemente inebriati.

La teoria della scimmia ubriaca

Queste osservazioni danno adito alla cosiddetta teoria della "scimmia ubriaca", che spiegherebbe anche la propensione della nostra specie a bere alcol. La frutta matura è molto energetica, un alimento molto allettante in situazioni di scarsità di risorse: i primi ominidi si sarebbero quindi evoluti per ricercare attivamente (e di conseguenza ritenere piacevole) la presenza di alcol per ragioni di sopravvivenza. Questo adattamento ha radici lontane: l'enzima ADH4, che ci permette di metabolizzare l'alcol, è emerso negli ominidi circa 10 milioni di anni fa, ben prima dell'invenzione della fermentazione di vino e birra. La predilezione per l'alcol, che condividiamo con altri primati, ha l'effetto collaterale di poter diventare anche per loro una dipendenza.

È il caso, per esempio, di popolazioni di cercopiteco verde: la disponibilità di succo di canna da zucchero fermentato delle piantagioni caraibiche li ha resi molto avvezzi a consumare bevande alcoliche, a volte chiedendole o rubandole ai turisti della zona. Come per gli esseri umani, i maschi giovani bevono più spesso e le percentuali di astemi, bevitori moderati e bevitori incalliti tra i cercopitechi verdi rispecchiano quelle della popolazione umana. Tra questi ultimi sono stati osservati di casi di bevute fino al collasso e sintomi di astinenza come tremolio, irrequietezza e aggressività: gli esemplari più dediti al consumo diventavano più asociali e meno collaborativi rispetto ai loro simili. Altre popolazioni di scimmie che vivono in prossimità di aree antropizzate hanno acquisito simili abitudini.

scimmia birra
L’interazione e la vicinanza con gli essere umani ha portato alcune specie di scimmie ad abituarsi al consumo di alcolici.

Volpi volanti

Non bevono solo i primati: tra consumatori attivi di frutta fermentata alcolica ci sono anche le volpi volanti, per le quali la frutta è la principale fonte di sostentamento. Come racconta il botanico Giorgio Samorini nel suo libro Animali che si drogano, questi grandi pipistrelli si cibano durante la notte dei frutti fermentati di durian. L'ebbrezza alcolica scombina il loro sistema radar notturno al punto da disorientarli e farli cadere al suolo. In generale, la tolleranza nei confronti dell'alcol che porta a preferirne la presenza si può riscontrare in molte specie tendenti a nutrirsi di frutta morbida e molto matura.

volpi volanti
Due esemplari di volpi volanti.

Passeriformi: tordi, storni e beccafrusoni

Tra i non mammiferi ciò si verifica tra uccelli come tordi, storni e beccofrusoni (Bombycilla garrulus e Bombycilla cedrorum): queste specie di passeriformi amano mangiare grandi quantità di bacche di biancospino, che accumulano alcol durante il processo di svernamento. Esami tossicologici su beccofrusoni morti dopo essersi schiantati al suolo hanno spesso rivelato un eccessivo contenuto alcolico nel loro organismo – casi di "suicidio" di uccelli che si schiantano a terra potrebbero quindi essere attribuiti a un'intossicazione da alcol.

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Un beccofrusone intento a divorare bacche fermentate.
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