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11 Febbraio 2026
15:15

L’arte del biathlon alle Olimpiadi Invernali: quando lo sforzo fisico incontra la precisione

Tra le discipline più singolari dei Giochi Olimpici di Milano-Cortina c'è sicuramente il biathlon: uno sport particolarmente complesso che combina lo sci di fondo e il tiro a segno con carabina, dando vita a una competizione entusiasmante.

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L’arte del biathlon alle Olimpiadi Invernali: quando lo sforzo fisico incontra la precisione
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Dorothea Wierer durante la staffetta mista delle Olimpiadi Invernali ad Anterselva. Credit: REUTERS

Il biathlon è una delle discipline sportive invernali sugli sci più affascinanti e rientra certamente tra quelle in cui le componenti fisiologiche interessate sono maggiori. Basti pensare al controllo motorio di precisione necessario per il tiro dopo un intenso sforzo fisico e sotto pressione. Le sue radici sono antichissime: molti pensano che derivi da alcune attività venatorie di cui sono state trovate testimonianze in incisioni rupestri risalenti al 3000 a.C.

Alle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina vanno in scena tutte le tecniche di questa disciplina: individuale, sprint, inseguimento, mass start e staffetta (anche mista). È proprio in quest'ultima che l'Italia ha vinto la medaglia d'argento con Dorothea Wierer, Lisa Vittozzi, Tommaso Giacomel e Lukas Hofer. I requisiti alla base di questo sport sono diversi e complessi visto che l'atleta deve riuscire a coniugare la velocità e l'abilità, tipiche dello sci di fondo, alla precisione e alla calma che caratterizzano il tiro di precisione con la carabina. La difficoltà alla base del biathlon è dovuta, perciò, a fattori di vario genere che influenzano la prestazione: biomeccanici, fisici, psichici e ambientali.

La storia del biathlon

Le prime tracce di questa attività risalgono ad alcuni ritrovamenti rupestri raffiguranti uomini che cacciano indossando degli sci. Tuttavia, per l'approdo vero e proprio di questo sport così come lo conosciamo oggi dobbiamo aspettare il 1912. In quell'anno, infatti, l'esercito norvegese organizzò a Oslo la Forvarsrennet, la prima gara di biathlon di cui abbiamo testimonianza: 17 km di percorso per lo sci di fondo alternati a stazioni di tiro al bersaglio.

Il debutto olimpico di questa disciplina ebbe luogo nel 1924 a Chamonix in una forma di biathlon antica. In seguito, rimase esclusivamente dimostrativo per tre edizioni non consequenziali per poi essere inserito definitivamente nella sua forma attuale ai Giochi Olimpici di Squaw Valley (USA) nel 1960. Per quanto riguarda le gare femminili si è dovuto attendere l'evento di Albertville del 1992. Le diverse tecniche esistenti, cui abbiamo accennato, vennero introdotte gradualmente, l'ultima nel 2006 a Torino quando ci fu la prima mass start maschile e femminile dei giochi (gara che raduna i migliori 30 atleti della Coppa del Mondo).

Il biathlon è uno sport di resistenza, che combina quindi componenti aerobiche e anaerobiche. Il fattore chiave di questa disciplina è il tempo, misurato in base al percorso effettuato dagli atleti durante i tratti di sci di fondo e ai minuti impiegati per terminare le sequenze di tiro. Queste possono essere eseguite sia in posizione eretta che prona, a seconda del tipo di competizione a cui si sta prendendo parte. Infatti, per ogni tecnica e in base al sesso, troviamo sia distanze che sequenze di tiro differenti. I bersagli sono sempre distanti 50 m dalla postazione di tiro e hanno un diametro di 11,5 cm per i colpi sparati in piedi e di 4,5 cm per quelli sparati in posizione prona. In caso di errore le gare individuali prevedono una penalità di 1 minuto per colpo mancato sul tempo totale, mentre tutte le altre gare prevedono un giro suppletivo lungo 150 m (che, ovviamente, va a inficiare sul tempo finale, mediamente di circa 25").

Quanto pesa il fucile? La complessità del gesto tecnico

Il biathlon è classificato come uno sport di resistenza ma, rispetto alle altre discipline appartenenti a questa categoria, è contraddistinto da caratteristiche peculiari che lo rendono unico nel suo genere. Per fornire un quadro chiaro sulla complessità di tale sport bisogna approfondire vari aspetti.

Il primo è rappresentato dal fucile che, sebbene sia fondamentale per la prestazione, può talvolta influire negativamente su parte di essa: il fatto di portare in spalla un peso di circa 3,5 kg non perfettamente bilanciato, favorisce l'aumento del consumo di ossigeno, della frequenza cardiaca e, ovviamente, influisce sulla biomeccanica della sciata. Consci dell'importanza della stabilità e dell'equilibrio posturale, gli atleti allenano molto questo aspetto in modo da creare meno oscillazioni possibili durante la sciata e trovare la corretta posizione in pochi secondi.

atleta biatlhon in azione
Biatleta intento a sparare con la carabina.

Il tiro di precisione, per natura, è un'azione che implica nel corpo umano stabilità, calma e assenza di movimenti che possano variare la posizione ottimale per prendere la mira. Tutto questo è compromesso, e non poco, dall'enorme sforzo fisico che gli atleti del biathlon fanno prima di ogni sessione di tiro.

Innanzitutto, lo sforzo aumenta del 50% i movimenti dell'appoggio soprattutto in posizione eretta: solo tecniche di tenuta-rilassamento e strategie di respirazione possono ottemperare a questo problema. Allo stesso modo, la forza nei muscoli delle spalle e la stabilità delle dita della mano, essenziali per la corretta impugnatura del fucile, sono ridotte dalla stanchezza e dall'affaticamento. Altro fattore da tenere in considerazione è la variazione della frequenza cardiaca, che naturalmente risulta alta durante il tiro a causa della sciata precedente. Per la precisione, nel corso della sciata la frequenza cardiaca raggiunge circa il 90% del suo valore massimale, mentre nel tiro scende a circa il 70-60% (soprattutto in posizione prona). Basta solo immaginare di sparare un colpo di precisione con un battito così elevato per capire quanto questo gesto tecnico possa essere complesso ed è per questo che, spesso, il tiro viene effettuato durante la fase di diastole (rilassamento), in modo da evitare i movimenti dovuti alla contrazione cardiaca.

In ultima analisi ci sono molteplici aspetti psicologici da tenere in considerazione: prima tra tutte la pressione indotta dal pubblico, dal tempo e dalla competizione con gli altri atleti. Una tecnica molto utilizzata per cercare di aumentare il controllo viso-motorio e il livello di attenzione è la strategia dell' "occhio tranquillo" o "quiet eye". Questa consiste nel fissare in maniera più prolungata il bersaglio immediatamente prima del tiro, una sorta di percezione visiva migliorata che permette all'atleta di eliminare le varie distrazioni mentre visualizza l'obiettivo.

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