
Da oggi, 3 agosto 2026, la carta d'identità cartacea non può più essere usata per l'espatrio: chi vuole viaggiare fuori dai confini nazionali deve avere con sé la carta d'identità elettronica (CIE) oppure il passaporto. Dallo scorso 30 luglio, inoltre, il rinnovo della CIE per i cittadini over 70 sarà a vita: la loro carta d'identità elettronica non avrà più una scadenza.
Lo stop alla carta d'identità cartacea è la conseguenza del Regolamento UE 2019/1157, che ha imposto a tutti gli Stati membri di eliminare gradualmente i documenti d'identità non conformi agli standard di sicurezza europei.
Attenzione però: a causa delle difficoltà riscontrate nel processo di transizione – con gli uffici anagrafe oberati a causa del numero di richieste – il governo ha esteso la validità del documento cartaceo all'interno dei confini nazionali. Con il Decreto Legge n. 108 del 26 giugno 2026, infatti, la carta d'identità cartacea resta valida in Italia fino al 31 gennaio 2027, ma soltanto per una serie di finalità ben precise, come l'accesso a prestazioni sanitarie, previdenziali e assicurative e l'esercizio dei diritti fondamentali.
Perché da oggi 3 agosto 2026 la cartacea non basta più per i viaggi fuori dall'Italia
Il motivo dello stop è tecnico e riguarda la sicurezza. La carta cartacea è sprovvista della Machine Readable Zone (MRZ), la sezione con stringhe alfanumeriche che i sistemi automatici alle frontiere leggono in modo rapido e che risulta molto difficile da manipolare. È proprio questa caratteristica, richiesta dal Regolamento UE 2019/1157, che il vecchio documento non è in grado di garantire.
Per questo, da oggi, per varcare i confini dell'Italia serve la CIE (che integra un microchip contactless con i dati anagrafici e biometrici, come le impronte): in alternativa, anche il passaporto è accettato come documento identificativo, sia all'interno dell'UE e dell'area Schengen, che al di fuori.
Chi ha ancora la carta cartacea dovrebbe quindi fissare al più presto un appuntamento all'ufficio anagrafe del proprio Comune di residenza o domicilio (o al Consolato, per chi vive all'estero) per richiedere la CIE.
Il Decreto 108/2026 prevede comunque una via d'uscita velocizzata per le emergenze: fino al 31 dicembre 2027, nei casi di urgenza, il sindaco potrà rilasciare un documento d'identità provvisorio con validità massima di sei mesi (non rinnovabili), utilizzabile anche per l'espatrio. Va però ricordato che alcuni Stati esteri potrebbero non riconoscere questo documento provvisorio.
Nel frattempo, secondo i dati riportati dall'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato e dall'Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente (aggiornati al 28 luglio 2026), sarebbe ancora in circolazione circa 1 milione di carte d'identità cartacee.
Per cosa si potrà usare il formato cartaceo valido fino al 31 gennaio 2027
Se all'estero il documento cartaceo perde efficacia, dentro i confini nazionali continua a funzionare fino al 31 gennaio 2027, purché non sia già scaduto. Il Decreto 108/2026 chiarisce che, in attesa del rilascio della CIE, la vecchia carta può ancora essere usata come documento di identità e riconoscimento per:
- L'esercizio dei diritti fondamentali, come il diritto di voto;
- L'accesso alle prestazioni sanitarie, previdenziali e assicurative;
- I rapporti con la pubblica amministrazione e con i soggetti che erogano pubblici servizi;
- La consegna di posta e atti giudiziari;
- Il ritiro o il deposito di denaro presso banche e istituti di credito che offrono servizi finanziari o postali.
C'è poi un secondo binario, legato ai rapporti contrattuali pubblici e privati. Se avete usato la carta cartacea per identificarvi in un contratto stipulato entro il 3 agosto 2026 (per esempio l'apertura di un conto in banca), quel documento resta valido ai fini di quel rapporto fino alla data di scadenza indicata sul retro. Il Decreto, in ogni caso, non concede una proroga generalizzata: autorizza l'uso della carta cartacea solo per questi scopi precisi e per un periodo circoscritto, così da garantire la continuità dei servizi essenziali sul territorio. Il percorso di sostituzione verso la CIE resta confermato: sono semplicemente stati allungati i tempi della transizione.