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18 Giugno 2026
10:30

Cesare Pavese tra le tracce della Maturità 2026: vita, opere e tormenti del grande scrittore del Novecento

Tra i protagonisti della Maturità 2026 spicca Cesare Pavese, figura centrale e tormentata del Novecento letterario italiano. La traccia a lui dedicata si concentra sulla poesia Passerò per piazza di Spagna, tratta dalla raccolta postuma Verrà la morte e avrà i tuoi occhi (1951). Intellettuale, traduttore e autore de "La luna e i falò", visse tra successi letterari e un oscuro tormento che lo portò al suicidio nel 1950 a soli 42 anni.

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Cesare Pavese tra le tracce della Maturità 2026: vita, opere e tormenti del grande scrittore del Novecento
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Lo scrittore Cesare Pavese. Credit: Fondazione Pavese

Tra i grandi protagonisti della prima prova di Maturità 2026 c'è Cesare Pavese, uno dei più amati e tormentati scrittori italiani del Novecento. È lui l'autore della traccia dedicata all'analisi del testo, con la sua poesia Passerò per piazza di Spagna, contenuta nella raccolta Verrà la morte e avrà i tuoi occhi, pubblicata postuma nel 1951 da Einaudi.

Scrittore, poeta, traduttore e critico letterario, nato il 9 settembre 1908 a Santo Stefano Belbo in provincia di Cuneo e morto a Torino il 27 agosto 1950, Pavese fu animato da un fervente impegno civile e antifascista, segnato da amori tragici e da un'indomabile inquietudine interiore, ci ha lasciato capolavori come La luna e i falò e una delle più intense e drammatiche parabole umane della nostra letteratura, terminata con la scelta estrema di togliersi la vita nel 1950, a soli 42 anni.

Chi era Cesare Pavese: l’infanzia nelle Langhe e la scoperta della letteratura

Cesare Pavese nacque il 9 settembre 1908 a Santo Stefano Belbo, un piccolo paese immerso nelle Langhe piemontesi in provincia di Cuneo. Proveniente da una famiglia della piccola borghesia, la sua infanzia nel Piemonte rurale, un ecosistema permeato di povertà e sudore, fu segnata da un lutto precoce: rimase infatti orfano di padre a soli sei anni e venne cresciuto con grande severità dalla madre.

La famiglia si trasferì presto a Torino, dove Pavese frequentò il celebre Liceo classico "Massimo D'Azeglio". Proprio tra quei banchi fece un incontro che gli cambiò la vita: quello con Augusto Monti, professore profondamente antifascista che lo guidò nello studio, introducendolo alla letteratura e all'impegno civile.

Nel 1930, Pavese si laureò in Lettere con una tesi, "Interpretazione della poesia di Walt Whitman"  sull'allora controverso poeta statunitense: fu il primo segnale di un amore viscerale per la letteratura americana, che culminò qualche anno dopo. A partire dagli anni Trenta, strinse un sodalizio fondamentale con Giulio Einaudi e Leone Ginzburg. Divenne così una colonna portante della nascente casa editrice Einaudi, curando decine di collane e diventando un vero e proprio faro per la cultura dell'epoca.

L'America in Italia: Pavese traduttore e l'Officina Einaudi

Negli anni in cui l'Italia era soffocata dalla chiusura culturale e dall'ideologia autarchica del regime fascista, Pavese ebbe un merito storico: fece scoprire agli italiani l'America letteraria. Attraverso le sue traduzioni portò nel Paese ideali di libertà e un linguaggio crudo, autentico e carico di realtà. Lavorò su autori come Sinclair Lewis, Sherwood Anderson, John Dos Passos e John Steinbeck.

Memorabile resta la sua impresa, titanica, nel tradurre "Moby Dick" di Herman Melville, un'opera per la quale arrivò a chiedere consulenze oltreoceano pur di rendere alla perfezione il gergo nautico originale. Pavese aveva all’epoca 24 anni e non aveva mai visto l’oceano, né gli Stati Uniti, né aveva mai messo piede su una nave. Eppure si “imbarcò” nell’impresa, nonostante il complessissimo gergo nautico contenuto al suo interno, i termini scientifici e anatomici relativi ai capodogli e lo slang dei balenieri americani. Spedì oltreoceano moltissime lettere, interpellando accademici e contatti negli Stati Uniti per farsi spiegare l'esatto funzionamento degli attrezzi da pesca e la struttura dei velieri ottocenteschi. La traduzione fu pubblicata in Italia nel 1932 per l’editore Frassinelli, scuotendo il panorama culturale dell’epoca.

L'antifascismo per amore e il confino in Calabria

Pavese non si considerava un "combattente attivo", ma nel maggio del 1935 venne arrestato dalla polizia fascista per i suoi contatti con il gruppo clandestino "Giustizia e Libertà". In realtà, il motivo scatenante fu un gesto d'amore: si assunse la responsabilità di alcune lettere compromettenti trovate a casa sua, che appartenevano in realtà alla donna di cui era innamorato, la militante comunista Tina Pizzardo.

Condannato dal regime, trascorse sette mesi di confino a Brancaleone Calabro. Fu un'esperienza durissima ma cruciale. Proprio lì infatti cominciò a scrivere il suo diario, intimo e tormentato, Il mestiere di vivere (che lo accompagnerà fino alla fine), e raccolse le idee per il romanzo Il carcere. Il ritorno a Torino nel 1936 si rivelò meno felice del previsto: scoprì infatti che Tina Pizzardo era ormai prossima al matrimonio con un altro uomo.

“La luna e i falò”, il capolavoro del Neorealismo e le altre opere

L'intera produzione letteraria di Pavese è attraversata da una spaccatura costante: il contrasto tra la campagna, vista come luogo del mito, dell'infanzia e della natura, e la città, luogo dell'alienazione e della finzione, unito a un profondo senso di inadeguatezza sociale.

Nel 1936 pubblicò la raccolta poetica Lavorare stanca, che rivoluzionò la poesia italiana introducendo il concetto di "verso narrativo". Negli anni Quaranta divenne una delle voci più riconoscibili del Neorealismo, pubblicando opere come Paesi tuoi, La casa in collina e Tra donne sole. Negli ultimi anni si rifugiò nello studio dell'etnologia e della mitologia greca, dando alla luce un'opera a lui carissima, i Dialoghi con Leucò (1947).

Il suo percorso culminò nel 1950 con il celeberrimo La luna e i falò, il romanzo che narra il doloroso ritorno dell'orfano "Anguilla" dall'America verso le Langhe, solo per scoprire che la guerra civile ha distrutto il suo mondo, trasformando i falò contadini in strumenti di morte e tragedia. Qui Pavese ci parla dell'illusione di poter tornare a casa, dove casa non esiste più, perché ogni cosa viene divorata dal tempo.

Nel giugno 1950, Pavese raggiunse l'apice del successo vincendo il Premio Strega con il romanzo La bella estate. Eppure, i traguardi professionali non riuscirono a riempire il vuoto e la solitudine cronica che lo divoravano. Durante i suoi ultimi mesi di vita conobbe l'attrice americana Constance Dowling sviluppando per lei una passione travolgente non corrisposta. A lei dedicò le sue ultime struggenti poesie, poi raccolte nel volume postumo Verrà la morte e avrà i tuoi occhi, di cui fa parte anche la poesia Passerò per piazza di Spagna, uscita tra le tracce della prima prova della Maturità 2026.

Quando l'attrice tornò in America per seguire la sua carriera e un altro uomo, Pavese sprofondò in una depressione senza ritorno. Ne Il mestiere di vivere aveva lucidamente teorizzato che non ci si uccide specificamente per una donna, ma perché un amore fallito rivela «nella nostra nudità, miseria, inermità… destino, morte». Nella notte tra il 26 e il 27 agosto 1950, nella stanza 346 dell'Hotel Roma di Torino, Cesare Pavese pose fine alla propria vita ingerendo una massiccia dose di sonniferi. Sul comodino, proprio sulla prima pagina di una copia dei suoi Dialoghi con Leucò, lasciò il suo ultimo messaggio: «Perdono tutti e a tutti chiedo perdono. Va bene? Non fate troppi pettegolezzi.»

La traccia della poesia "Passerò per Piazza di Spagna" alla Maturità 2026

Per l'analisi del testo della prima prova della Maturità 2026 è stata scelta la sua poesia dedicata all'amore mai ricambiato per l'attrice statunitense Constance Dowling. Erano 25 anni che Pavese non usciva alla maturità: l'ultima volta fu nel 2001 con un testo in prosa tratto da La luna e i falò. 

Il MIM ha chiesto ai maturandi un'analisi e un'interpretazione del testo lirico, in cui presentare una sintesi della poesia, analizzare le scelte espressive dell'autore, tra lessico e tempi verbali, e l'atmosfera. Inoltre gli studenti dovranno fare un confronto con altri componimenti dello stesso autore o di autori diversi, elaborando una personale riflessione sul testo.

Di seguito, il testo della poesia, contenuta nel volume postumo Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.

Sarà un cielo chiaro.

S’apriranno le strade

sul colle di pini e di pietra.

Il tumulto delle strade

non muterà quell’aria ferma.

I fiori spruzzati

di colori alle fontane

occhieggeranno come donne

divertite. Le scale

le terrazze le rondini

canteranno nel sole.

S’aprirà quella strada,

le pietre canteranno,

il cuore batterà sussultando

come l’acqua nelle fontane –

sarà questa la voce

che salirà le tue scale.

Le finestre sapranno

l’odore della pietra e dell’aria

mattutina. S’aprirà una porta.

Il tumulto delle strade

sarà il tumulto del cuore

nella luce smarrita.

Sarai tu – ferma e chiara.

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