
Gabriele Ubaldo Petrucci, un bambino di 7 anni, è morto sabato pomeriggio risucchiato dal sistema di aspirazione di una piscina in un impianto termale a Suio Terme, in provincia di Latina, dove si trovava per festeggiare il suo compleanno. Stando a quanto dichiarato dal legale della famiglia, il bocchettone di aspirazione era sprovvisto della griglia di protezione al momento della tragedia. Si tratta purtroppo del secondo incidente mortale di questo tipo avvenuto in Italia nel corso di questo mese: il giorno di Pasqua, infatti, il 12enne Matteo Brandimarti è morto allo stesso modo nella vasca idromassaggio di un hotel in provincia di Rimini. Possiamo trovare altri precedenti negli anni scorsi in Italia, per esempio nel 2023 a Palombara Sabina, in provincia di Roma, dove è morto un bambino di 8 anni, e nel 2018 in un hotel a Sperlonga (Latina) dove è morta una ragazza di 13 anni.
La domanda è quindi: può una piscina riuscire ad aspirare una persona al punto da farla morire annegata? La risposta è: sì, le pompe di aspirazione riescono a creare una sorta di “effetto ventosa” che può provocare un intrappolamento da aspirazione soprattutto con qualcuno di non troppo pesante, come appunto bambini o ragazzi. Esistono però delle normative per la sicurezza dei bagnanti che, se applicate, riducono al minimo il rischio.
Disclaimer: Le indagini sulla morte del piccolo Gabriele sono ancora in corso e bisognerà aspettare il loro esito per accertare eventuali responsabilità. In questo articolo non ci occuperemo della dinamica della tragedia ma degli aspetti tecnici e scientifici legati all'aspirazione dell'acqua in una piscina.
Perché possono essere rischiose: la fisica dell'aspirazione
Ogni piscina deve essere dotata di un sistema di filtrazione dell'acqua per evitare il ristagno. Nell'acqua stagnante, infatti, possono proliferare microorganismi o alghe potenzialmente pericolosi per la salute. Si tratta quindi di un sistema di sicurezza per i bagnanti, in aggiunta all'uso del cloro come antimicrobico. Senza un sistema di filtrazione, bisognerebbe sostituire spesso tutta l'acqua di una piscina con conseguenti sprechi e costi insostenibili.
I sistemi di filtrazione aspirano quindi l'acqua della piscina, la filtrano per eliminare ciò che può essere nocivo per la salute e la reimmettono nella vasca. Ed è qui che entrano in gioco i bocchettoni di aspirazione. Affinché il sistema funzioni, le pompe devono generare una differenza di pressione in modo che la pressione dell'acqua e la gravità “spingano” l'acqua della piscina verso il bocchettone. Per mantenere standard accettabili di pulizia dell'acqua, l'aspirazione deve essere sufficientemente rapida e di conseguenza la depressione che si viene a creare può essere molto elevata.
La pressione, dal punto di vista fisico, è il rapporto tra una forza e la superficie su cui si agisce quella forza. Quindi, moltiplicando la differenza di pressione creata dalla pompa per l'area del bocchettone di aspirazione, si ottiene la forza che “risucchia” un corpo nelle immediate prossimità della bocchetta. I valori possono variare a seconda delle dimensioni della piscina e del numero di bocchettoni, ma stiamo parlando di numeri piuttosto grandi. Tradotto in termini semplici, per un sistema di aspirazione singolo parliamo di forze paragonabili a venire schiacciati da un corpo di 150-250 kg. Sono forze più che sufficienti per intrappolare una persona e in particolar modo un bambino che dovesse trovarsi troppo vicino alla griglia di aspirazione.
Quando un corpo rimane appoggiato al bocchettone, il dispositivo di aspirazione continua a generare una depressione ma l'acqua non passa più, perché la griglia è ostruita dal corpo. A questo punto si crea una situazione simile al vuoto che rende impossibile liberarsi senza spegnere l'impianto. È un po' quello che succede – ma su scala più grande – quando per sbaglio con una mano copriamo la bocca dell'aspirapolvere: improvvisamente la mano rimane attaccata e sentiamo un “effetto ventosa” molto forte, proprio perché la nostra mano impedisce il passaggio dell'aria.
Gli incidenti legati ai sistemi di aspirazione delle piscine possono riguardare l'intrappolamento del corpo (le più frequenti), degli arti, dei capelli o l'intrappolamento meccanico (cioè di dita o oggetti indossati dai bagnanti, come costumi o gioielli). Nei casi peggiori possono verificarsi anche danni agli organi interni o addirittura l'eviscerazione.
Come si evita il rischio: le normative europee UNI EN 13451
Chiariamo subito una cosa: questo non significa che le piscine siano pericolose. Il rischio è perfettamente evitabile se produttori e installatori rispettano tutte le normative di sicurezza, se la manutenzione viene eseguita correttamente e nei tempi stabiliti e se i bagnanti prestano la giusta attenzione.
In Europa, la sicurezza delle piscine pubbliche è stabilita da due direttive, UNI EN 13451-1 e UNI EN 13451-3, in cui vengono stabilite le misure da adottare per evitare rischi di intrappolamento e anche di altro tipo. In Italia, per ogni piscina a uso pubblico si deve produrre la certificazione di conformità al D.M. 37/08 che recepisce le direttive europee. Alcune Regioni richiamano inoltre le normative europee attraverso apposite delibere regionali.
Le norme UE prevedono, tra le altre cose, che:
- il produttore esegua test di intrappolamento di capelli, test di ostruzione e test di carico su ogni griglia (è consigliato, ma non obbligatorio, un ulteriore test eseguito dall'installatore);
- i fori della griglia devono avere dimensioni massime di 8 mm per evitare l'intrappolamento delle dita;
- la velocità del flusso d'acqua sulla griglia deve essere limitata a non più di 0,5 m/s (1,8 km/h);
- la velocità dell'acqua nelle tubazioni deve essere limitata a non più di 1,7 m/s.

Le normative limitano anche la possibilità di utilizzo di un solo dispositivo di aspirazione. Questo perché un solo dispositivo dovrà necessariamente produrre una forza di risucchio maggiore. In caso di due dispositivi, la distanza minima tra loro deve essere di 200 cm per distribuire le zone di aspirazione. I produttori prevedono anche griglie ad aspirazione periferica per distribuire su un'area maggiore la differenza di pressione e ridurre quindi la forza netta di risucchio vicino alla griglia.

Nel caso di Suio Terme la griglia di protezione era del tutto assente, circostanza che verosimilmente può essere stata una concausa (o anche la causa principale) della morte di Gabriele Petrucci.