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8 Gennaio 2026
17:30

Come funzionano le candele a fontana, perché fanno scintille e le normative in vigore

Le fontane pirotecniche sono il risultato di una combustione lenta e controllata e producono luce e scintille grazie alla combustione lenta dei metalli incandescenti al loro interno. Sono considerati articoli pirotecnici a basso rischio e sono legali ma vanno usate rispettando le norme di sicurezza e le indicazioni di utilizzo.

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Come funzionano le candele a fontana, perché fanno scintille e le normative in vigore
candele pirotecniche

La tragedia avvenuta di recente a Crans-Montana, in Svizzera, durante un evento pubblico, ha messo sotto i riflettori le fontane pirotecniche, chiamate anche candele pirotecniche o fontane luminose. Sono colonne di scintille, che durano qualche secondo, non fanno rumore, non esplodono e non spaventano. Per questo le consideriamo innocue, poco più che decorazioni luminose usate sulle torte di compleanno o nelle bottiglie in discoteca. Anche se sembrano lontane dall’idea classica di fuoco d’artificio, funzionano grazie a una reazione di combustione controllata. La quantità di miscela pirotecnica e il perfetto dosaggio dei componenti permette una combustione lenta che viene direzionata verso l'alto grazie alla struttura del contenitore. Le normative italiane ed europee li classificano a tutti gli effetti come articoli pirotecnici, ma quelli per uso indoor vengono spesso classificati nella classe di rischio più bassa. Questo non deve però far abbassare la guardia, perché se usati in maniera errata o sconsiderata, i rischi di danni a cose e persone sono dietro l'angolo.

Come funzionano le candele pirotecniche

Una fontana pirotecnica è un dispositivo che produce una combustione lenta e direzionata. A differenza di un petardo o di un fuoco d’artificio che esplode, qui non avviene una detonazione, ma una reazione che brucia progressivamente dall’interno verso l’esterno.

All’interno della fontana si trova una miscela pirotecnica, cioè un insieme di sostanze solide accuratamente dosate. In genere questa miscela contiene:

  1. un combustibile, spesso un metallo finemente polverizzato (come ferro, alluminio o leghe metalliche);
  2. un ossidante, una sostanza che fornisce l’ossigeno necessario alla reazione;
  3. eventuali additivi che regolano la velocità di combustione.

Quando la fontana viene accesa con un accendino o un fiammifero, il calore iniziale avvia la reazione chimica. La miscela non esplode perché è formulata per bruciare lentamente (bassa velocità di combustione), producendo calore, luce e gas in modo continuo. La struttura del contenitore costringe la reazione a svilupparsi verso l’alto, creando il caratteristico “getto” di scintille.

Il meccanismo delle scintille

Le scintille non sono fiamme nel senso comune del termine. Sono minuscole particelle solide incandescenti. Durante la combustione, piccoli frammenti di metallo vengono riscaldati fino a temperature molto elevate. A quel punto iniziano a brillare, proprio come fa un ferro arroventato.

La luce emessa dipende dalla temperatura della particella, un fenomeno noto come radiazione di corpo nero: più la particella è calda, più la luce tende al bianco; a temperature più basse appare giallo-arancione. Questo spiega perché molte fontane producano scintille dorate. Alcune scintille non sono lisce e continue, ma sembrano “scoppiettare” o ramificarsi.

Questo avviene quando all’interno della particella si formano gas che aumentano la pressione interna, fino a farla frammentare in più parti. È un processo ben documentato negli studi sulle leghe metalliche pirotecniche, dove la struttura interna del metallo e la presenza di elementi diversi favoriscono micro-fratture e ramificazioni luminose.

Perché le candele pirotecniche sono legali, e dove

Dal punto di vista normativo, le candele sono considerate a tutti gli effetti articoli pirotecnici, come previsto dal Decreto Legislativo 29 luglio 2015, n. 123, che recepisce la Direttiva 2013/29/UE.  Possono essere commercializzate solo se rispettano precisi requisiti di sicurezza e presentano la marcatura CE. Devono inoltre riportare la categoria di appartenenza, le istruzioni d’uso e le distanze di sicurezza, che costituiscono parte integrante delle condizioni di utilizzo consentite.

La normativa classifica infatti i fuochi d’artificio in diverse categorie (F1, F2, F3 e F4) sulla base del rischio potenziale, della rumorosità e del contesto di utilizzo previsto. Le candele e le fontane pirotecniche non hanno una classificazione univoca, perché possono avere dimensioni e quantità di miscela diverse, dalle candeline per le torte a quelle più spettacolari per uso esterno.

candele pirotecniche compleanno
Le candele pirotecniche possono anche essere di piccole dimensioni, come quelle utilizzate sulle torte di compleanno.

Quelle che vengono autorizzate per uso interno, sono considerate a rischio estremamente basso, proprio perché hanno un comportamento fisico e chimico prevedibile e una bassa quantità di miscela presente. Rientrano nella categoria F1, che comprende appunto gli articoli progettati per una combustione controllata e per l’uso in contesti relativamente ristretti.

La sicurezza, però, non è “intrinseca”: dipende dal rispetto rigoroso delle istruzioni, dalle distanze di sicurezza e dal contesto d’uso.

Quando e in quali casi sono pericolose

Una fontana pirotecnica diventa pericolosa quando viene meno il controllo per cui è stata progettata. Questo può accadere in diversi casi:

  1. un malfunzionamento del contenitore: se la struttura si rompe o si inclina, la combustione può diventare laterale anziché verticale. In quel momento, le scintille — che restano particelle incandescenti — possono colpire persone o materiali infiammabili;
  2. distanza insufficiente. Le scintille mantengono temperature elevate per alcuni istanti, e a distanza ravvicinata possono causare ustioni o innescare incendi, come sottolineato nei manuali di sicurezza per effetti pirotecnici;
  3. uso improprio: superfici instabili, ambienti chiusi non adeguati, presenza di materiali facilmente infiammabili o persone non protette. In questi casi, anche un dispositivo progettato per essere “a basso rischio” può diventare pericoloso.
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