22 Luglio 2023
7:30

Come funziona il nostro sistema sanitario nazionale e che compiti hanno le Regioni?

In Italia la salute è un diritto fondamentale sancito dall’articolo 32 della Costituzione e il Sistema Sanitario Nazionale (SSN) è il sistema con il quale si tutela questo diritto. Ma come funziona?

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Come funziona il nostro sistema sanitario nazionale e che compiti hanno le Regioni?
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I sistemi sanitari nazionali nascono per tutelare la salute e il benessere psico-fisico dei cittadini. In Italia il diritto alla salute è universale e collettivo, ed è sancito dall'articolo 32 della Costituzione. Assicurarsi che ciascuno possa essere curato e possa accedere ai servizi sanitari di cui necessita è un compito ripartito tra Stato e Regioni. In questo articolo approfondiamo il funzionamento del nostro Sistema Sanitario Nazionale (SSN).

La nascita del Sistema Sanitario Nazionale

Il Sistema Sanitario Nazionale (SSN) nasce con la legge 833 del 1978, trovando il proprio fondamento nella Costituzione Italiana che, all’articolo 32, recita:

“la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”.

Si tratta di una affermazione molto significativa per comprendere il modo in cui lo Stato si pone di fronte al “bene-salute”. In sostanza, il SSN è un sistema complesso di strutture e servizi con lo scopo di garantire a tutti i cittadini l’accesso universale all’erogazione equa delle prestazioni sanitarie.

I principi del SSN

I principi alla base del nostro sistema sanitario sono:

  • Universalità: la salute è intesa non soltanto come bene individuale ma anche come bene collettivo e risorsa della comunità. Per questo motivo il SSN è diffuso e radicato in tutti i territori
  • Uguaglianza: tutti i cittadini accedono al SSN indipendentemente da fattori come età, genere, status, reddito, titolo di studio
  • Equità: a tutti i cittadini deve essere garantita parità di accesso in rapporto a uguali bisogni di salute
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Com’è organizzato il sistema sanitario nazionale

Dal 1978 ad oggi, la riforma più importante che ha riguardato il SSN è stata quella del 2001 all’articolo V della Costituzione, che ha sancito una ripartizione delle responsabilità e delle competenze su tre diversi attori: lo Stato centrale, le Regioni e altri Enti di varia natura. Vediamo i compiti di ciascuno, in materia di sanità.

Lo Stato centrale assicura a tutti i cittadini il diritto alla salute promulgando le leggi e determinando i livelli essenziali di assistenza (i cosiddetti LEA) che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale. I LEA sono una sorta di elenco delle prestazioni e dei servizi che il SSN deve assicurare a tutti i cittadini. Vengono aggiornati periodicamente grazie al lavoro e alle diverse professionalità che operano nel settore.

Le regioni possono legiferare in materia di salute rispettando i principi fondamentali posti dalla legislazione in vigore. In questo senso, le Regioni sono libere di ampliare le tutele sanitarie nel proprio territorio, ma non di poterle restringere rispetto a quelle previste dallo Stato. In particolare, è competenza delle Regioni regolamentare e organizzare i servizi sanitari, monitorare e valutare la gestione e la qualità delle prestazioni sanitarie erogate sul proprio territorio, verificando che queste rispettino i principi generali fissati dallo Stato centrale.

Ciascuna Regione, in questo modo, organizza i propri servizi sanitari secondo le proprie regole e modelli. Ad essere precisi, in Italia esistono quindi 20 diversi sistemi sanitari, tanti quanti sono le Regioni (per esempio, in alcune Regioni vediamo una forte presenza di strutture private accreditate, in altre c'è particolare enfasi sui poli di ricerca e in altre ancora sulla medicina territoriale).

Gli altri enti sono organi di varia natura che concorrono a realizzare gli obiettivi di salute nel paese (Ministero della Salute, Istituto Superiore di Sanità, Aziende sanitarie locali o ASL).

Come è finanziato il SSN?

Il nostro sistema sanitario è pubblico, pertanto è finanziato attraverso la fiscalità generale delle Regioni (per esempio da due tasse come l’Irpef e l’Irap). Poiché non sempre le Regioni riescono a raccogliere sufficienti risorse da destinare al finanziamento del proprio sistema sanitario, la differenza viene assicurata da un fondo di garanzia statale.

Una piccola quota deriva anche dal pagamento dei ticket che paghiamo per una visita o per l’acquisto di un farmaco. L’importo non corrisponde mai al reale valore della prestazione: per esempio, una visita ortopedica privata può costare anche 500 €, mentre la tariffa massima a cui può arrivare un ticket è di 36 €.

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A coloro che hanno diritto alle prestazioni fornite dal SSN, viene rilasciata la Tessera Sanitaria: un documento con il codice fiscale necessario da presentare quando andiamo dal medico, in farmacia, o prenotiamo un esame o una visita specialistica.

Il sistema sanitario non è sempre in grado da solo di assicurare la mole di prestazioni sanitarie richieste dai cittadini e, quindi, prevede, oltre alle strutture pubbliche, strutture private definite “accreditate”. Semplificando, queste sono aziende che, avendo dimostrato di possedere determinate caratteristiche e requisiti minimi, possono operare per conto dello Stato ed eseguire prestazioni sanitarie (venendo quindi “finanziate” dalle Regioni per il servizio che svolgono).

Criticità del SSN

Se, da un lato, la cosiddetta “regionalizzazione” permette di poter studiare i bisogni specifici di ciascun territorio e realtà locale, di specializzare e tarare gli interventi e i servizi sui reali bisogni di una Regione (le Regioni infatti sono tutte diverse e presentano anche bisogni sanitari differenti), dall’altro ha comportato alcune criticità tutt’ora dibattute. Ne evidenziamo in particolare due:

  • la diminuzione di investimento pubblico (quota di PIL investito in sanità) ha comportato un aumento della spesa "privata" a carico dei cittadini. Di conseguenza, le fasce di popolazione più vulnerabili hanno iniziato a rinunciare alle prestazioni sanitarie, per problemi economici, per le lunghe liste di attesa o la difficoltà nel raggiungere i luoghi in cui farsi curare o visitare. Nel 2020 la spesa pubblica sanitaria italiana è stata pari al 7,9% del PIL (media EU 8%). Si consideri che il 6,5% è la soglia limite indicata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per garantire un sistema efficiente.
Andamento della spesa pubblica in sanitò, in Italia e in Europa
Andamento della spesa pubblica in sanità, in Italia e in Europa (Francia, Germania, Spagna). L’aumento recente è dipeso dalla pandemia di Covid–19.
  • Differenze territoriali: all’interno del SSN ci sono evidenti differenze sul piano territoriale, in termini di gestione efficiente delle risorse e di disponibilità di strutture e professionisti sul territorio.
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